Stabilimento Tipografico Tirelli, Acqui, 1920, 1-85
 


Con una speciale disposizione, che mi sembra molto pratica pel riconoscimento delle specie, per la enumerazione delle notizie generali e particolari e per la facilità di trovar subito quanto si desidera di conoscere, pubblico un Saggio di Ornitologia italiana riguardante, per ora, un solo Ordine, i Rapaci, nella fiducia di fare un'opera utile per gli appassionati di tali studi.
Per la conoscenza poi dell'ornitologia di una importantissima regione, qual  è l’
Abruzzo ed il Molise di cui non si hanno finora notizie precise e di cui io m'interesso particolarmente dal lato faunistico, ho posto un capoverso a margine con le notizie speciali in quei capitoli riguardanti le specie che in tale regione si rinvengono stazionarie, di passo e di comparsa irregolare od accidentale.
Per l'accertamento delle specie italiane e per la nomenclatura mi sono attenuto al
Secondo resoconto dei risultati della inchiesta ornitologica in Italia riveduta al 31 Dicembre 1912 e compilata dall'Arrigoni degli Oddi, Direttore dell' Ufficio ornitologico.

 Campobasso, Maggio 192O

                                                                                                      Dott. G. ALTOBELLO
 




BIBLIOGRAFIA

Arrigoni degli Oddi, Atlante Ornitologico - Uccelli Europei, Milano, 1902.

Arrigoni degli Oddi, Manuale di Ornitologia italiana, Milano, 1904.

Arrigoni degli Oddi, Secondo resoconto dei risultati dell'inchiesta ornitologica in Italia. Elenco degli uccelli italiani, Roma, 1913.

Altobello G., I Rapaci notturni dell'Abruzzo e del Molise, "Avicula", anno X, num. 103-104, Siena, 1906.

Altobello G.I Rapaci diurni dell'Abruzzo e del Molise,   "Avicula", Anno XIV, num. 154, Siena, 1910.

Brehm, Vita degli animali - Uccelli, Torino, 1896.

De Leone, Materiali per un'Avifauna d'Abruzzo, Loreto Aprutino, 1908.

Fatio, Faune des Vertèbrès de la Suisse, Gèneve et Bale, 1899.

Giglioli, Primo Resoconto dell'inchiesta ornitologica in Italia, Firenze, 1889-91.

Lessona, Storia Naturale - Gli Uccelli, Milano, 1890.

Salvadori, Fauna d'Italia - Uccelli, Milano, 1872.

Savi, Ornitologia italiana, Firenze, 1873-74. 
 


  

AVVERTENZA 

Per la descrizione delle singole specie ho creduto bene riportare per brevità i soli caratteri differenziali più spiccati tralasciando il resto dell'abito e mettendo così in evidenza solo quello che può riuscire utile al dilettante nelle sue ricerche.

  


 

 ORDINE DEI RAPACI
(Rapaces)
 

Becco adunco, munito di cera in cui si aprono le narici. 4 dita flessibili. 3 avanti ed una indietro articolati molto in basso e sul piano del dito interno. Unghie robuste per lo più mobili e retrattili.  
 

Rapaci diurni

Occhi situati sui lati della testa. Dita nude. Abito rigido, serrato.

 

 Famiglia degli AVVOLTOI
(Vulturidae)

 

Testa e collo senza penne. Occhi a fior di testa. Becco grosso. Cera nuda. Tarsi reticolati nudi. Unghie poco acute.
La famiglia degli Avvoltoi è poco rappresentata in Italia e comprende uccelli grossi, tozzi, pesanti, riconoscibili dall'avere il collo e la testa completamente o parzialmente sprovvisti di penne e ricoperti dove più e dove meno da uno speciale piumino. Sono uccelli di rapina sprovvisti di armi adatte per l'attacco e per sbranare od involare la preda avendo unghie corte, ottuse, incapaci di tener fermo, avvinghiato un animale. Non sono dannosi e riescono per lo più utili, poiché si cibano di animali morti, putrefatti, depurando l'aria dal lezzo delle carogne e spazzando il terreno dalle peggiori brutture.
In alcune regioni dell'Asia gli stessi cadaveri umani sono lasciati in preda degli Avvoltoi è là, come in Africa ed in alcune contrade dell'Europa meridionale, questi uccelli vivono nell' abitato e sono essi che nettano paesi e villaggi, che spazzano strade mangiando residui, immondizie, escrementi e che provvedono in tal modo con alacrità ed avvedutezza senza pari, alle più urgenti necessità della nettezza pubblica a sollievo di quelle popolazioni che trovano incensurabile, comoda ed utile l'opera gratuitamente prestata da questi animali.
Il sommo storico e naturalista Michelet dice che l'Avvoltoio giova direttamente alla vita perché rimette al servizio di questa e nella grande corrente della circolazione vitale le cose disorganizzate, le quali ne associerebbero rapidamente altre alla propria disorganizzazione.
Hanno olfatto ottimo e vista acutissima e da grandi distanze da altezze vertiginose gli Avvoltoi piombano a terra per divorare le loro prede. Sono socievoli e spesso mangiano in parecchi allo stesso desco e senza mai leticare od azzuffarsi.
I loro piccoli, a differenza di quelli degli altri rapaci, non si addestrano a strappare, a dilaniare le carni ancora calde o ad eccitarsi alla vista ed all'odore della vittima palpitante perché vengono nutriti con tutto quello che i genitori rigettano dalla loro ricolma e capace ingluvie: abituati in tal maniera, con uno stomaco insensibile ad ogni sorta di sozzure, eccoli alle prime prove in aperta campagna affondare avidi non solo il becco, ma tutta intera la testa e se occorre anche il collo nelle putrefatte viscere delle più nauseabonde carogne.   

AVVOLTOIO
(Vultur Monachus Linn)


Maschio e femmina adulti

Lunghezza totale m. 1,10-1,25.
Becco grosso, appiattito sui lati, ricurvo alla estremità. Ali ottuse. Coda arrotondita. Tarsi piumati nella metà superiore, reticolati nell'inferiore. Metà posteriore del becco, cera e piedi fluastri. Testa e collo ricoverti in parte da un fitto piumino nero-brunastro rivoltato verso la parte alta dell'occipite; parti nude di questo regioni di colorito livido. Parte bassa del collo e gozzo di un bruno carico o nerastro. Un collare di piume al disopra della nuca dirette all'infuori ed all'insù. Piume interamente color bruno-nero-opaco.

Giovani
Con piumino color grigio. Abito bruno-fulviccio.

Pulcini
Coperti di un piumino cenerognolo chiaro. Cera e piedi gialli. Becco bruno.

Nido
Febbraio. Alberi, roccie. Rozzo ammasso di stecchi.

Uova
1-2 rotondeggianti, rugosi. Color bianco, opaco o fulvo-pallido con macchie bruno-rossicce. Lunghezza mm. 86-94.

Nutrizione
Carogne, serpi, lucertole.

Area di diffusione
Europa meridionale, Africa settentrionale ed orientale, raro nell' occidentale. Asia minore e centrale.

In Italia
Sedentario, generalmente raro, rarissimo ove mancano estese boscaglie: più abbondante nelle alpi del Piemonte, a Vallombrosa e nel Casentino e soprattutto in Sardegna; è anche specie di doppio passo; nidifica.

Utile.
È uccello tranquillo, tardo e lento quando è a terra ma agile e rapido invece nel volo ed anche elegante quando si libra nell'aria e si muove roteando.
Come tutti gli Avvoltoi si ciba anch'esso di animali morti, ma più intraprendente e meno apata degli altri, va anche in cerca di animali vivi e preferisco andare a caccia di serpi e di lucertole.
Delle carogne pare che prenda sol quello che c'è di meglio muscoli ed ossa, lasciando stare le parti peggiori e più disfatte come le viscere.
È animale diffidente che si lascia difficilmente avvicinare e solo per amore del suo nido o dei suoi piccoli perde alle volte la vita con un colpo di fucile tiratogli da qualche cacciatore alla posta.
A differenza delle altre due specie di Avvoltoi che abbiamo in Italia, è il solo che nidifica quasi sempre sugli alberi a 4 o 5 metri da terra, componendo un nido grossolano ma ampio, spesso e bene adatto per riparare e nascondere covate e pulcini. Il maschio partecipa all'incubazione e da solo continua le cure della prole se la femmina viene a mancare. 

GRIFONE
(Gyps fulvus GM) 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale da m. 1-1,30.
Becco grosso, gonfiato sul lati, compresso verso  la punta. Estremità delle penne arrotondate. Tarsi piumati nel terzo superiore, reticolati nel resto. Testa e collo coperti da un corto piumino lanoso biancastro: la base del collo circondata  lateralmente e di dietro da un collare di piume, leggere, folte, a barbe separate, bianche lavate di giallognolo. Abito color Isabella. Remiganti e timoniere nerastre.

Giovani
Piume del collare più lunghe, appuntite bruno-fulve. Estremità delle penne acuminata. Colorito più scuro. Remiganti e timoniere grigio-brunastre.

Pulcini
Coperti di piumino bianco-cenerognolo: becco giallognolo.

Nido
Febbraio e Marzo: Rocce inaccessibili. Rozzamente fatto di stecchi e rami verdi.

Uova
1 o 2 ovali allungate - color bianco sporco, qualche volta macchiate di brunastro verso il polo ottuso. Lunghezza mm. 92-97.

Nutrizione
Carogne.

Area di diffusione
Europa meridionale, Africa settentrionale, parte dell'Asia.

In Italia
Scarso sulle Alpi del Friuli e sulle Marittime, comune in Sardegna: poco abbondante in Sicilia, manca in Corsica. Accidentale altrove, ma venne catturato saltuariamente in quasi tutte, le province italiane.

Utile.
Straordinariamente avido, il Grifone pare che non trovi mai sazietà, s'ingozza fino a non poterne più, sino a non potersi più muovere e paiono fatti anche per esso i versi della Dantesca Lupa:

che mai non empie la bramosa voglia
e dopo il pasto ha più fame che pria.

 È di indole pacifica, non attacca mai brighe coi suoi compagni anche se commensali e non litiga mai nemmeno per disputarsi un boccone a cui non può aggiungersi la qualifica di ghiotto, dato il riconosciuto pessimo gusto di tale animale.
Solo di rado attacca qualche animale vivo. Pur essendo diffidente, quando è spinto dalla fame, sua cattiva consigliera, cade in qualche tranello tesogli ed i pastori sono soliti attirarne qualcuno in qualche buca appositamente scavata dove mettono qualche carogna per aggredirlo poi facilmente, a colpi di bastone, quando, impesantito, diventa pigro dopo il pasto copioso.
Ma solo pel gusto di ammazzarli si cacciano questi uccelli poiché non danno alcun utile e le sole   sue penne delle ali vengono alle volte usate per ornamento.
Anticamente la pelle del gozzo, coperta di tutto il suo piumino, si portava sul petto per riguardarsi dai raffreddori ed il suo grasso era usato nella cura di diverse malattie nervose. Esclusivamente per questo si cacciavano una volta i Grifoni in Sardegna ed il Cetti, l'illustratore degli animali di detta regione, dice che ai suoi tempi si cacciavano oltre che per fare «petti della loro pelle in soccorso degli stomacuzzi mal digerenti» anche per mangiare la loro carne che i cacciatori trovavano buona «ben coperta di sugna». È proprio il caso di non parlarne più di stomaco d'avvoltoio o di struzzo, ma solamente di stomaco di cacciatori!
Secondo la mitologia, Prometeo che contro il volere di Giove aveva creato il primo uomo impastandolo di argilla e lo aveva animato con una scintilla rubata al fuoco celeste, fu condannato a giacere su di una roccia ed a subire l'eterno martirio, eseguito da un affamato avvoltoio, di sentirsi beccare continuamente il suo fegato rigenerantesi.
Il mito, illustrato dal grande tragico greco, Eschilo, è stato anche rappresentato dai nostri sommi artisti Michelangelo, Tiziano, Salvator Rosa i cui diversi Prometei si trovan tutti nel Museo Nazionale di Madrid.

 
CAPOVACCAIO

(Neophron percnoptèrus Linn)

 
Maschio e femmina adulti

Lunghezza totale m. 0,70-0,80.
Becco relativamente sottile, giallo alla base, l'estremità nera. Coda lunga conica. Faccia e gola nude e gialle. Parte posteriore della testa e collo ornati di piume lunghe sfilate. Abito bianco giallognolo. Remiganti primarie nere. Tarsi piumati fin sopra l'articolazione. Piedi carnicini. Unghie nere.

Giovani
Parte nuda della testa e del collo carnicino livido sparso di lanugine grigiastra. Abito bruno grigio che diventa man mano di un colorito fulvo-lionato per arrivare al biancastro degli adulti. Piedi grigio-nerini.

Pulcini
Coperti di piumino bianco rossastro, più lungo sulla testa. Cera e piede giallo verdastro.

Nido
Metà aprile: rocce inaccessibili. Rozzo, di pochi ramoscelli foderato di crini e di lana.

Uova
1-2 di forma allungata, color bianco giallastro macchiato di rosso brunastro.

Nutrizione
Carogne, topi, serpi, lucertole e grilli; escrementi.

Area di diffusione
Europa meridionale, tutta l'Africa, parte dell'Asia.

In Italia
Stazionario e nidificante, ma anche di doppio passo ed estivo sulle Alpi marittime, nella Maremma toscana (Piombino e Monte Argentario, all'isola del Giglio, nella Campagna Romana, nelle Province meridionali, sopratutto sul lato orientale ed in Sicilia, ovunque poco abbondante. Accidentale e molto raro nella Valle Padana (Vicentino; coll. Arrigoni d. Oddi).  

Utile.
Ha i costumi dei suoi affini, è più socievole degli altri e si ciba di un po' di tutto dagli animali morti a quelli vivi, dagli escrementi al terriccio intriso di sangue delle carogne o delle sue prede. Da noi vive stazionario in limitate zone, abita specialmente le rupi, dove nidifica nei luoghi più inaccessibili, e di là si diparte per fare lunghi voli sia nell'interno della terra, sia lungo i fiumi o la spiaggia del mare dove facilmente trova qualche pesce morto per sfamarsi. Nella maggior parte invece dei paesi di sua (Europa meridionale, Africa, Asia) vive nell'abitato ed è esso che con un servizio assiduo attende a tutte quelle norme di pulizia urbana trascurata dai nostri simili.

 
Famiglia dei GIPETI 

Occhi a fior di testa. Testa e collo piumati. Cera coperta di peli volti in avanti. Tarsi in maggior parte piumati. Unghie deboli, acute.
I Gipeti che fanno da legame tra la famiglia degli Avoltoi e quella dei Falconidi, sono uccelli anch'essi grossi, robusti, forti, come i precedenti, ma più agili, meno tozzi e di forme più allungate. Sono armati di un becco poderosissimo ricurvo a falcetto, capace di arrecare la morte con un solo suo colpo ma privi dell'altra arma anche essa necessaria, l'artiglio. Le loro gambe sono corte, le dita piuttosto deboli e le unghie ottuse. Da noi vive una sola specie.
 

