Estratto dall'Annuario dell'Istituto Tecnico Provinciale "Leopoldo Pilla", Campobasso, 1925, 231-255


Premetto che per gli studi intrapresi sulla fauna del Molise e dell'Abruzzo io non ho potuto trarre profitto alcuno da lavori precedenti poiché da noi sono sempre mancati gli osservatori e gli studiosi di questa branca delle Scienze Naturali; non ho potuto avvalermi di faune limitrofe poiché mancano le Raccolte complete regionali condotte con puri criteri scientifici; non ho potuto far capo agli Istituti zoologici delle nostre Università poiché non ce n'è uno che offra non dico serie numerose ma almeno qualcheduna di esemplari delle faune locali: se in essi v'è qualche animale impagliato mancano i crani per gli indispensabili studi comparativi. Non ho potuto nemmeno profittare della Raccolta dei Vertebrati italiani fondata dal compianto prof. Giglioli in Firenze, poiché anche in essa scarseggiano quelli delle nostre province ed ho dovuto così da solo, lontano da ogni centro di studio, senza nessun appoggio, tra 1'indifferenza generale, con mezzi finanziari sempre molto limitati, cominciare come suol dirsi ab ovo. Ho dovuto quindi studiare dapprima gli animali in piena campagna, poi ho dovuto catturarli, raccoglierne il maggior numero possibile, prepararli con criteri moderni, studiarli, catalogarli e infine paragonarli non solo a quelli d'Italia ma agli altri di Europa.
Son venuto così a poco a poco formando una completa e ricca raccolta di animali in serie, raccolta sempre in via di aumento, di grande importanza scientifica che può essere giustamente valutata soltanto dai cultori ditali discipline.
Infatti il prof. Ghigi dell'Università di Bologna, venuto espressamente per conoscere i risultati della mia lunga fatica, il 22 Agosto 1923 scriveva nel libro dei visitatori:
“La Collezione Altobello è la più ricca collezione locale  che io abbia veduto. La raccolta dei Mammiferi
è altresì di eccezionale importanza, sia pel numero degli esemplari, sia per le forme locali che essa contiene.
Chi voglia studiare i mammiferi d'Italia non può ormai esimersi dall'esaminare gli esemplari raccolti dal Dottor Altobello, al quale con animo commosso di vecchio compagno di Università porgo le più vive congratulazioni, augurando che altri medici, in altre regioni d'Italia, seguano il suo esempio che si riallaccia a quello dato da tanti altri Medici insigni che non sdegnarono, come Francesco Redi, dedicarsi allo studio delle Scienze Naturali pure, contribuendo efficacemente al progresso di queste”.

E la mia Raccolta non è e non dovrà rimanere una mostra di reliquie animali, essa dovrà offrire invece un largo campo d'indagine agli studiosi come offre a me il materiale necessario per le osservazioni che vado a poco a poco pubblicando.
Il prof. Lombardini di Firenze, visitatore della mia Collezione per sue ricerche speciali, lasciava scritto fra l'altro:
“Gli studi comparativi e biologici non sono possibili senza queste collezioni di indole regionale e fatte con criteri rigorosamente scientifici.
Al plauso unisco i ringraziamenti più sentiti perchè il prof. Altobello, anima di vero studioso, non ebbe alcuna esitazione a mettermi a disposizione il suo importante museo per la ricerca di Acari di cui credo aver trovato forme non ancora conosciute”.