AVVOLTOIO DEGLI AGNELLI
(Gypaëtus barbates Linn)

 
Maschio e femmina adulti

Lunghezza totale m. 1-1,30.
Becco allungato, nerastro. Un ciuffo di peli neri, setolosi, voltati in avanti, e lungo circa quanto il becco: peli neri ricoprono la cera. Testa biancastra. Una striscia nerastra dal becco passa  sull'occhio e arriva all'occipite. Abito superiormente grigio-bruno con una striscia giallognola su ogni penna; inferiormente fulviccia. Tarsi piumati fino alle dita bluastre.

Giovani
Abito bruno, testa e collo nerastri.

Pulcini
Coperti di piumino biancastro.

Nido
Gennaio-febbraio:  rocce inaccessibili. Ammasso di rami e di radici foderato di piume, di erbe, di pezzi di pelle diverse.

Uova
1-2 con guscio rugoso, colorito giallognolo-rugginoso con e senza macchie scure: mm. 80 circa.

Nutrizione
Preda viva. Animali morti.

Area di diffusione
Le montagne più alte delle regioni mediterranee, raro sulle Alpi e nel Tirolo, vive nei Pirenei, nella Penisola Balcanica, nel Caucaso e nell’Asia.

In Italia
Stazionario e nidificante.
Viveva un tempo qua e là sulla catena delle Alpi, ora è ovunque estinto, tranne che sui monti tra il Colle di Tenda e Valdieri ove sembra trovarsi ancora e dove negli ultimi quarant’anni ne vennero catturati una dozzina d’individui. Sedentario mascarso in Sicilia (Madonie e Nebrodi), in Sardegna è discretamente comune, sedentario ma in diminuzione; scarso in Corsica, accidentale in Calabria (fide Moschella).

In Abruzzo e Molise
Attualmente non vive nell’appennino abruzzese e molisano, ma il Salvadori ricorda che il conte Alessandro Spada diceva di avere visto la testa di un individuo ucciso sul Gran Sasso.  

Di dubbia utilità.
Se questo rapace manca anch'esso di unghie adatte a ghermire non rinunzia ad essere il tiranno completo delle montagne e favorito ed aiutato dalla sua ala amplissima e potente, come un volgare assassino, fa vittime tra quei poveri animali che già si trovano in pericolo su qualche balza alpina e che precipitano giù sia per lo spavento che per l'urto. Sazia in tal modo il suo istinto di violenza sulla preda già tramortita mentre abitualmente anch'esso si ciba di carogne dalle carni più o meno putride. È ghiotto anche delle ossa e del midollo che contengono, ossa che spezza quando non arriva col becco, lasciandole cadere dall'alto sulle rocce.
Per questa speciale sua attitudine di frantumare lo scheletro i sardi lo chiamano Inguot'ossu (Ingoia ossa) Achila ossaja (Aquila delle ossa), ed i valligiani spagnuoli Quebranta-huesos (Rompi-ossa).
Vive isolato od a coppie in una zona abbastanza estesa che giornalmente visita in ogni sua parte e specialmente in quelle dove vivono camosci, capre, pecore, lepri e marmotte. I Touareg nomadi popoli africani, mangiano le carni di questo avvoltoio ed usano il suo grasso contro il morso dei    serpenti.

Famiglia dei FALCONIDI

 Occhi infossati e protetti dall'arcata sopraccigliare. Becco robusto, festonato. Unghie, ricurve, acute, retrattili. A questa famiglia appartengono rapaci dal portamento fiero, dal volo rapido, possente; uccelli feroci, coraggiosi, avidi, astuti ed insocievoli. Vivono quasi tutti isolati od a coppie solo qualche specie all'epoca del passo si riunisce a branchi più o meno numerosi. Si trovano dappertutto: nei  boschi e nelle radure, sui monti e nei piani, per i laghi, per le paludi, pei fiumi, per le spiagge e finanche nell'abitato, sfidando l'uomo che è il solo loro acerrimo nemico.
Si cibano di preda viva che dilaniano col becco e con gli artigli ingoiandola in fretta, a grossi pezzi, per rigettare poi con calma, sotto forma di pallottole, tutte le parti più indigeribili quali la pelle, i peli, le penne, le ossa delle loro vittime. Sono i ribaldi, i briganti, i sanguinarii dell'aria che hanno alte grida di gioia con note staccate, acute, stridule, e quando ghermiscono e stringono e straziano frementi la preda. Tutti gli animali sono vittime di questi rapaci e solo l'uomo col fucile, con le reti, con le tagliole coll'asportare, i piccoli dal nido cerca di diminuire di quanto più può il loro numero per rimanere egoisticamente solo a disporre della sorte di tutta la selvaggina che trova in esso un concorrente non meno terribile e spietato. Ma il falco non si perde di coraggio e quando può ecco che piomba nell'aia, nel pollaio, nel giardino, finanche sulle finestre a rubarci quello che può e, temerario com'è, arriva ad involare finanche ai cacciatori la loro preda ferita. Sono intelligentissimi, si allevano facilmente, si addomesticano anche ed anticamente, i nobili, quelli, cioè aventi i caratteri più spiccati della ferocia, dell'agilità e della forza (intaccatura al becco, tarsi lunghi, unghie acutissime, ali lunghe e puntute) si ammaestravano e s'impiegavano alla caccia.
La Falconeria, nota in India quattro secoli prima di Cristo ebbe i suoi fastigi anche in Europa, e fiorì specialmente in Francia, ove ebbe il suo apogeo sotto Luigi XIII. Un falco ammaestrato aveva prezzi favolosi e Filippo Augusto offriva mille monete d'oro per uno sperduto. A quei tempi i Principi non si allontanavano dalla loro abitazione senza portar seco Falchi e Falconieri che molte volte, erano migliaia e questo sia in tempo di pace che in tempo di guerra.
I Prelati poi, per non parere da meno di quelli, se li portavano, i Falchi, finanche nelle Chiese, fermandoli sulle balaustre, sui pulpiti, sugli altari.
Attualmente detta caccia è ancora in onore in qualche limitata regione d'Europa e presso i popoli orientali. Tranne questa utilità, ora fuori di moda, i Falchi sono tutti nocivi, eccettuata qualche specie che si ciba di vermi, d'insetti, di vermi e di topi.
Non hanno alcuna arte per intessere i loro nidi che fabbricano rozzamente ammucchiando stecchi su stecchi e adagiandoli, a seconda della specie, negli spacchi delle rocce, negli alberi, tra i ruderi, nelle buche di campanili e dei fabbricati ed anche per terra o tra le erbe, i giunchi ed i canneti dei laghi e degli acquitrini.

 

ASTORE
(Astur palumbarius Linn) 


Maschio e femmina adulti

Lunghezza totale cm. 48-65.
Becco festonato, corto, fortemente arcuato, abito superiormente cenerino-cupo-turchiniccio, testa più chiara; inferiormente bianco con strisce trasversali nerastre. Sottocoda bianco; fasce scure sulle remiganti e sulla coda, tarsi scudettati, zampe gialle, unghie forti ed arcuate.

Giovani
Abito superiormente bruno-castagno, con penne marginate di fulviccio, inferiormente giallo-fulvo a macchie longitudinali nere.

Pulcini
Coperti di piumino bianco.

Uova
3-5 ottuse; verde azzurrognole raramente macchiate di brunastro mm. 55 circa.

Nutrizione
Lepri, piccoli mammiferi, uccelli.

Area di diffusione
Europa, Asia, in inverno Africa settentrionale. 

In Italia
Sedentario, generalmente raro, e rarissimo ove mancano estese boscaglie , più abbondante nelle Alpi del Piemonte, nelle foreste di Vallombrosa e del Casentino, e sopratutto in Sardegna: è anche specie di doppio passo.

In Abruzzo e Molise
Stazionario, poco comune, localizzato nei boschi di montagna. Le catture di questa specie riguardano solo adulti e giovani, mai piccoli, finora.
Nomi dialettali: Store, Stole, Astole.

Dannoso.
È uno dei peggiori distruttori della selvaggina perché è forte, impetuoso, avido, pieno di audacie e di temerità. Preferisce le zone accidentate e si trova più in montagna che al piano, più nei boschi che nelle radure dove invidia ed ammazza ogni specie di uccelli, specialmente pernici e colombe non tralasciando i mammiferi e sopratutto le lepri che rimangono spesso sue vittime.
Malgrado la sua ferocia ed il suo carattere selvaggio, gli antichi Falconieri lo sapevano molto bene educare ed il suo ammaestramento, che si discostava da quello impartito agli altri Falchi, dava utilissimi risultati in certe speciali cacce.
Attualmente è ancora usato in Persia e nell'India per la caccia dei pavoni, delle pernici e delle anitre. Il suo appellativo latino di palumbarius gli viene dalla sua speciale attitudine d'inseguire i piccioni.
 

ASTORE LEVANTINO
(Astur brevipes - Severtz) 


Maschio e femmina adulti

Lunghezza totale cm. 33-37.
Becco bruno-nerastro, festonato. Abito superiormente grigio-ardesia: nerastro sul dorso, chiaro sulla coda; inferiormente bianco con fitte strisce trasverse  leggermente fulve. Strisce brunastre poco marcate sulla coda.

Giovani
Abito superiormente bruno cenerognolo macchiato di fulvo; inferiormente bianco con macchie longitudinali bruno-rossiccie.

Nidificazione
Maggio giugno; alti alberi.

Uova
3 o 4 allungate: bianco-azzurrognole uniformi, mm. 42 circa.

Nutrizione
Uccelli, piccoli mammiferi vivi.

Area di diffusione
Sud-est dell'Europa, Egitto, Asia Minore, Palestina, Persia.

In Italia
Di comparsa irregolare. È stato catturato una sol volta (Reggio Calabria 2 ottobre 1893) e la spoglia si conserva nel R. Museo di Firenze.
Somiglia negli istinti e nelle abitudini al precedente e pare che alle boscaglie di montagna preferisca le macchie ed i boschetti di pianura.

 
SPARVIERE
(Accipitor nisus - Linn) 


Maschio adulto

Lunghezza totale cm. 30-40.
Becco corto, molto acuminato, festonato. Abito superiormente grigio-lavagna, nuca macchiata di bianco, inferiormente biancastro striato di lionato e di bruno-rossastro. Sottocoda bianco. Coda bianca alla punta con fascie brunastre. Tarsi lunghi, sottili di colorito giallo. Unghie nere.

Femmina adulta
Molto più grande del maschio. Abito superiormente più scuro. Occipite e sopracciglia biancastri.

Giovani
Abito superiormente bruno macchiato di rossastro, inferiormente bianco giallognolo con macchie allungate brunastre.

Pulcini
Coperti di piumino bianco.

Nidificazione
Maggio; sugli alberi.

Uova
4-6 bianco-bluastre con macchie irregolari, mm. 36-40.

Nutrizione
Uccelli, piccoli mammiferi.

Area di diffusione
Europa, Asia, Africa settentrionale.

In Italia
Stazionario, nidificante.

In Abruzzo e Molise
Comune tutto l'anno ed abbondante all'epoca dei passi.
Dialetto: Spalviere.  

Benché di piccola mole è un terribile ed ardito rapace, che, sempre vigile, accoppia all'audacia anche l'astuzia. Fa preda numerosa di uccelletti ma si slancia anche contro quaglie, pernici e piccioni che rimangono facilmente sue vittime ed ostinato le insegue dappertutto senza curarsi dei pericoli ai quali può andare incontro. Spesse volte, come ho potuto io stesso constatare, contende la preda agli stessi cacciatori.
Per questi suoi grandi meriti occupava in Falconeria uno dei primi posti alla caccia delle quaglie e delle allodole. Il Fatio nella sua Fauna dei Vertebrati della Svizzera parla di uno Sparviere che tutti i giorni si posava su di un vagone ferroviario in marcia per ispezionare dall'alto la contrada e poter meglio slanciarsi sui piccoli uccelli che il treno faceva fuggire. Un fatto quasi identico io riporto più avanti parlando del Lodolaio (Falco subbuteo).
A ricordo del mito del Re di Megara, Niso, che fu da Giove, mutato in uno Sparviere per inseguire la sua figlia Allodola, il sommo naturalista Linneo diede a questo rapace il nome di Nisus.

 

ALBANELLA
(Circus aeruginosus Linn)
 

Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 48-52.
Becco corto, leggermente festonato, nei margini della mandibola inferiore. Un collare di piccole piume biancastre striate di bruno (disco facciale) dietro le gote e verso la gola interrotto sulla fronte. Abito superiormente bruno mescolato di rossastro; inferiormente rosso-fulvo con strie brune. Coda e sopraccoda cenerognolo uniforme. Tarsi lunghi e sottili. Il dito  esterno ed il mediano uniti da una membrana.

Femmina adulta
Colorito generale bruno-castagno scuro superiormente. Testa biancastra; macchie biancastre sulle cuopritrici alari, sul petto. Addome di colorito rossastro.

Giovane
Interamente color bruno-cioccolata mescolato di rossastro, testa e collo giallo-rossastro.

Pulcini
Coperto di piumino bianco leggermente rossastro.

Nido
Maggio, a terra o presso terra, tra le erbe dei luoghi paludosi ed anche alla superficie delle acque a forma di larga coppa di erbe secche e di cannucce intrecciate.

Uova
4-6 bianco-bluastre, raramente macchiate di bruno; mm. 47-51.

Nutrizione
Uccelli, piccoli mammiferi, rettili, anfibi, pesci, uova e nidiacei.

Area di diffusione
Europa, Asia, Africa.

In Italia
Sedentario e nidificante, comune nelle località adatte. Gli individui nel caratteristico abito di maschio adulto, dopo la terza muta, sono da noi dovunque più rari e specialmente nella Valle Padana; quindi sembra che raggiunta una certa età, questa specie abbandoni le nostre terre e si riproduca poi altrove.

In Abruzzo e Molise
Si trova nelle pianure verso il mare e nel Molise è stazionario    in tutta la zona adriatica, nel pantano di Termoli, nel pantano di Montenero Valcocchiaro e lungo la valle del lago del Matese. In autunno è più abbondante.
Dialetto: Astole de pantane.

Dannosa.
È un falco di grandezza media, , e, benché di forme slanciate, con coda ed ali lunghe, non è tra i nobili non avendo né mezzi e né attitudine agli attacchi di stile.
Come tutte le albanelle cammina saltellando, e speditamente sul terreno a differenza di tutti gli altri Falchi che sono sempre più o meno impacciati a scambiare i passi.
Le sue abituali dimore sono gli stagni e le paludi e solo all'epoca dei passi si trova dappertutto sia solo che unito a branchi con altri rapaci. È specie dannosa perché ama cibarsi di uccelli, di nidiacei e di uova che distruggendo così i nidi delle anitre e quelli dei minori uccelli acquatici.
 

ALBANELLA PALLIDA
(Circus acrarus S. GM)
 

Maschio adulto
Lunghezza totale 40-44 cm.
Becco nero bluastro festonato nella mandibola inferiore. Collare di penne completo e distinto grigio-pallido striato di bruno. Abito superiormente grigio-bluastro-pallido spesso macchiato di bruno. Sopraccoda bianco striato di cenerino. Parti inferiori bianche. Remiganti nere alla punta. Coda cenerina con strisce poco visibili. Tarsi lunghi sottili. Il dito esterno ed il mediano unito da una membrana.

Femmina adulta e giovani
Parti superiori brune mescolate di rossiccio, di fulvo, di biancastro; parti inferiori bianche. Coda giallo-rossiccia con fasce brune.

Pulcini
Coperti di piumino bianco rossastro più lungo sul corpo che sulla testa.

Nido
Maggio, sul terreno paludoso formato di erbe e di ramoscelli intrecciati.

Uova
4-6 bianco-azzurrognole, immacolate, 45 mm. circa.

Nutrizione
Uccelli feriti o morti dì recente, nidiacei, uova, rettili, insetti.

Area di diffusione
Europa settentrionale, una parte dell'Asia e dell'Africa.

In Italia
Di comparsa regolare autunnale, invernale o primaverile. Non nidifica. Poco abbondante, trovasi con maggiore frequenza nelle province meridionali e sopratutto in Calabria; rara in generale nella Valle Padana: sembra che nidifichi da noi, ma le notizie che abbiamo in proposito non sono che parziali.

In Abruzzo e Molise
È di passo regolare e più abbondante in quello autunnale. Compare sempre in minor numero della precedente Albanella.
Frequenta la zona litoranea ed è stata spesso catturata nella contrada Pantano presso Termoli.

Dannosa.
Come la precedente Albanella è un rapace caratteristico di certe date località ed ha le medesime abitudini dell'altra. Sarebbe utilissima se si cibasse di soli topi ed insetti ma riesce invece di danno per la caccia che fa indistintamente a tutti gli altri animali e specialmente agli uccelli acquatici e di ripa.
 

ALBANELLA REALE
(Circus cyaneus Linn)
 

Maschio adulto
Lunghezza totale 47-55 cm.
Becco nero, bruno festonato nella mandibola inferiore. Collare di penne nettamente disegnato, grigio-bluastro. Testa, collo, dorso, parte delle ali e coda grigio-bluastro scarsamente macchiato di bianco e di bruno. Gola,    petto grigio-bluastro. Ventre, sottocoda bianco puro o leggermente macchiato di rossastro. Ali lunghe come la coda, tarsi lunghi, sottili; il dito esterno ed il mediano uniti da una membrana. 

Femmina adulta e giovani
Parti superiori brunastre macchiate di fulvo. Parti inferiori giallognolo-rossastre con larghe macchie longitudinali brune. Sopraccoda bianco.

Pulcini
Coperti non interamente di piumino bianco.

Nido
Maggio; in paludi asciutte, campi coltivati, di erbe e di ramoscelli più o meno intrecciati.

Uova
4 o 5 bianco-azzurrognole mm. 43-47.

Nidificazione
Piccoli uccelli, topi, rane, uova e nidiacei.

Area di diffusione
Quasi tutta l'Europa, l'Asia, ed in inverno l'Africa settentrionale ed orientale.

In Italia
Stazionario e di doppio passo, piuttosto raro e non ugualmente distribuito, scarseggia sopratutto nella valle Padana.

In Abruzzo e Molise
Di doppio passo ma scarsa.
Qualcuna è stata ammazzata anche durante l’inverno. Frequenta anche le contrade prive di acqua ed io posseggo nella mia collezione una femmina uccisa a Civita Campomarano (Molise) il 10 dicembre 1896 dal sig. Giuseppe Trivisonno.  

Dannosa.
Medesime abitudini delle altre Albanelle e tranne che nella nidificazione fabbricano il nido nei terreni asciutti ed anche nei campi coltivati.

 
ALBANELLA MINORE
(Circus pygargus Linn.)
 

Maschio adulto
Lunghezza totale 40-44 cm.
Becco bruno nerastro, festonato nella mandibola inferiore. Collare di penne interrotto sulla fronte. Parti superiori grigio-bluastro molto scuro. Coda idem con fasce brune. Gola, collo e petto cenerino chiaro. Ventre, fianchi, sottocoda bianchi con macchie allungate di rosso vivo, tarsi lunghi, sottili, dito esterno e mediano uniti da una membrana.

Femmina adulta
Parti superiori, ali e coda bruno macchiato di rossastro, sopraccoda bianco. Parti inferiori rossastre con lunghe macchie rosee o bruno rossastre.

Giovani
Faccia biancastra. Parti superiori bruno-scuro colle piume largamente bordate di rosso fulvo, sopraccoda bianco. Parti inferiori rosso di ruggine con macchie brune allungate.

Pulcini
Coperti non interamente di piumino bianco-fulvo superiormente; bianco inferiormente.

Nido
Maggio: campi coltivati, terreni incolti, fatto di erbe e di ramoscelli intrecciati.

Uova
4-6 bianche leggermente bluastre, mm. 43.

Nutrizione
Uccelli feriti, locuste, grilli, rospi, lucertole, topi, uova, nidiacei.

Area di diffusione
Parte dell'Europa e dell'Asia, in inverno Africa.

In Italia
Di comparsa regolare estiva. Nidifica.
E la specie più rara del genere parzialmente di passo, ma anche nidificante più facile ad aversi nelle province centrali e meridionali, rara nella valle Padana, talora si trova anche durante l'inverno.

 Dannosa.
Abitudini identiche a quelle dell'Albanella reale. Non si trova in collina.
 

POIANA
(Buteo buteo - Linn.)
 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 55-65.
Becco nero corto, molto uncinato, compresso, festonato. Cera gialla. Parti superiori brune a rilievi metallici e sfumate di rossastro. Parti in­feriori macchiate e striate di fulvo-rossastro e di biancastro, bruno. Ali più corte della coda. Coda con dieci o dodici strisce trasversali più o meno brune. Tarsi corti, forti, a scaglie. Unghie robuste uncinate acute, nere. Zampe gialle.

Giovani
Parti superiori meno brune e più rossastre; inferiori più chiare, bianco-giallognole con macchie brune.

Pulcini
Coperti di piumino biancastro tinto di grigio nelle parti  superiori. Macchia bianca sulla nuca.

Nido
Aprile: sugli alberi alti; sulle rocce. Ampio di grossi rami, rozzamente costruito.

Uova
3 o 4 variabili di colorito e di forma; bianche, giallognole, bianco-bluastre, rossicce con macchie irregolari, mm. 54-56.

Nutrizione
Piccoli mammiferi, rettili, rane, insetti.

Area di diffusione
L'Europa, settentrionale, occidentale e meridionale; parte dell'Asia.

In Italia
Sedentaria e nidificante.

In Abruzzo e Molise
Numerosa al tempo dei passi, frequente nelle altre stagioni. In primavera lascia la campagna aperta e si ritira nei boschi dove attende alla nidificazione, ed è molto sollecita a costruire il suo nido grossolano tanto che molte volte in Marzo esso è già pronto quando i nostri boschi a foglia caduca sono ancora privi del loro verde ammanto. La grossolana costruzione allora si scorge anche a grandi distanze e per le molestie che le Poiane hanno dai contadini e dai cacciatori che non sanno della loro utilità, difficilmente arrivano ad allevare la prole.

Utile.
È uccello di grandezza e di colorito molto variabile e se ne trovano di più grossi e di più piccoli, di più scuri e di più chiari con macchie e strie diverse.
È uno dei rapaci utilissimi, poiché inadatto e maldestro a colpire i volatili, si limita ad essere un accanito distruttore di topi, e, mancando questi, di rane e di insetti diversi. Pel suo ordinario nutrimento pare che abbia bisogno di non meno di dieci topi al giorno e quindi è perdonabile se qualche volta attacca qualche Starna o qualche Pernice poco veloce, qualche Allodola o qualche altro uccelletto. Si ciba volontieri anche di serpi ed aggredisce con coraggio le vipere al veleno delle quali non è refrattaria poiché se non è pronta a spezzar loro il cranio rimane vittima della sua audacia.
È un falco lento, pigro, capace di star molto tempo in agguato per una più facile caccia. Nidifica per lo più nei boschi di alto fusto e quando il maschio dall'alto sorveglia la prole roteando nell'aria in ampi giri, emette ogni tanto un fischio acuto, lamentoso, prolungato al quale rispondono in falsetto i piccoli dal nido. Quando si cerca di imitare quel fischio, facendolo sentire alle giovani Poiane tenute in schiavitù, esse prendono subito un atteggiamento speciale: si rizzano sulle gambe, spalancano gli occhi e curvando fortemente la testa sul petto, tanto da puntare il becco su di esso, si dispongono tutte in posizione di attesa, come per dilaniare una preda.

 
POIANA MINORE
(Buteo buteo desertorum Arrig. D. Oddi)
 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 52.
Colorito generale bruno-nerastro con larghi margini a tutte le penne fu1vo-rossiccio-vivace. Groppone unicolore. Sopraccoda rossastro. Coda rossastro-fulvo acceso con bande brune irregolari e indistinte; punta della coda brunastra. Cera e zampe gialle.

Giovani
Abito di colorito più pallido. Coda con tredici fasce in generale.

Nido
Aprile: sugli alberi alti e nei boschi cedui, ampio di grossi rami rozzamente costruito.

Uova
3 o 4 simili alle precedenti; mm. 52.

Nutrizione
Grilli, locuste, cavallette.

Area di diffusione
Europa meridionale ed orientale.

In Italia
Di comparsa irregolare, non nidifica. Sembra accidentale. Sinora si conoscono dieci catture di questa Poiana fatte in Sardegna, nel Veneto, a Roma, Foggia, Calabria.

Utile.
Si confonde facilmente con la Poiana, specialmente con quelle di piccola taglia che hanno le dita corte, carattere che è stato rilevato da qualche autore, ma che non è stato trovato costante.
Pare che si tratti non di una specie, ma di una varietà della comune Poiana. È uccello che preferisce ai boschi ed alle alberate i luoghi aperti, i campi, i prati ed i terreni incolti. Non aggredisce mai né mammiferi né uccelli e riesce utilissima per la continua caccia che fa ad alcune specie d'insetti e specialmente ai grilli.
 

POIANA DALLA CODA BIANCA
(Buteo ferox S. Gm.)
 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale 70 cm.
Becco bluastro, corto, festonato. Cera verde-giallastra. Testa e collo bianco-fulvi striati di bianco. Parti superiori brune con le penne marginate di fulvo-rossiccio. Parti inferiori fulvo-rossicce macchiate di bruno. Coda bianco-rossiccia. Zampe giallo-bruno.

Giovani
Abito più bruno, testa e collo fittamente macchiati di bruno; fasce scure sulla coda.

Nido
Marzo a maggio, sulle rocce, nelle larghe crepature del terreno: rozza costruzione di grossi rami foderati di lana, di crini, di erbe.

Uova
2 o 3 come i precedenti; mm. 63 circa.

Nutrizione
Topi, rettili, grossi insetti, raramente uccelli.

Area di diffusione
Europa orientale e sud-orientale, parte dell'Africa in  inverno, Asia occidentale.

In Italia
Di comparsa accidentale, non nidifica. Si conoscono nove individui catturati in Sardegna, Sicilia, Piemonte e Calabria. 

Utile.
Vive tutto l'anno in branchi numerosi dai quali si separa solo all'epoca degli amori. Frequenta per lo più i terreni nudi, incolti, deserti, dove fa buona preda di topi, di rettili, d'insetti.

 
POIANA CALZATA
(Archibuteo lagopus Gm.) 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 50-57.
Becco nero, corto, compresso, festonato. Testa, gola, petto bianco-giallognolo striato di scuro. Parti superiori  brune mescolate di fulvo, biancastro. Larga macchia scura con la base e l'apice bianco. Tarsi piumati anteriormente e lateralmente fino alle dita. Zampe gialle.       

Giovani
Parti superiori molto scure; parti inferiori molto striate di bruno. Manca la fascia bianca, terminale alla coda.

Nido
Maggio: Alti alberi, rocce d'alta montagna, rozzamente formato di ramoscelli foderato d'erbe e di licheni.

Uova
2 a 5 biancastre-azzurrognole più o meno macchiate; mm. 54-57.

Nutrizione
Lepri, conigli, topi, uccelli feriti o malati, rettili, pesci e carogne.

Area di diffusione
Europa ed Asia settentrionale.

In Italia
Di comparsa invernale e talora copiosa nelle settentrionali; occidentali al sud degli Appennini; comparve nelle Isole ed anche a Malta. 

Dannosa.
Ha costumi simili alle precedenti e preferisce anch'essa, a differenza della Poiana comune, gli ampi terreni nudi, scoperti, solcati dalle acque dove vive cacciando non solo sorci e rane ma anche uccelli e mammiferi.
 

AQUILA REALE
(Aquila chrysaetus Linn.) 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale da cm. 90 ad 1 metro.
Becco bruno, molto convesso ed adunco. Parte posteriore della testa e del collo con penne appuntate di color marrone-fulvo-dorato. Colorito generale bruno-scuro con riflessi rossastri. Coda arrotondata, bruna con una larga fascia grigiastra trasversale nel mezzo. Ali bruno-nerastre. Tarsi coperti di penne brune. Cera e zampe gialle. Unghie forti, nere. La femmina è più grossa del maschio.

Giovani
Colorito generale bruno-nerastro, variato di bianco nelle parti inferiori. Coda bianca con la punta bruna. Tarsi rossastri.

Pulcini
Coperti di piumino bianco lavato di fulvo. Tarsi di già coperti fino alla base delle dita.

Nido
Marzo-Aprile; crepacci di rocce inaccessibili; ampio, piatto, formato di grossi rami, foderato rozzamente di musco, erbe verdi, ecc.

Uova
2-3 ottuse variabili di colorito, bianco-sporco o giallastro, o giallastro con o senza macchie brune; mm. 73-82.

Nutrizione
Preda viva, capretti, lepri, conigli ecc.

Area di diffusione
Europa, Africa settentrionale, gran parte dell'Asia, America settentrionale.

In Italia
Stazionaria e nidificante.

In Abruzzo e Molise
Vive e nidifica nelle zone più accidentate del Gran Sasso della Maiella, delle Mainarde e del Matese. Ho visto Aquilotti presi nelle gole del Sangro, presso Barrea, in quelle del Sagittario presso Anversa, nelle montagne di Pizzone ed in quella di S. Michele presso S. Vincenzo al Volturno dove da parecchi anni, sempre nel medesimo posto, continua una coppia di Aquile a nidificare.

 Dannosa.

 ...... “dai silenzi de l'effuso azzurro
esce nel sole l'Aquila e distende
in tarde ruote degradanti il nero
volo solenne »
 

Così il Carducci nell'Ode al Piemonte rammenta la regina dei rapaci che si libra maestosa, ministra di morte sulle più eccelse vette della catena alpina, del nostro appennino e delle montagne, delle nostre maggiori isole.
Essa non ha limiti all'audacia dei suoi voli ed ora passa rapida, di slancio, da una vetta all'altra, ora leggiera si sofferma librata sulle ali, sospesa nel cielo
 

con l'ali aperte ed a calare intesa.
                       D a n t e , Purg., IX. 

ora piomba come folgore nelle gole e nelle valli precipitandosi sulla preda e soffocando i lamenti dell'agonizzante nelle sue più alte grida di vittoria. E come sinistramente echeggiano nelle aspre solitudini le sue rauche grida!
Con audaci scorrerie non di rado arriva specialmente d'inverno in collina ed in pianura dove, credendosi sicura come sui picchi dei suoi domini, viene spesso sorpresa e punita con un buon colpo di fucile. E le capita questo perché abituata nelle altezze e nelle solitudini a non conoscere ostacoli e a non temere nemici, ignora, con la testa nelle nuvole, tutte le insidie e le perfidie dell'uomo ed in questo nostro basso mondo arriva persino a smentire tutto l'alto significato che si è voluto dare al suo nome.
Si lascia prendere non di rado nelle tagliole e nei lacci e spesso, dimenticando la potenza delle sue ali, inconscia dei pericoli a cui può andare incontro, invece di volare rimane attaccata alla preda che cerca nascondere sotto la maestà del suo corpo arruffato e vibrante. Vive sempre a coppie in una larga zona di diverse diecine di chilometri e che diventa di suo legittimo possesso da non permettere nemmeno qualche visita di sfuggita di qualche altro individuo. Arreca danni notevoli all'uomo ed alla selvaggina specialmente all'epoca della nidificazione in cui ha bisogno di maggiori prede per l'allevamento dei piccoli.
Il Bechstein parla di una quarantina di resti di lepri e di circa trecento di resti di anitre trovati nelle vicinanze di un nido di Aquile. Aggredisce tutti gli uccelli e quasi tutti i nostri mammiferi a cominciare da giovani camosci agli agnelli e non lascia gli stessi carnivori quali le volpi e i tassi che soccombono facilmente sotto il suo artiglio.
I Mongoli si servono delle penne delle ali e della coda per farne frecce ed omaggio alle divinità; da noi si usano come ornamento sia le penne che gli artigli.
I forti popoli conquistatori ebbero per insegna le Aquile, ma le vittoriose Aquile romane che corsero il mondo barbaro portando ovunque la civiltà latina simbolizzavano la bellezza e la forza del regale uccello, mentre le altre, e specialmente le bicipiti, non rappresentano che la brutalità, la voracità e la crudeltà del rapace.
 

AQUILA IMPERIALE
(Aquila heliaca Sav) 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 69-79.
Becco grigio-bluastro, bruno. Colorito generale bruno-nerastro. Testa e collo color giallastro fulvo, spalle in parte bianche. Tarsi coperti di penne brune. Cera e zampe gialle.

Giovani
Colorito generale fulvo-giallastro striato di bruno; ali con tre fasce fulvo-chiare; coda bruna.

Nido
Febbraio a maggio; sugli alberi o sul terreno; ampio, intrecciato rozzamente di stecchi, foderato di lana e di crini.

Uova
2; guscio ruvido e opaco, bianco sporco o bianco-giallognolo, con macchie brune e rossicce mm. 75.

Nutrizione
Uccelli, piccoli mammiferi, carogne.

Area di diffusione
Europa orientale, molta parte dell'Asia, Africa settentrionale.

In Italia
Di comparsa irregolare, non nidifica. Una sola cattura accertata presso Castrovillari in Calabria: settembre 1898, R. Museo di Firenze.

Dannosa.
Ha le medesime abitudini della reale, sol che si allontana molto dalle montagne, e sta volentieri in pianura, vive alle volte anche presso l'abitato e caccia per lo più animali di unica prole. Un solo individuo è stato preso sinora in Italia presso Castrovillari nel settembre del 1898 che si conserva nel R. Museo di Firenze. Il Salvadori, a suo tempo, dimostrò che tutti gli individui che figuravano nelle diverse collezioni italiane erano tutti esemplari dell'Aquila Reale.
 

AQUILA RAPACE
(Aquila rapax Remm)
 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 75-80.
Becco bluastro, testa e collo di color rugginoso cupo. Parti superiori brune, cupe, dorso fulviccio, sopraccoda biancastra. Penne della regione interscapolare e scapolare superiore più chiare nel centro. Parti inferiori bruno-fulvo-scure; penne del petto e dell'addome più cupe nel centro; coda bruna con macchie grigie ed estremità fulviccia; cera e zampe gialle.

Giovani
Colorito generale fulvo-castagne sfumato di grigio-rossastro-giallastro sul collo e sulla gola penne miste di fulvo e di grigio e di bruno a riflessi porporini in molta parte del corpo.

Nido
Maggio-Agosto: sulla cima di alti alberi; di rami secchi foderato di lana e crini.

Uova
2: bianche con macchie brune; mm. 70 circa.

Nutrizione
Mammiferi, uccelli, pesci, rettili, carogne.

Area di diffusione
Africa tranne il basso Egitto: rara in Europa.

In Italia
Due sole catture: S. Antioco Sardegna: marzo 1876; Cagliari, novembre 1898; il primo individuo si conserva nel R. Museo di Firenze, il secondo nella Collezione Arrigoni degli Oddi.

Dannosa.
Oltre le zone alpestri e boscose di montagna e di pianura frequenta pure le spiagge dei mari in cerca di pesci non avendo preferenza per alcun cibo e nutrendosi indifferentemente di tutti i vertebrati sia vivi che morti.
 

AQUILA ORIENTALE
(Aquila Orientalis Cab)

 Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 55-60.
Becco fortissimo, grande, bruscamente adunco; narici ovali, verticali. Abito bruno-scuro uniforme con macchia fulva sulla nuca. Ali lunghe circa come la coda troncata. Tarsi forti.

Giovani
Più o meno macchiati di fulvo e rossastro a seconda della muta.

Nido
Aprile; sul terreno; rozzamente costruito di stecchi.

Uova
2-3; a guscio ruvido; bianco-giallognolo e bianco-sporco macchiato di bruno; mm. 63.

Nutrizione
Carogne, topi, piccoli uccelli, rettili.

Area di diffusione
Russia sud-orientale, Asia centrale e Africa nord-orientale.

In Italia
Di comparsa irregolare. Due catture: in Liguria circa il 1855-1856; in Sardegna inverno 1901.  

È specie poco dannosa.
Come la congenere precedente frequenta le pianure anch'essa e non solo quelle alberate e boscose, ma anche quelle brulle, deserte, dove su di un qualche rialzo aspetta come la Poiana, immobile e paziente il momento buono per slanciarsi sulle diverse specie di rettili e specialmente sui topi che formano la sua preda preferita. In mancanza aggredisce gli uccelli e, quando ha fame, non rifiuta gli animali morti. È rara in Italia e dei tre individui catturati, i primi due si conservano nel R. Museo di Firenze, il terzo nella Collezione Arrigoni degli Oddi in Ca' Oddo presso Monselice.

 
AQUILA ANATRAIA MAGGIORE
(Aquila Maculata Gm.)

 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 65-70.
Becco relativamente non molto adunco, bruno, piccolo, narici piccole, rotonde, orizzontali. Abito generale bruno nerastro con riflessi violacei o rossastri. Sopraccoda e sottoccoda macchiati di bianco. Ali senza fasce. Cera e piedi gialli.

Giovani
Abito più chiaro largamente macchiato di fulvo-bianchiccio all'apice delle penne sul dorso, sulle ali, sul groppone. Parti inferiori brune macchiate di giallastro. Coda bruna uniforme, chiara all'apice, sopraccoda bianco.

Nido
Aprile-maggio; alti alberi; grossi cespugli; rozzo e largo formato di rami secchi, foderato di foglie di erbe verdi.

Uova
2-3; bianco-giallognole con macchie grigio-violacee e bruno-rossiccio; mm. 63.

Nutrizione
Topi, rane, pesci grossi, insetti.

Area di diffusione
Europa centrale e meridionale, Africa settentrionale, parte dell'Asia.

In Italia
Di comparsa irregolare: pare abbia nidificato nel Modenese, nel Pavese, in Toscana e in Sicilia.

Utile.
Preferisce anch'essa, la pianura e sopra tutto quelle con acquitrini e paludi per la caccia mentre poi si ritira per nascondersi nei boschi di alto fusto e specialmente in quelli a foglie caduche. Le rane rappresentano la sua preda preferita ma si ciba pure di topi, di serpi e di lucertole e pare che solo all'epoca della nutrizione dei piccoli si slanci anch'essa alla caccia dei volatili preferendo quelli di media grandezza come merli, tordi e stornelli.
È uccello tranquillo piuttosto pigro ed indolente, ma elegante come tutte le Aquile quando s'innalza a grandi altezze descrivendo giri concentrici. Emigra al sopravvenire della cattiva stagione dai luoghi dove ha allevato ed ogni anno ritorna allo stesso nido dove si alternano il maschio e la femmina nel covare le uova. Ogni volta la coppia aggiunge nuovi rami e nuove frasche al nido. Sicché questo dopo parecchi anni arriva ad avere un'altezza abbastanza considerevole.
 

AQUILA ANATRAIA MINORE
(Aquila pomerana Brehm)
 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 52.
Abito generale meno scuro della precedente Aquila Anatraia Maggiore con minori riflessi. Ali lunghe quanto la coda o più lunghe.   

Giovani
Minor numero di macchie che nei giovani precedenti.

Nido
Come la specie precedente.

Uova
2-3, come le precedenti; mm. 55.

Nutrizione
Come l’Aquila Anatraia Maggiore precedente.

Area di diffusione
Europa centrale ed orientale; in inverno nell'Asia e nell'Africa.

In Italia
Di comparsa irregolare; non nidifica. Assai più rara della precedente. Si conoscono 14 catture avvenute nel Trentino, Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio, Puglie, Sardegna. 

Utile.
Chiamasi così dalla Pomerania dove essa vive nelle foreste paludose avendo le medesime abitudini dell'Anatraia Maggiore.
 

AQUILA DEL BONELLI
(Nisaetus fasciatus Vieill)

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 70.
Becco medio, brunastro. Narici ovali, oblique. Parti superiori brune variate di bianco. Parti inferiori bianche: linea bruna sul centro delle penne. Coda bruna cenerognola a o grigio-rossastra con molte fasce scure ed una larga pure scura all'estremità. Cera e piedi gialli.

Giovani
Parti superiori bruno-cenerognole. Inferiori fulvo-rossastre con sottili strisce brune longitudinali. Coda scura, la fascia bruna all'estremità.     

Nido
Febbraio-maggio; sulle rocce; costruito con stecchi ammucchiati e foderato di    erbe verdi.

Uova
2; guscio sottile e opaco, di color bianco-bluastro ombreggiato e macchiato di rossiccio e di bruno; 70 mm.

Nutrizione
Lepri, conigli, piccoli mammiferi, uccelli acquatici, pesci, grossi insetti.

Area di diffusione
La regione del Mediterraneo fino all'India, l'Africa settentrionale.

In Italia
Vive stazionaria nelle maggiori isole, accidentale altrove; compare con più facilità in Liguria, in Toscana e sopratutto nelle Province meridionali, ove forse è stazionaria nelle località adatte.

Dannosa.
Nell'anno 1822 Alberto della Marmora, avendo trovato in Sardegna un'Aquila diversa da quelle descritte, la mandò al Bonelli allora direttore del Museo Zoologico di Torino che avendola trovata degna di studio la fece recapitare al Temminck che la descrisse e le diede il nome del Bonelli in omaggio al Naturalista italiano. Si venne poi più tardi a sapere che la medesima specie era stata descritta precedentemente dal Viellot col nome di Falco Fasciato.
Vive e nidifica sugli alti monti rocciosi ma frequenta la pianura, le zone boscose, i laghi e le paludi. È una delle Aquile più ardite, feroci, è scaltra e temeraria, di forme più snelle e di movimenti più rapidi delle altre. Attacca tutti gli animali che può, sfida le altre congeneri e si azzuffa con tutti i rapaci.
 

AQUILA MINORE
(Nisaetus pennatus Gm.)
 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 49-54.
Becco corto e grosso. Testa fulvo-rossigna. Baffi bruni. Parti superiori brune: macchia bianca all'attacco dell'ala. Parti inferiori bianco-rossicce striate di bruno. Ali lunghe presso a poco come la coda. Coda bruna. Tarsi piumati.

Maschio e femmina adulti a tipo scuro
Simili ai precedenti: parti inferiori bruno-scure.

Giovani
Fronte biancastra. Baffi molto pronunciati. Parti superiori brune lucenti: spalle bianche. Parti inferiori brune fulvo-rossastre striate di bruno.

Giovani a tipo scuro
Simili ai precedenti: testa color rugginoso; parti inferiori bruno-scure.

Nido
Marzo-giugno: sugli alberi a foglia caduca; di rami e stecchi ammassati, foderato di erbe e foglie fresche.

Uova
2; con guscio ruvido, bianco-sudicio o bianco-verdognolo uniforme con macchie giallo-rossicce; mm. 51-43.

Nutrizione
Uccelli, nidiacei, piccoli mammiferi e rettili.

Area di diffusione
Africa, Asia Minore e Centrale. Parte Meridionale dell'Europa.

In Italia
Di comparsa irregolare; non nidifica; può dirsi uccello di doppio passo (aprile-ottobre). Molto rara, venne catturata finora nella Valle Padana, in Liguria, in Toscana, nell'Umbria, nel Lazio ed anche in Sardegna; giunge però con maggiore facilità in Liguria.  

Dannosa.
Quest'Aquila, che differisce dalle altre per la sua piccola mole mentre è comune in tutte le regioni meridionali dell'Europa è poco frequente in Italia dove si contano le sue catture a cominciare da quella riportata dal Bonaparte di un individuo preso nelle vicinanze di Siena che si conserva in quel Museo.
Vive ora isolata ed ora a coppie e si riunisce in branchi solo nell'epoca delle sue emigrazioni che avvengono in marzo od in aprile ed in settembre. È meno ardita ed agile delle sue compagne e soprattutto meno diffidente, per cui con facilità cade vittima dei cacciatori dai quali si lascia avvicinare. Il Brehm rammenta che nel marzo del 1852, trovandosi in Africa, al tempo del passo di questa Aquila, in tre giorni di caccia ne uccise ben 20.
Il suo nido non è sempre eguale di forma e di ampiezza poiché essa spesso profitta di quelli di altri uccelli che trova nei siti da essa preferiti. Maschio e femmina si avvicendano sia nel periodo dell'incubazione che in quello dell'allevamento dei piccoli e rispettano la fedeltà coniugale.

 
AQUILA DI MARE
(Aliaetus albicilla Linn.)

 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale da cm. 90 a m. 1.05.
Becco grosso, non molto adunco, poco festonato, giallognolo. Testa e collo giallo-grigiastro. Abito generale bruno. Ali nere, lunghe quanto la coda bianca. Tarsi piumati nella parte superiore, scudettati nel resto. Cera e zampe bianco-giallastre.

Giovani
Becco nero. Colorito generale bruno misto di fulvo e di biancastro. Testa, collo e calzoni marrone scuro. Coda bruna variata di grigio-rossastro. Piedi giallastri.

Nido
Febbraio-aprile: sugli alti alberi, sulle rocce, sulle scogliere a picco, sul terreno paludoso; enorme ammasso di stecchi foderato da più strati di erbe, foglie, alghe ecc.

Uova
2; con guscio lucido e ruvido, ottuse, color bianco-sporco uniforme, raramente con pallide macchie; mm. 70 od 80 oppure 57 o 60.

Nutrizione
Pesci, uccelli, rettili, piccoli mammiferi, carogne.

Area di diffusione
L'Europa settentrionale e centrale, l'Africa settentrionale e l'Asia settentrionale.

In Italia
Stazionaria. Nidifica in Sardegna e forse in Corsica: specie sopratutto di doppio passo irregolare coll'eccezione del Veneto ove, è di doppio passo regolare ed invernale (Estuario e Valle del Po).

Dannosa.
Forte ed ardimentosa, mena la sua vita nelle vicinanze dei mari o dei grossi fiumi in attesa della preda che ora è acquatica (pesci e mammiferi marini o di acqua dolce) ed ora terrestre (mammiferi, uccelli, rettili).
Nella cattiva stagione si allontana dai luoghi dove ha passato la primavera e l’estate in cerca di quelli che maggiormente offrono abbondanza di preda.
Robusta e resistente, trascina facilmente con i suoi artigli i più grossi animali che aggredisce: agnelli, pecore, capre e caprioli. Maschio e femmina provvedono insieme a covare le uova e ad allevare i piccoli.

 
BIANCONE
(Circaetus gallicus Gm.) 

Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 65-72.
Becco color corno robusto, convesso, compresso, bene affilato alla punta col margine della mandibola superiore rettilineo. Cera bluastra. Narici ellittiche, trasversali, fornite di peli che vanno dall'indietro in avanti. Iride gialla. Testa, gola e davanti del collo bianchi con una striscia longitudinale bruna su quasi tutte le piume. Alcuni vecchi maschi hanno la testa tutta bianca.
Disopra bruno-scuro con i margini delle piume più chiari. Disotto bianco con macchie longitudinali brune. Remiganti bruno nere. Coda bruno-grigiastra di sopra, biancastra disotto con tre larghe fasce trasversali scure. Tarsi allungati bluastri, nudi sino al tallone.

Femmina
Un po' più grande e più variegata di bruno.

Giovani
Quelli dell'anno sono bruni-rossastri sul collo e sul petto; il ventre, le gambe e le sotto caudali più macchiati di bruno. Quelli del secondo anno vanno perdendo il colore rossastro e le parti inferiori diventano più bianche.

Nidiacei
Con piumino bianco, cera e piedi plumbei, iride nocciola-chiaro.

Nido
Aprile-maggio sugli alti alberi, nei folti arbusti e sulle rocce; di stecchi e ramoscelli foderati di erbe.

Uova
Uno solo bianco o bluastro opaco, ruvido, granuloso, mm. 70,7 x 55,6.

Nutrizione
Mammiferi, uccelli, ma sopratutto rettili ed anfibi.

Area di diffusione
Europa meridionale, Africa settentrionale, Asia centrale.

In Italia
Stazionario, copioso, sparso dappertutto.

In Abruzzo Molise
Scarso ma nidificante. Ho avuto nidiacei e giovani dall'alto Abruzzo aquilano, dal Chietino e dalla parte sia montuosa che pianeggiante del Molise.  

Utile perché distrugge una grande quantità di rettili compresi i velenosi pur non essendo refrattario al loro veleno. Preferisce la solitudine e nidifica nei boschi di alto fusto. Il suo numero è limitato, per le condizioni di vita, di terreno e per la sua scarsa riproduzione allevando per lo più una sol volta all'anno un solo piccolo.

 
NIBBIO REALE
(Milvus milvus Linn.)
 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 65-75.
Becco brunastro a punta nera robusta, angoloso. Cera gialla, narici oblique ellittiche. Iride gialla. Abito superiore rossastro col centro delle piume bruno. Gola bianca striata di bruno. Penne della testa e della gola affilate e puntate. Petto variato di bianco, di rossastro e di nerastro. Remiganti nere. Coda lunga forcuta rossastra, con fasce brune. Tarsi gialli piumati nella metà superiore.

Giovani
Testa bruna al disopra macchiettata di rossastro chiaro con piume poco affilate. Parti inferiori variegate di biancastro, di bruno e di rosso. Coda per lo più rossa. Iride bruno-chiara.

Nidiacei
Piumino più lungo sulla testa, bianco leggermente tinto di giallo sul vertice, bruno rossastro sul dorso e sulle ali, bianco sul collo e nelle parti inferiori.

Nido
Aprile-maggio nei boschi, sulle rocce, nelle buche degli edifici a grandi altezze. Ammasso di stecchi o di fuscelli uniti con fango e sterco, foderato di lana, di stracci e di pezzi di carta.

Uova
3 di solito opachi, biancastri o bluastri con macchie, chiazze e zig-zag bruno-rossicce; mm. 56,9 x 44,3.

Nutrizione
Piccoli mammiferi, uccelli, rettili,  insetti, vermi, molluschi.

Area di diffusione
Europa centrale e meridionale, Africa settentrionale, Palestina.

In Italia
Stazionario, abbondante nelle isole e nel versante mediterraneo dalla Toscana in giù. Nella Valle Padana è specie essenzialmente estiva.

In Abruzzo e Molise
Sedentario e nidificante sia nei boschi che negli abitati, dove sceglie per sua dimora le buche dei campanili e dove appare spesso audace e temerario per le ruberie che fa. Più frequente in pianura, lungo la zona litoranea e più comune nel Molise.
Nomi dialettali: Nigghie, Niblle, Chift (colonie albanesi del Molise). 

Utile, in parte perché distrugge topi ed insetti nocivi all’agricoltura.
Questo rapace che si riconosce tanto bene per la sua coda forcuta e pe' suoi ampi voli ad ali distese, vive indifferentemente sia nel silenzio delle alte montagne come
nel movimento dei centri abitati mostrando così una speciale sua attitudine di facile adattamento.
Si nutre di qualsiasi cibo animale, sia esso fresco che in via di putrefazione, ed il più delle volte preferisce gli animali morti a quelli vivi per cui il danno che arreca si risente soltanto nell'epoca dell'allevamento dei piccoli in cui ha bisogno di numerose prede per satollarne la voracità.

 
NIBBIO BRUNO
(Milvus korschun S. Gm.) 

Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 55-62.
Becco nero. Cera gialla. Iride bruno-nerastra. Testa e nuca con piume affilate puntute, biancastre, con tratto mediano bruno-nerastro. Disopra grigio-bruno. Disotto bruno-rossastro raggiato di nero. Remiganti primarie nere. Timoniere brune con fasce più scure. Tarsi piumati nel terzo superiore, gialli.

Giovani
Piume della testa e del collo meno affilate. Parti superiori brune con macchie rossastro-pallide. Parti inferiori brune striate longitudinalmente di rossastro e di biancastro. La punta delle timoniere rossa o rossastra.

Nidiacei
Piumino allungato sul vertice, bianco e bruno sulla testa, brunastro sul dorso e sulle ali, bianco­giallastro sul collo e sulle parti inferiori. Regione degli occhi e delle orecchie nerastre.

Nido
Maggio; sugli alberi; sulle rocce, sugli arbusti. Di grossi sterpi foderato di sterco, fango, stracci.

Uova
3-4 simili alle precedenti ma più piccole con macchie più vivaci; mm. 52 x 38.

Nutrizione
Come il precedente.

Area di diffusione
Europa centrale, Asia centrale, Africa.

In Italia
Di doppio passo, estivo e nidificante, ritenuto piuttosto raro perché molto localizzato. Comune nel Veneto, sui Laghi lombardi, in Toscana, nel Lazio in Sicilia. Raro in Sardegna e nelle Puglie.

In Abruzzo e Molise
Scarso, di passo accidentale. Due sole catture sono state da me accertate, una nel Maggio 1898 in provincia di Aquila, l'altra nell'ottobre 1901 nel Molise.

 Dannoso.

Ha l'abitudine di dare la caccia agli altri piccoli rapaci più agili o più fortunati per rubare ad essi la preda costringendo così questi ad una maggiore ricerca e quindi ad una maggiore distruzione di animali.

Vive nelle vicinanze dei fiumi e delle paludi ed a differenza del suo congenere è socievole e si riunisce in branchi numerosi specialmente nell'epoca delle sue migrazioni.

 
 

FALCO PECCHIAIOLO

(Pernis apivorus Linn.)

 

Maschio adulto

Lunghezza totale cm. 54-65.
Becco compresso, bruno, giallastro alla base. Cera nuda brunastra o verdastra. Narici grandi ellittiche, oblique. Redini senza peli, coverte come la fronte di piccole piume squamiformi. Iride gialla. Di sopra bruno col margine delle piume più chiaro. Parti inferiori bianche e biancastre con macchie triangolari brune o bruno rossastre con gli steli delle piume nerastri in massima parte. Remiganti brune. Coda con tre fasce trasversali nere. Tarsi grossi, reticolati, gialli, piumati tranne indietro, quasi per metà.


Femmina

Quasi interamente bruno-rossastra. In età avanzata biancastra di sotto con macchie brune.
 

Giovani
Somiglianti alla femmina disopra, più pallidi e più rossastri di sotto con strie e macchie nerastre. Fasce della coda più irregolari.

Nidiacei
Spesso piumino bianco-giallastro lavato di rosso sulla testa con piedi e cera gialli.

Nido
Sugli alberi. Nei boschi in giugno. Ammasso di stecchi foderato di foglie secche.

Uova
2-4; rotonde, lucide, biancastre o giallastre con chiazze rosso-mattone, cioccolata o nerastre; mm. 48x39.

Nutrizione
Piccoli mammiferi, uccelli, rettili, insetti e specialmente Api e Vespe.

Area di diffusione
Europa, Africa settentrionale.

In Italia
Di passo, sopratutto abbondante in primavera. Scarsa come specie estiva e nidificante (Valle Padana, Toscana  ecc.).

In Abruzzo e Molise
Di comparsa irregolare nell'epoca dei passi. In quello autunnale si fa vedere alle volte con maggiore frequenza e siccome si lascia facilmente avvicinare diventa facile preda dei nostri cacciatori.

Utile.
Quest'elegante uccello, privo di fierezza e di scaltrezza, va in cerca sopratutto d'insetti e di larve diverse pel suo nutrimento e si ciba a preferenza d’imenotteri dalle cui punture si difende col fitto piumaggio e con le dure scaglie dei suoi tarsi robusti.
È un ottimo volatore e cammina anche bene sul terreno. Costruisce il suo nido sugli alti alberi dei boschi e come altri rapaci spesso fa suo i nidi di altri uccelli.
In Sicilia ed in Calabria il suo passo è sempre copioso ed i cacciatori di quest'ultima regione, che ne gustano le carni, ne fanno oggetto di cacce speciali.

 
SACRO
(Hierofalco cherrug J.E. Gray)
 

Adulti
Lunghezza totale cm. 50-58.
Becco corto molto ricurvo bluastro. Cera gialla. Iride bruna. Testa bianco-rossastra con macchie allungate brune. Baffi quasi indistinti. Dorso e copritrici superiori brune listate di rosso­chiaro. Gola senza macchie. Disotto bianco-giallastro con macchie longitudinali brune, più corte sul petto, più allungate nei fianchi e sui calzoni. Coda bruna con macchie bianco-rossastre. Tarsi gialli piumati per la metà o poco più sul davanti.

Giovani
Più bruni disopra e più macchiati disotto. Cera e piedi bleu o bluastri.

Nido
Sugli alberi; rozzo, voluminoso, foderato di erbe e di lana.

Uova
2-4 allungate bianco-giallastre con moltissime macchie, chiazze e linee bruno-rossicce; millimetri 55x38,7.

Nutrizione
Grossi uccelli e mammiferi di media grandezza.

Area di diffusione
Europa orientale. Africa nord-orientale. Asia.

In Italia
Di comparsa irregolare.

In Abruzzo e Molise
Finora nessuna cattura è stata accertata.

Dannoso.
È uno dei falchi nobili, coraggiosi e fieri, dal volo agile e veloce tenuto in pregio nella Falconeria.

 
LANARIO
(Hierofalco feldeggi Schl)
 

Adulti
Lunghezza totale cm. 45-50.
Becco corneo alla base, scuro all'apice. Cera gialla. Iride bruna. Testa e nuca rosso fulve con macchiette scure. Fronte biancastra limitata da una fascia a semicerchio bruno-nera. Mustacchi ristretti, neri, fascia a semicerchio bruno-nera dall'angolo posteriore dell'occhio ai lati del collo.
Dorso bruno-nerastro; grigio plumbeo sul groppone e sul sopraccoda; queste parti e le ali fasciate trasversalmente di cenerino-grigiastro. Disotto bianco con numerose macchie longitudinali nerastre. Remiganti nere. Timoniere laterali con macchie brune trasversali. Piedi giallastri.

Giovani
Pileo nerastro, più chiaro sul margine delle penne. Una linea nerastra dall'angolo posteriore dell'orecchio passa sui lati della nuca e raggiunge la parte bassa posteriore del collo. Parti inferiori bianco-gialletto senza macchie sulla gola, sul collo e sottoccoda. Angolo dell'ala di solito bianco. Gambe plumbeo-scure tinte visibilmente di gialletto.

Nido
Febbraio-maggio sugli alberi, rocce, fabbricati.

Uova
4 simili alla precedenti di fondo bruno-giallicce mm. 50 x 40.6.

Nutrizione
Come nel congenere precedente.

Area di diffusione
Le regioni circummediterranee sino alla Persia.

In Italia
Non egualmente distribuito; raro e di passo irregolare nelle province settentrionali, sedentaria e discretamente abbondante nelle meridionali.

Abruzzo e Molise
Accidentale. Tre sole catture sono accertate, due da parte del De Leone nel Teramano ed una da parte mia nel Molise. 

Dannoso.
Questo rapace somigliante al Sacro presentando le medesime attitudini era ricercato anch’esso e preferito nell’arte della Falconeria.

 
GIRIFALCO D’ISLANDA
(Hierofalco Islandus Gm.)

 

Adulti
Lunghezza totale da cm. 55,7 a 60,2.
Becco bluastro. Cera gialla. Iride bruno-scura. Testa bianco-sudicia con strie nerastre lungo lo stelo, più larghe nella nuca. Disopra grigio-bruno-cupo con penne fasciate e terminate di bianco più o meno fulviccio. Remiganti bruno­scure con macchie bianco-fulve. Disotto bianco con macchie brune longitudinali sul petto, trasversali sulle cosce e sulle gambe. Timoniere cenerognole a fasce nerastre bianche all'apice. Piedi gialli.

Giovani
Testa con fitte strie nerastre. Disopra bruno­cenerognolo con macchie ovali bianche sul sopraccoda, sulle copritrici delle ali, sulle scapolari. Mento, gola, sottoccoda immacolati. Tarsi gialli.

Nido
Per lo più sulle rocce in maggio ma anche sugli alberi e sul terreno. Voluminoso, piatto, foderato di foglie e di lana.

Uova
3-4 come quelle del Sacro con macchie più accentuate; mm. 60,7 x 48,7.

Nutrizione
Mammiferi ed uccelli.

Area di diffusione
L' Islanda e la Groenlandia.

Dannoso.
È un falco artico che preferisce le coste accidentate delle regioni settentrionali ma che penetra anche nell'interno dei diversi continenti. È un altro Falco nobile dell'antica Falconeria che si alleva ancora per la caccia dai popoli nomadi della Siberia.

 
FALCONE
(Falco Peregrinus Tuust)

 

Adulti
Lunghezza totale cm. 42-49.
Becco bluastro. Cera gialla e verdastra. Iride bruna. Contorno dell'occhio giallo. Mustacchio nerastro. Disopra grigio ardesia con fasce trasversali nerastre. Disotto bianco-rossastro con macchie nerastre trasversali sul ventre, sui fianchi e sui calzoni. Remiganti bruno-cenerine. Timoniere grigio-brunastre terminate di grigio o di bianco-rossastro con numerose fasce trasversali più brune. Piedi gialli.

Giovani
Le penne superiori terminate di rossastro con qualche macchia bianca sulla fronte e la nuca. Parti inferiori bianche-giallastre e rossastre con macchie longitudinali scure salvo nella gola che è più pallida.

Nidiacei
Con piumino perfettamente bianco.

Nido
In aprile sulle rocce, sugli alberi e sul terreno.

Uova
2-4 giallo-rossicce macchiate fittamente di bruno-rossiccio; mm. 50,6 x 40,4.

Nutrizione
Mammiferi ed uccelli.

Area di diffusione
Europa, Asia, America settentrionale, Africa ed India.

In Italia
Stazionario.

In Abruzzo e Molise
Secondo il De Leone comune e nidificante nel Teramano e nell'Aquilano.

Dannosa.
Frequenta i luoghi montani e boscosi, 1'erte pareti rocciose e non di rado si stabilisce anche nelle buche degli edifici dei centri abitati dove fa strage di passeri e di piccioni.
Si ciba per lo più di uccelli che preferisce prendere a volo poiché, impetuoso com'è, rischia di ammazzarsi sbattendo per colpirli quando sono posati.
 

FALCO MINORE
(Falcus punicus Levaill)

 
Adulti

Lunghezza totale cm. 32-38.
Becco bluastro. Cera gialla. Iride bruna. Identico al
Peregrinus. Uno spazio assai esteso bruno nero lucido dalla base della mandibola inferiore alla regione auricolare sicché è senza mustacchi. Uno spazio rugginoso distinto sulla nuca, colle penne rugginose anche alla base. Parti superiori meno fasciate; inferiori più rugginose. Piedi gialli.

Giovani
Parti superiori più pallide, le fasce sul gastreo più strette e numerose.

Nido
Aprile-Maggio sulle rocce.

Uova
Come quelle precedenti ma più colorite; mm. 49 x 39,8.

Nutrizione
Sopratutto piccioni.

Area di diffusione
Le contrade occidentali bagnate dal Mediterraneo.

In Italia
Stazionario, localizzato e discretamente abbondante lungo le scogliere delle nostre isole del Mediterraneo. Sul continente è stato catturato in Calabria, in Toscana ed in Liguria.

 Dannoso.
Presenta i medesimi costumi del precedente.
  

FALCONE DI BARBERIA.
(Falco barbarus Linn.)

 Adulti
Lunghezza totale cm. 32,8.
Becco bluastro con base giallastra. Cera gialla. Fronte rossastra. Nuca rosso-rugginosa macchiata di nero lavagna. Disopra cenerino-blu-pallido con le piume più oscure al centro. Disotto bianco-giallastro con la gola ed il petto unicolori e senza macchie, con qualche macchia sull'addome, con macchie striate sul basso addome e sui fianchi. Remiganti nere. Timoniere con 6-7 fasce oblique. Piedi gialli.

Femmina
È più grossa del maschio.

Giovani
Vertice unicolore coi lati del capo. Mustacchi larghi, oscuri che coprono in parte le guance bruno-nerastre miste a rugginoso. Marginature delle penne rosso-ruggine a nocciola delle parti superiori abbastanza larghe. Cuopritrici inferiori della coda con macchie strette ed angolari sul centro che in qualche parte diventano trasversali.

Nido
Aprile-Maggio, sulle rocce e sui vecchi fabbricati.

Uova
2-3 uova simili a quelle del Falcone: millimetri 48 x 37,9.

Nutrizione
Uccelli e sopratutto piccioni, ganghe; pernici.

Area di diffusione
Africa. Asia centrale. India nord-occidentale. Accidentale in Europa.

In Italia
Di comparsa irregolare. Non nidificante. È stato catturato cinque volte. Le catture d'individui di questa specie citate pel nostro paese dal Giglioli prima del 1901, dal Lucifero e da altri Autori non sembrano autentiche o sono riferibili a soggetti del Falcone minore.

  Dannoso.
Presenta i medesimi costumi dei precedenti.

 
LODOLAIO
(Falco subbuteo Linn.)

 Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 33-35.
Becco nero-bluastro, giallastro alla base. Cera gialla. Iride bruno-chiara. Redini, sopracciglio ed un collare sulla nuca non bene definito bianco-fulviccio. Gola o parti superiori del collo bianche o biancastre. Gote e mustacchi neri. Due macchie rossastre sulla nuca. Parti superiori nero-bluastre. Parti inferiori bianco-giallastre o rossastre con macchie longitudinali nerastre. Remiganti primarie nerastre con macchie rosse ovali e trasversali sulle barbe interne. Le timoniere mediane interamente grigie. Sottoccoda, gambe e calzoni fulvo-vivaci. Piedi gialli.

Femmina
Lunghezza totale mm. 330-350.
Leggermente più grossa, più bruna di sopra, meno vivace di colore nelle parti inferiori posteriori.

Giovani
Parti superiori con le piume con margine rossastro. Parti inferiori posteriori più scure. Calzoni con lunghe macchie bruno-nerastre. Cera o contorni degli occhi bleu pallido.

Nidiacei
Con piumino bianco leggermente lavato di rosa superiormente. Becco rosa. Cera gialla.

Nido
Giugno, sugli alberi utilizzando spesso quello dei Corvi.

Uova
3-5 bianco-giallastre con macchie rossicce di vario tono; min. 40,4 x 32,9.

Nutrizione
Uccelli, ma anche topi; rettili ed insetti.

Area di diffusione
Europa, Asia, Africa.

In Italia
Di passo regolare. Arrigoni degli Oddi dice che le notizie sulla sua riproduzione in Italia sono contraddittorie e meritano conferma.

In Abruzzo e Molise
Di passo regolare, nidificante.
Mentre l'Arrigoni dice che sono contraddittorie e meritano conferma le notizie sulla riproduzione di questa specie in Italia, io l'assicuro pel Molise riportandosi primieramente a quanto scrissi nel giornale Avicula (Anno IX, n. 95) citando una cattura di un esemplare giovanissimo, con ancora qualche ciuffo di piumino tra le penne, presso Civita Campomarano nel luglio del 1904 ed una di nidiacei tra Guglionesi e Termoli. Il De Leone poi, pure facendosi qualche riserva nel capitolo che riguarda il Lodolaio, nell'Appendice della stessa Avifauna pubblicata nel 1908 segnala un altro caso di nidificazione riscontrato a Penne presso Teramo ed io nello stesso giornale Avicula (Anno XIV, N. 154) rammento altre nidiate prese nella medesima località sopra citata.

Dannoso.
Appartiene ai Falchi nobili più piccoli.
Pronto e svelto, caccia con abilità tutti i piccoli uccelli che. incontra e non tralascia nella buona occasione le quaglie, le stame e le pernici.
Io ho avuto agio di notare una sua astuzia di caccia che feci conoscere nello stesso giornale Avicula (N. 95, Anno 1905; n. 154, anno 1910) e che consiste nel fare agire la locomotiva come complice delle sue scorrerie. In una località del Molise tempo fa, e non so se accada ancora, i Lodolai seguivano costantemente i treni in partenza per colpire con più facilità gli uccelletti nascosti tra le siepi fuggenti per lo spavento.

 

FALCO DELLA REGINA
(Falco Eleonorae - Genè)

 Maschio e femmina adulti
Lunghezza totale cm. 35-41.
Tipo chiaro: Becco bluastro. Cera giallognola. Testa grigio-ardesia cupo. Gola e lati del collo giallastri. Abito superiormente grigio-ardesia più chiaro. Inferiormente rossastro con macchie brune. Ali brune. Coda grigia con fasce nella faccia inferiore. Zampe giallognole.

Giovani
Abito superiormente misto di nero, di grigio e di giallo fulvo; inferiormente come 1' adulto. coda grigia con fasce anche nella faccia superiore e punta chiara. Generalmente i giovani appartengono al tipo chiaro.

Maschio e femmina adulti e giovani a tipo scuro
Abito superiormente e inferiormente nero fuligginoso. Coda grigio-scura uniforme o con lievi tracce di fasce scure.

Nido
Agosto. Sul terreno, tra le rocce, tra le pietre.

Uova
2-3 di colorito bianco-giallognolo variamente macchiate di rossiccio e di bruno; millimetri 41,7 x 32,2.

Nutrizione
Uccelli, rettili, insetti.

Area di diffusione
La regione Mediterranea.

In Italia
Sedentario, ma poco abbondante, in alcuni isolotti del mare di Sardegna (Toro e Vacca). In alcune altre località sulle coste di Sardegna e Corsica ecc.. Accidentale e molto raro sul continente, in Sicilia e Malta. 

Utile.              
Il Lamarmora osservò per primo questo Falco che ebbe dall' Isolotto di Toro sito a sud-ovest della Sardegna.
Lo descrisse il Genè che gli diede il nome di Falco eleonorae in omaggio ad Eleonora d'Arborea, saggia “giudicessa” di Sardegna, conosciuta anche con l'attributo di Regina.
 

SMERIGLIO
(Falco aesalon Tunst)

 Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 27.
Becco bluastro. Cera, contorno dell'occhio gialli. Iride bruno-cupa. Fronte, gola, lati del collo, sopracciglie biancastre con macchie scure. Mustacchi accennati appena con qualche macchi allungata bruna sulla base della gota. Parti superiori cenerine bluastre con strie longitudinali nere sullo stelo delle piume con macchie rossastre sul collo. Remiganti primarie nerastre con qualche macchia grigia sul vessillo esterno e con fasce bianche sull'interno. Parti inferiori bianco­rossicce con macchie allungate bruno-rugginose sui fianchi e sui calzoni. Gola bianca. Coda bruno-cenerina con sette fasce fulvicce, con la subterminale nerastra, e la terminale bianca. Piedi gialli.

Femmina
Più grossa. Le piume inferiori listate di rossiccio. Timoniere mediane fasciate di bruno e di grigio, laterali di bruno e di rossiccio. Lunghezza cm. 33.

Giovani
Parti superiori col margine delle piume rossastro e con qualche macchia dello stesso colore. Remiganti macchiate e fasciate di rossastro. Timoniere fasciate di grigio, di bruno e di rossastro.

Nido
Metà di maggio sugli alberi, profittando di altri nidi, e sulle rocce dove accumula pochi steli.

Uova
4-6 bruno-rossiccio-opache con macchie più scure larvate di porporino; mm. 37,9 x 30,3.

Nutrizione
Uccelletti, tordi e giovani pernici.

Area di diffusione
Europa, Asia, Africa settentriona1e.

In Italia
Di comparsa regolare. Non nidifica. La sua nidificazione citata pel Veneto, la Lombardia e l'Emilia non è probabile.

                           In Abruzzo e Molise
Di passo irregolare.  

Dannoso.
È un falchetto vivace che insegue con accanimento tutti gli uccelletti che trova e che si slancia con successo anche contro prede maggiori. Veniva anch'esso ammaestrato per la Falconeria ed era sempre ricercato e preferito per la caccia agli uccelli minori per le sue speciali attitudini e la particolare sua eleganza di movimenti e di volo.

 
FALCO CUCULO
(TinnuncuIus vespertinus Linn.)
  

Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 28-32.
Becco livido nerastro alla punta. Cera e palpebre bruno-rosso-vivo. Parti superiori grigio­bluastre. Le remiganti primarie più nerastre verso la punta. Parti inferiori più pallide. Calzoni e sottoccoda rossastro vivo senza macchie. Coda grigio-nerastra. Piedi rossi.

Femmina
Disopra della testa e del collo fulvo-rossastro. Fronte, gola e gote bianco-fulvicce. Una macchia nerastra sotto l'occhio e un lieve mustacchio nerastro. Parti inferiori rosso-fulve di vario tono con qualche fina stria longitudinale bruna o ne­rastra.

Giovani
Somiglianti alla femmina con la testa striata di bruno. Le parti inferiori più macchiate. Mustacchio più appariscente.

Nidiacei
Con piumino bianco. Becco, cera, piedi ed unghie gialle.

Nido
In colonie, sugli alberi in maggio e giugno profittando di nidi di altri uccelli.

Uova
4-6; di un ovale ottuso; di colorito giallastro; mm. 36,6 x 29,1.

Nutrizione
Insetti e sopratutto ortotteri e coleotteri.

Area di diffusione
Europa centrale ed orientale. Asia ed Africa.

In Italia
Di comparsa regolare non egualmente distribuita: più copiosa nelle province meridionali. Il passo autunnale è sempre più scarso. Non è sicura la sua nidificazione.

In Abruzzo e Molise
Di passo sopratutto primaverile lungo la zona litoranea. Raramente capita nell'interno.

Utile.
Falchetto socievole che si riunisce in branchi numerosi specialmente nell'epoca dei passi e che ha 1'abitudine di posarsi in molti sugli alberi sia per sostare che per appollaiarsi quando è notte. Verso sera diventa più vivace del solito e continua a cacciare anche sull’imbrunire inseguendo, rasente terra, gl'insetti che si sollevano dal terreno. Da tale abitudine ha preso il nome di Vespertino. Poco sospettoso, si lascia facilmente catturare ora con le trappole ed ora col vischio ed una buona esca per esso è il grillo-talpa.
 

 GHEPPlO
(Tinnunculus tinnunculus Linn.)

 Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 32,5-36.
Becco giallo alla base, azzurrognolo nel mezzo, nero all'apice. Cera gialla. Testa e nuca cenerino-bluastre. Baffi nerastri ben distinti. Abito superiormente bruno-rosso vivace con macchie triangolari nere. Inferiormente rosso-sbiadito con macchie bruno-nerastre allungate sul petto e l'addome rotondeggianti sui fianchi. Coda cenerino-bluastra con larga fascia subapicale bruna e l'estremità bianca. Zampe gialle. Unghie nere.

Femmina adulta
Testa e nuca rossiccio-fulve con strisce longitudinali brune. Baffi debolmente segnati. Abito superiormente bruno-rosso meno vivace con macchie triangolari brune, più grandi e più numerose. Coda rossastra con numerose fasce trasversali brune e larga fascia bruna subapicale.

Giovani
Molto somiglianti alla femmina adulta. Abito superiormente un po' più scuro con margini delle penne rossastro-chiaro.

Nidiacei
Cera gialla. Piumino biancastro, leggermente tinto di giallastro superiormente. Piedi gialli. Unghie bruno-pallide.

Nido
Aprile-Maggio. Sugli alberi, sulle rocce, sugli edifici.

Uova
4-6 variabili di forma e di colore: fondo bruno-rossiccio, o bianco-giallognolo con macchie brune più o meno intense; mm. 35 x 27-40 x 32.

Nutrizione
Preferibilmente sorci, insetti, anche uccelli.

Area di diffusione
Europa ed Asia settentrionale; sverna nell'Africa e nell'India.

In Italia
Stazionario, nidificante.

In Abruzzo e Molise
Sedentario, comunissimo dappertutto.  

Utile.
Vive nelle città, nei villaggi, in aperta campagna, sugli alti monti. È esso che mette una nota di vita, col suo frequente e stridente richiamo tra le rovine dei castelli diruti e le balze rocciose delle montagne. Fa vita socievole, sembra in buona armonia coi Corvi, con i Piccioni e con altre specie rupicole ed attaccato alla sua sede prediletta torna ogni anno al medesimo sito all'epoca della nidificazione. Nomi dialettali: Falcinette, Calandrille, Pietrit (colonie albanesi del Molise).

 
FALCO GRILLAIO
(Tinnunculus Naumanni - Flescher)

 Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 28-31,5.
Becco bluastro. Cera gialla. Testa, collo, nuca cenerognolo-bluastri. Abito superiormente bruno-rosso-vivace senza macchie nere. Inferiormente più pallido picchiettato di bruno. Coda cenerino-bluastra, punta bianca, fascia subapicale bruna. Zampe gialle. Unghie giallognole.

Femmina adulta
Testa, collo, nuca rossastri con macchie nerastre piccole e allungate. Abito superiormente idem con macchie più grandi. Coda rossastra, estremità chiara, larga banda subapicale nerastra.

Giovani
Somiglianti alla femmina.

Nidiacei
Cera gialla, piumino bianco. Dorso poco giallognolo. Piedi, unghie gialle.

Nido
Aprile-maggio. Buche degli alberi, rocce, edifici in rovina.        

Uova
4-5 di forma ovale ottusa, spesso molto corta; rossastre con fitte macchie rosso mattone o bruno rosso, mm. 32 x 27-37 x 29.

Nutrizione
Insetti, rettili.

Area di diffusione
Regione Mediterranea fino all'Asia centrale e alla Cina; sverna nell'Africa e nell'India.

In Italia
Stazionario, nidificante. Specie piuttosto rara nella Valle Padana; abbondante nelle province meridionali e nelle isole dove sverna parzialmente.

In Abruzzo e Molise
Mentre nel giornale Avicula (Anno XIV, N.  154) del 1910 dicevo accidentale, ora invece posso dire che s'incontra di frequente in tutte le stagioni e che nidifica. La nidificazione l'ho constatata io stesso avendo potuto osservare in questa primavera molto da vicino, da dietro la vetrata di una mia casa di campagna, una coppia di Grillai che posati sul davanzale si preparavano per la nidificazione in una buca del muro.

 Utile.
Di indole buona, si associa facilmente agli altri falchetti aggregandosi ad essi durante le cacce. Nidifica anche in buon accordo con gli altri nelle medesime località senza mai rendersi importuno e queste sue abitudini e la sua somiglianza col precedente lo fanno facilmente passare inosservato alla maggior parte dei cacciatori che lo confondono col comune Gheppio. In Sicilia sono chiamati Maltesi (Falchettu Maltisi), secondo il Doderlein, perché al tempo dei Cavalieri di Malta veniva da questi recato in tributo al Re dell'Isola nel giorno di S. Giovanni.
 

FALCO PESCATORE
(Pandion haliaetus - Linn.)

 Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 55-65.
Becco nero. Cera azzurrognola. Testa e nuca bianche con strisce longitudinali scure. Una larga fascia brunastra dagli occhi sul collo. Penne della testa e del collo lanceolate. Abito superiormente bruno-scuro con i margini delle penne più chiari. Inferiormente bianco picchiettate di bruno scuro sul collo; sul petto le macchie più larghe formano quasi una banda scura. Coda bruastra con fasce scure poco marcate. Tarsi coperti di piccole scaglie. Piedi bluastri. Unghie nere.

Femmina adulta
Simile per colorito, ma di dimensioni maggiori.

Giovani
Testa e collo bianco-giallastri con fitte macchie scure. Abito superiormente bruno-nerastro coi margini delle penne rossastri o biancastri. Inferiormente bianco con macchie fulve. Sottoccoda giallastro. Piedi grigio-giallastri.

Nidiacei
Cera giallastra. Folto piumino grigio-fumo superiormente con striscia mediana; biancastra inferiormente. Piedi giallastri.

Nido
Aprile-maggio. Sulle rocce, sugli alti alberi, nei vecchi edifici, rozzamente intrecciato di rami, foderato di musco, di enormi dimensioni.

Uova
2-3; mm. 59 x 43-65 X 45; di forma subelittica di color bianco-sporco o giallastro con macchie grigie e rossastre.

Nutrizione
Pesci.

Area di diffusione
L'intiera Europa e tutto l'Emisfero Orientale.

In Italia
Stazionario. Poco abbondante: nidifica nelle grandi isole ed a Montecristo. Di doppio passo altrove.

In Abruzzo e Molise
Raro. Pare che, nidifichi anche, nelle buche del castello di Termoli (Molise) che sporge sul mare, ma la notizia datami dal dottor Cannarsa merita conferma. Un solo individuo fa parte della mia collezione e fu ucciso in detta località il 15 maggio del 1906. 

Dannoso.
Questo grosso ed ardito rapace vive nelle vicinanze delle acque e sa con maestria tuffare il suo artiglio potente nei rapidi corsi dei fiumi e nelle onde agitate dei mari.
Le sue ali poderose e sproporzionate al corpo gli permettono dei voli lunghissimi e d'innalzarsi molto nell'aria, ma alle volte, perché infigge i suoi artigli in qualche grosso pesce, non sono sufficienti a sostenerlo e finisce per essere trascinato dalla vittima e per morire annegato.  

 

RAPACI NOTTURNI

 

Occhi grossi situati in avanti. Dita ordinariamente ricoperti di piume o di peli. Piumaggio morbido e soffice.

  

FAMIGLIA DEI BUBONIDI
(Bubonidae)

 

Becco tozzo e convesso. Tarsi lunghi come le dita per lo più piumati. Unghie liscie. Disco facciate arrotondato.

 
GUFO REALE
(Bubo bubo Linn.)

 Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 66.
Becco robusto, nerastro. Dischi facciali grigio-giallastri picchiettati di bruno. Ciuffi lunghi, nerastri bordati di rossastro. Abito superiormente fulvo-giallastro, più chiaro sulla testa e sul collo, con numerose e grandi macchie bruno-nerastre. Mento, gola e mezzo del petto biancastri con uno stretto collare giallognolo picchiettato di nero. Parti inferiori rosso-giallastre con grandi macchie longitudinali brune e strisce trasversali ondulate nerastre. Ali e coda rossastre fasciate più o meno di bruno. Tarsi e dita interamente piumati, rossastri picchiettati di bruno. Unghie bruno-nerastre.

Femmina adulta
Di colorito uguale, ma di dimensioni maggiori.

Giovani
Di colorito meno vivace e più macchiato di bruno.

Nidiacei
Piumino bianco, leggermente tinto di fulvo superiormente.   

Nido
Aprile. Depone le uova, senza costruire un vero nido, sul terreno, nelle cavità delle rocce, nelle buche dei grossi alberi.

Uova
2-3 ovali rotondeggianti, bianche da millimetri 56 x 48 a 61 x 50.

Nutrizione
Grossi e piccoli mammiferi a cominciare dalle lepri, uccelli, rettili, insetti.

Area di diffusione
Tutta l'Europa e parte dell'Africa settentrionale ; sull'Imalaia in Asia.

In Italia
Stazionario; poco copioso ed in rilevante diminuzione; più abbondante durante la stagione fredda per individui che giungono dal Nord; manca in Corsica, in Sardegna ed a Malta. 

In Abruzzo e Molise
Stazionario, scarso. Siccome abita i grossi boschi e di questi i luoghi più inaccessibili, come le pareti erte e scoscese delle montagne, così è più facile catturarlo durante l'inverno allorquando, spinto dalla fame, diventa erratico. In detta stagione si trovano anche individui di passo. Il suo forte e rauco ululato spaventa di notte i pastori ed i nostri montanari. Nomi dialettali: Ufe, Galle ualane.  

Dannoso.
Nidifica nel cavo dei grossi alberi e negli spacchi delle rocce ed è costante a deporre le uova sempre nel medesimo posto. Spesso trova rifugio anche nei grossi edifici della città. Si addomestica facilmente e si adopera per la caccia dei Falchi, dei Corvi, delle Gazze, dei Tordi, dei Merli ecc., come si fa con la Civetta per gli uccelli minori.  

ASSIOLO
(Pisorhina scops Linn.)

Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 18.
Becco bruno-nerastro. Ciuffi fulvicci misti di grigio-nero. Dischi facciali non continui. Faccia grigia screziata di rossastro e di bruno. Abito superiormente grigio-chiaro finemente screziato di bruno, misto a sfumature biancastre e fulvicce. Mento biancastro. Parti inferiori simili alle superiori, ma più chiare. Coda grigio-rossastra, con fasce brune. Tarsi piumati, fulvo-rossastri picchiettati di bruno. Dita e unghia brune.

Femmina
Di colorito uguale. Dimensioni maggiori.

Giovani
Come gli adulti.

Nidiacei
Con abbondante piumino bianco.

Nido
Maggio. Depone le uova nelle buche degli alberi, nelle fenditure dalle rocce e nei nidi abbandonati di altri uccelli, sopra uno strato di musco e di avanzi della sua digestione.

Uova
4-6 di forma rotondeggiante, di colorito bianco puro, da mm. 28 x 25 a 30 x 26.

Nutrizione
A preferenza insetti, topi, rane, uccelletti.

Area di diffusione
Europa centrale e meridionale. Asia centrale.

In Italia
Comune sopratutto come specie estiva, sverna parzialmente nelle isole e nelle province meridionali, talora anche nelle centrali.

In Abruzzo e Molise
Comunissimo dappertutto dalla primavera all'autunno; qualche individuo sverna anche tra noi. Ho trovato il suo nido oltrecchè nei soliti luoghi, anche nei crepacci dei terreni argillosi, lungo il pendio dei monti. Nomi dialettali: Cchiù, Chiuove, Chiuvettella.  

Utile.
È il più comune Rapace notturno che annunzia la sua presenza in primavera ed in estate con quella sua nota monotona, cadenzata, dolcemente flautata che gli ha procurato il nome in molte parti d'Italia. Si stabilisce dappertutto sia nei boschi che nei terreni a coltura. In qualche località si adopra anch'esso per la caccia.

CIVETTA
(Carine noctua - Scop)

Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 24.
Becco giallo-verdastro. Senza ciuffi. Faccia e sopracciglio biancastri misti a bruno. Mento e collo biancastri con un collare bruno sulla gola. Abito superiormente bruno-cenerognolo tendente più o meno al rossiccio, macchiato largamente di bianco-fulviccio. Inferiormente biancastro striato di bruno. Ali brune con macchie bianco-fulve. Coda bruna con fasce trasversali più chiare. Tarsi piumati, biancastri, senza macchie. Dita con peli radi, biancastri. Unghie brune.

Femmina
Di colorito meno vivace. Di dimensioni maggiori.

Giovani
Simili alla femmina pel colorito generale. Più lavati di rossiccio, con macchie biancastre meno distinte.

Nidiacei
Piumino bianco, poi grigio.

Nido
Aprile-Maggio. Depone le uova nelle buche degli alberi, degli edifici, delle rovine dei tetti, sopra cenci, peli, detriti vegetali, ammucchiati senza fabbricare nido.

Uova
4-6 rotondeggianti, bianche; da mm. 31 x 26 a 34 x 28.

Nutrizione
Topi, pipistrelli, uccelletti, rettili, insetti.

Area di diffusione
Europa centrale, meridionale; Marocco.

In Italia
Stazionaria e comune.

In Abruzzo e Molise
Stazionaria e comunissima dappertutto sia nell'abitato che in campagna. È ritenuto, come il Barbagianni, uccello di cattivo augurio. Nomi dialettali: Civetta, Ciuvetta, Cevetta, Cuccuvaglia, Cuccuveggia. 

Utile.
È il rapace notturno che meno teme la luce del giorno e non di rado si vede cacciare in pieno meriggio sbucando da qualche albero o da qualche vecchia fabbrica diroccata. Si allevano per la caccia dei piccoli uccelli e si addestrano bene a fare da zimbello scendendo a terra, montando sulla gruccia, movendosi e facendo inchini e riverenze.  

CIVETTA MINORE
(Glaucidium passerinum - Linn.)

 Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 13.
Becco giallastro. Faccia grigio-bruna picchiettata di bianco. Sopracciglio e un mezzo collare bianchi. Abito superiormente bruno-cenerognolo con sfumature rossastre e spesse macchie biancastre rotondeggianti formanti talvolta un mezzo collare sulla nuca. Inferiormente bianco macchiato longitudinalmente di bruno. Fianchi bruni con strisce biancastre. Coda bruno-rossastra, con cinque o sei fasce biancastre. Tarsi e dita con fitte piume setolose biancastre o grigie miste a bruno. Unghie bruno-nerastre.

Femmina
Di colorito simile. Di dimensioni maggiori.

Giovani
Di colorito più cupo superiormente e più giallognole inferiormente. Macchie bianche meno numerose.

Nido
Aprile-maggio. Depone le uova nelle buche degli alberi senza fabbricare nido.

Uova
3-4 di forma più o meno allungate, bianche, mm. 24,5 x 25,5.

Nutrizione
Topi, uccelletti, insetti.

Area di diffusione
L'Europa centrale, dalle Alpi orientali fino alle regioni nordiche.

In Italia
Di comparsa irregolare. Non nidifica. Rara sulle Alpi della Lombardia, del Veneto e del Trentino. 

Utile.
È il più piccolo rapace notturno, poco più grosso di un passero comune.
 

GUFO COMUNE
(Asio otus - Linn.)

Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 36.
Becco bruno. Ciuffi lunghi ed erettili nerastri col bordo esterno rossastro e l'interno biancastro. Dischi facciali bruno-fulvicci, nerastri sino all'occhio. Abito superiormente grigio giallastro, striato longitudinalmente di bruno scuro e molto finemente di macchie brune trasversali. Inferiormente giallo-fulvo con larghe macchie longitudinali brune e altre più strette trasversali. Fianchi, addome bianchi. Ali e coda fasciate di bruno e  di grigio. Tarsi e dita piumati rosso-giallastri. Unghie brune.

Femmina
Di dimensioni maggiori.

Giovani
Di colorito generale più pallido.

Nidiacei
Piumino in principio bianco, poi leggermente rossastro misto a bruno.

Nido
Marzo-aprile. Depone le uova nei nidi abbandonati di Scoiattoli, Gazze, Pojane ecc.

Uova
4-6 di color bianco puro opaco; millimetri 41  x 33 circa.

Nutrizione
Topi, ratti, piccoli uccelli, insetti.

Area di diffusione
L'Europa, tranne la parte più settentrionale; l'Asia fino al Giappone; l'Africa settentrionale.

In Italia
Stazionario, comune.

In Abruzzo e Molise
Sedentario, scarso, più frequente sui Monti. Nomi dialettali: Ufe.

Utile.
Abita a preferenza i monti boscosi e scende in collina ed al piano in autunno, epoca in cui si può trovare dappertutto.

GUFO DI PADULE
(Asio accipitrinus - Pall)

 
Maschio e femmina adulti

Lunghezza totale cm. 38.
Becco nerastro. Ciuffi corti, poco distinti. Dischi facciali bianco-giallognoli striati di nero. Cerchio nero attorno agli occhi. Abito superiormente brunastro misto a fulviccio e a bianco-giallognolo. Inferiormente giallo-rossiccio con sole strie longitudinali brune più fitte sul petto.
Ali rossastre fasciate di scuro. Coda bianco-fulva con fasce nerastre. Tarsi e dita finemente piumati, giallognoli. Unghie nerastre.

Nidiacei
Piumino bianco inferiormente, leggermente rossastro superiormente e  con quattro strisce longitudinali scure.

Nido
Aprile-maggio, sul terreno.

Uova
4-8 di forma allungata, di color bianco opaco mm. 41 x 31,6.

Nutrizione
Piccoli uccelli, rettili, pesci, insetti.

Area di diffusione
Europa, Asia, America, Africa tranne la parte occidentale.

In Italia
Stazionario ed abbondante come specie di doppio passo.

In Abruzzo e Molise
Sedentario, comune all'epoca dei passi e specialmente in quello autunnale. Nomi dialettali: Ufe, Ciuvetta cu le corna. Nell'Ottobre del 1893 avemmo un passo straordinariamente abbondante di Gufi di Padule ed ebbi la sorpresa di incontrarne un branco di una cinquantina d'individui in un pianalto (piane di Ripa) nelle vicinanze di Campobasso.  

Utile; ma meno del precedente suo congenere poiché pare che vada a caccia più di uccelli che di topi. Nidifica in montagna ma al tempo dei passi si trova comunemente nei luoghi palustri ed, acquitrinosi, lungo le giungaie di qualche fiume o torrente ed in generale in tutti i siti umidi.  Di giorno rimane appollaiato per terra.
 

GUFO SELVATICO, ALLOCCO
(Syrnium aluco – Linn.)

Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 40.
Becco giallastro. Senza ciuffi. Dischi facciali bianco-fulviccio con leggeri cerchi concentrici bruni. Mento e gola biancastri. Abito superiormente cenerino-grigiastro con larghe macchie longitudinali e piccole strie trasversali a zig-zag brune, grandi macchie bianche rotondeggianti. Inferiormente bianco-fulviccio con macchie longitudinali e a zig-zag. Ali e coda brunastre con fasce più scure. Tarsi e dita piumati, biancastri picchiettati di bruno. Unghie brune.

Femmina
Di dimensioni maggiori. Di colorito più rossiccio.

Giovani
Simili alla femmina per colorito.

Nidiacei
Piumino bianco in principio, poi giallastro nei maschi, rossastro nelle femmine.

Nido
Marzo-aprile. Nidifica nei buchi degli alberi, nelle tane, nei nidi abbandonati di altri uccelli, sul terreno.

Uova
3-6 rotondeggianti di color bianco puro, millimetri 45 x 40.

Nutrizione
Topi, toporagni, talpe, uccelletti, rettili, insetti.

Area di diffusione
Europa, regione mediterranea, Asia.

In Italia
Non uniformemente distribuito e poco copioso: può dirsi raro nelle province meridionali ed in Sicilia. Manca in Corsica e nella Sardegna.

In Abruzzo e Molise
Stazionario, scarso.

Utile.
Vive nei boschi ma si stabilisce anche sugli edifici per fare la caccia ai topi che rappresentano il cibo preferito ed abituale. Si addomestica con facilità.
 

GUFO DEGLI URALI
(Syrnium uralense - Pall)

 Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 60.
Becco giallo-scuro. Senza ciuffi. Dischi facciali completi; grigio chiari. Abito superiormente grigio-biancastro largamente macchiato di bruno. Inferiormente bianco-giallognolo striato di scuro. Ali grigio-brune con larghe fasce brune e punta chiara. Coda molto lunga grigio-bruna picchiettata di biancastro. Tarsi e dita fittamente piumati.

Femmina
Di dimensioni maggiori.

Nido
Nelle foreste di alta montagna a preferenza di conifere.

Uova
2-4 di forma rotondeggiante, di color bianco puro, mm. 48,3 x 31,7.

Nutrizione
Piccoli mammiferi, uccelletti, rettili, insetti.

Area di diffusione
Europa settentrionale, Siberia. In inverno nell'Europa orientale fino alla Penisola Balcanica, Croazia, Slavonia.

In Italia
Di comparsa irregolare, non nidifica. Sono state accertate finora solo cinque catture: la prima anteriore al 1880, l'ultima nel 1911, due presso Trieste, tre nel Friuli. 

Dannoso.
Il Pallas per primo trovò questo Rapace nei monti Urali. Abita di preferenza i luoghi rocciosi e le foreste.
 

CIVETTA CAPOGROSSO
(Nyctala Tengmalmi - G. M.)

Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 24.
Becco giallastro. Senza ciuffi. Dischi facciali biancastri con sfumature grigie. Penne nere attorno all'occhio. Abito superiormente grigio-bruno-rossastro variamente macchiato di bianco. Inferiormente bianche o biancastre con macchie longitudinali brune sul petto e trasversali sui fianchi. Ali chiare con macchie bianche. Coda più scura con fasce bianche. Tarsi e dita piumati bianco-rossiccio.

Femmina
Di dimensioni maggiori. Con macchie bianche più numerose superiormente. Giro nero attorno all'occhio più marcato.

Giovani      
Inferiormente di colorito più oscuro e rossastro con le macchie meno bianche, e inferiormente biancastro con macchie rossicce.

Nidiacei
Piumino bianco, poi bruno fuligginoso.

Nido
Aprile-giugno. Nelle alte foreste, nei buchi degli alberi.

Uova
5 a 7 o anche 10, di color bianco opaco, mm. 33,1 x 26,6.

Nutrizione
Piccoli mammiferi, uccelletti, insetti.

Area di diffusione
Europa settentrionale e centrale fino ai Pirenei, le Alpi e i Carpazi, l'America Settentrionale, l'Asia settentrionale.

In Italia
Vive sulle Alpi dove è raro. Pare che non vi siano state finora catture di questa specie in altre località.
Questa Civetta che ha preso il suo nome dalla sua larga testa con enormi aperture auricolari è un'abitatrice, degli annosi boschi montani e di tutte le estese foreste. È uccello timido, amante dell'oscurità, insocievole.

 
FAMIGLIA STRIGIDI
(Strigidae)

 
Il disco facciate forma un collare completo continuantesi al disotto del becco. Dita glabre o con qualche pelo.

 
BARBAGIANNI
(Strix flammea - Linn)

 Maschio adulto
Lunghezza totale cm. 36.
Becco giallastro-chiaro. Disco facciale bianco puro. Giro rossastro attorno all'occhio. Abito superiormente giallo-fulvo brillante striato di cenerognolo-bluastro e macchiettato di nero e bianco. Inferiormente bianco candido o bianco giallognolo con rare macchiette scure. Ali e coda rossastre con fasce trasversali brune poco distinte. Dita e unghie brune.

Femmina
Di dimensioni maggiori.

Giovani
Superiormente di colorito più pallido. Inferiormente più macchiati di bruno.

Nidiacei
Becco e cera gialli. Piumino bianco.

Nido
Marzo-aprile, nelle soffitte, negli edifici abbandonati, nelle torri.

Uova
3-7 di forma ellittica di color bianco opaco mm. 39,4 x 30,6.

Nutrizione
Piccoli mammiferi, per lo più uccelli, rettili.

Area di diffusione
L'Europa tranne la parte più settentrionale, le isole Atlantiche e l'Africa settentrionale.

In Italia
Stazionario, comune.

In Abruzzo e Molise
Comunissimo nell'abitato e in campagna dove preferisce i tetti e le colombaie, in cui non molestando i piccioni, come ho sempre constatato, fa buona guardia pei topi e pei ratti.
Come la Civetta è ritenuto dalle nostre popolazioni uccello di cattivo augurio e contro il malefizio viene inchiodato sulle porte delle osterie, delle stalle, delle cantine e dei forni invece di essere protetto come distruttore di talpe e di topi. La fantasia popolare crede che le sue ali nell'oscurità della notte, siano le mani di un fantasma mosse ed agitate a far richiami. Nomi dialettali: Facciomme, Facciolle, Lucchere, Varvaianne.  

Utile.
Stazionario dappertutto nelle località adatte. Molto timido, durante il giorno si rincantuccia nei luoghi più oscuri e se molestato non reagisce. È caratteristico il verso che fanno i piccoli e che ricorda il russare dell'uomo: mentre la nidiata russa tutta notte nei suoi nascondigli, disputandosi la preda, gli adulti continuano la caccia emettendo in primavera e nell'estate di tratto in tratto, un aspro e breve richiamo.

  

INDICE ALFABETICO

DEI NOMI ITALIANI DEI RAPACI

 

Albanella                    

pag.    25

Albanella minore 

29

Albanella pallida  

27

Albanella reale

28

Aquila   Anatraia maggiore

42

Aquila   Anatraia minore                 

43

Aquila  del Bonelli

44

Aquila   di mare

47

Aquila   imperiale

39

Aquila   minore

45

Aquila   orientale                            

41

Aquila   rapace

40

Aquila   reale

36

Assiolo                                                                        

74

Astore

21

Astore Levantino                           

22

Avvoltoio

11

Avvoltoio degli Agnelli

17

Avvoltoi (Famiglia degli)                                           

9

Barbagianni

84

Biancone

48

Bubonidi (Famiglia dei)

73

Capovaccaio

15

Civetta

76

Civetta capogrosso                             

83

Civetta minore

77

Falco Cuculo                                    

66

Falco della Regina

64

Falco Grillaio

69

Falco minore

59

Falcone                                           

58
Falcone di Barberia 60

Falconidi (Famiglia dei)                  

19

Falco pecchiaiolo

53

Gheppio

68

Gipeti (Famiglia dei)                                

17

Girifalco d'Islanda

57

Grifone

13

Gufo comune                      

78

Gufo degli Urali

82

Gufo di padule

79

Gufo Reale

73

Gufo selvatico, Allocco

81

Lanario

56

Lodolaio

61

Nibbio bruno

52

Nibbio reale

50

Ordine dei rapaci

9

Poiana

31

Poiana  calzata

35

Poiana  minore

33

Poiana  dalla coda bianca

34

Rapaci  diurni

9

Rapaci  notturni

72

Sacro

55

Smeriglio

65

Sparviere                              

23

Strigidi (Famiglia)

84

 

INDICE ALFABETICO
DEI NOMI LATINI DEI RAPACI

 

Accipitor nisus - Linn  

pag.  23

Aquila chrysaetus Linn                    

36

Aquila  heliaca Sav                     

39

Aquila  maculata Gm.                       

42

Aquila  orientalis Cab                   

41

Aquila  pomerana Brechm              

43

Aquila  rapax Remm                     

40

Archibuteo lagopus Gm.

35

Asio accipitrinus - Pall             

79

Asio otus – Linn

78

Astur brevipes - Severtz                

22

Astur palumbarius Linn

21

Bubo bubo Linn                            

73

Bubonidae

73

Buteo buteo - Linn                   

31

Buteo buteo desertorum Arrig. D. Oddi

33

Buteo ferox S. Gm.                         

34

Carine noctua - Scop

76

Circaetus gallicus Gm.

48

Circus acrarus S. Gm.                      

27

Circus aeruginosus Linn

25

Circus cianeus Linn                        

28

Circus pygargus Linn

29

Falco aesalon Tunst                          

65

Falco barbarus Linn

60

Falco Eleonorae – Genè           

64

Falco pescatore     

71

Falco Peregrino Tunst

58

Falcus punicus Levaill

59

Falco subbuteo Linn

61

Glaucidium passerinum – Linn

77

Gypaëtus Barbates Linn

17

Gyps fulvus Gm.

13

Haliaetus albicilla Linn

47

Hierofalco cherrug  J. E. Gray                

55

Hierofalco feldeggi Schl

56

Hierofalco Islandus Gm.                      

57

Milvus koschun S. Gm.

52

Milvus milvus Linn               

50

Neophron percnopterus Linn

15

Nisaetus fasciatus Vieill

44

Nisaetus pennatus Gm.

45

Nyetala Tengmalmi - G. M. 

83

Pandion haliaetus - Linn

71

Pernis apivorus Linn

53

Pisorhina scops Linn

74

Rapaces

9

Strigidae              

84

Strix flammea - Linn

84

Syrnium aluco - Linn

81

Syrniurn uralense - Pall

82

Tinnunculus Naumanni - Flescher

69

Tinnunculus tinnunculus Linn

68

Tinnunculus vespertinus Linn

66

Vulturidae

9

Vultur Monachus Linn

11

  

INDICE ALFABETICO
DEI NOMI DIALETTALI DEI RAPACI

 

Achila ossaja                              

pag.      19

Astole

22

Astole de Pantane                                                                 

26

Calandrille

69

Cchiù                                                                          

75

Cevetta

77

Chift                                        

51

Civetta       

77

Ciuvetta                                     

77

Ciuvetta cu  le corna                       

80

Chiuove 

75

Chiuvettella                               

75

Cuccuvaglia     

77

Cuccuveggia                                              

77

Facciolle                                                                       

85

Facciomme

85

Falcinette

69

Falchettu maltisi

71

Galle Ualane

74

Inguot'ossù

19

Lucchere

85

Nibble

51

Nigghie

51

Pietrit

69

Quebranta-huesos

19

Stole

22

Store, Stole

22

Ufe

74, 79, 80

Varvaianne

85

 

 

 Finito di stampare nella Tipografia Tirelli di Angelo Marinelli il giorno 7 settembre 1920.