Dalle ricerche finora compiute, dalle mie numerose osservazioni condotte tra difficoltà di ogni genere per la estensione della regione esplorata, per la limitata localizzazione di alcune specie, per la scarsezza di altre, per la continua mancata cooperazione, difficoltà che avrebbe esaurita una passione che fosse stata solo del momento, credo di essere autorizzato a queste conclusioni: che le descrizioni riportate in ogni pubblicazione, in ogni manuale ed in ogni trattato sui vertebrati italiani non hanno pei nostri quella precisione e quella esattezza che la scienza richiede; che la maggior parte dei vertebrati del Molise e dell'Abruzzo presenta caratteristiche speciali che li fanno distinguere da quelli finora conosciuti.
La facies zoologica che io ho riscontrato esaminando ad una ad una le specie locali potrà essere italiana, se troverà riscontro in quella delle altre località della nostra penisola, e potrà invece rimanere esclusivamente regionale se sarà limitata a questa nostra terra di cui mi sono occupato.
Le forme che maggiormente differiscono appartengono a quegli animali sedentari i quali strettamente legati ai luoghi che li hanno visti nascere, hanno maggiormente subito le diverse influenze dell'isolamento, dell'ambiente, del nutrimento, dei nuovi costumi e delle modificazioni che l'evoluzione e 1'involuzione ha impresso durante tutta la vita della specie dalla rigogliosa giovinezza sino alla sua più tarda vecchiaia.
Il Matschie pensa giustamente che i bacini idrografici abbiano molto contribuito sulle modificazioni che si riscontrano nelle specie ed infatti quale maggiore barriera delle acque offre la terra per l’isolamento dei gruppi animali? Io cercherò di proposito d'indagare nelle nostre forme locali l'influsso di un tale fattore e sarò ben lieto se potrò contribuire con le mie modeste osservazioni all'importante quistione che merita considerazione da parte di ogni studioso.
Il fatto è che ogni specie presenta una somma di modificazioni importantissime e che non è vana fatica conoscerne le cause, i limiti e la portata.
Le ricerche moderne hanno oramai messo in chiaro, dice il Camerano, (Camerano L. - Ricerche intorno ai Camosci - Parte  Ia - Torino 1913) che tutte le forme animali presentano un campo di variazioni dei loro caratteri più o meno ampio, nel quale i caratteri stessi oscillano tra un massimo ed un minimo che possono rimanere costanti per un dato periodo di tempo.
Gli studi microscopici di laboratorio un po' dappertutto, ma specialmente in Italia, hanno fatto molto trascurare il macro pel micro-organismo e i Vertebrati sono stati gli esseri più trascurati e ritenuti fin troppo noti perché abbastanza visibili ad occhio nudo: ora io cerco del mio meglio di seguire i maestri revisionisti quali il Camerano per l'Italia, il Trouessart per la Francia, il Cabrera per la Spagna, il Matschie, il Thomas, il Barrett-Hamilton, il Miller per l'Europa.
A proposito poi degli animali da me studiati, fo rilevare una concomitanza di vedute con un insigne studioso della fauna italiana, il prof. Festa dell'Università di Torino, al quale chiedo venia se riporto alcuni brani di una sua gentilissima lettera:
“Io avevo già da tempo pronti due lavori sull'Orso dell'Abruzzo e sul Lupo dell'Italia meridionale e, combinazione, avevo assegnato alle due forme che anch'io considero diverse dall'Ursus arctos e dal Canis lupus (Linneo) gli stessi nomi che la S. V. loro assegnò.
Attendevo per pubblicare detti lavori di poter avere un numero maggiore di esemplari per poter dare dei caratteri distintivi ben sicuri.
Ella mi ha prevenuto! Lei fortunato!”

L'illustre prof. Matschie dell'Università di Berlino, compiacendosi dei miei studi, mi scriveva:
“La di lei fauna del Molise e dell'Abruzzo contiene tante indicazioni preziose per i miei importanti disegni di ricerche.
Io sono disposto ad inviarle in cambio mammiferi tedeschi per dimostrarle che questi hanno un aspetto differente dai di lei animali dell'Abruzzo che non hanno nessuna ragione di essere riferiti a razze di Linneo provenienti per la massima parte dalla Svezia: devono perciò essere considerate come nuove”
.

Fissando dunque le sole più importanti variazioni e differenze che presentano alcuni Vertebrati, io metto in rilievo le seguenti specie e sottospecie che vengono ad arricchire il comune patrimonio zoologico e tralascio di occuparmi più oltre di due forme di cui ho fatto cenno in precedenti lavori, Gen. Talpa e Muscardinus, poichè per la Talpa le caratteristiche rilevate si riducono a sole trascurabili maggiori dimensioni di alcune parti del corpo e pel Moscardino a sole estensioni maggiori di colorito bianco delle sue parti inferiori. Sarei anche di avviso di non tener conto nemmeno del nostro rappresentante del genere Glis giacchè anche per questo animale le poche differenze rilevate si limitano al solo colorito, ma siccome sono state catalogate dal Barret-Hamilton altre due forme per l'Italia, già ammesse dal Miller, così debbo anch'io far notare quella della nostra regione che ha più ragioni per essere messa in rilievo essendo la più grossa di tutta Europa.
Per un più facile riconoscimento delle forme locali e di quelle italiane ho compilato anche una chiave che fo seguire ai pochi cenni descrittivi.

 

ORD. INSECTIVORA

SOREX SAMNITICUS
Toporagno


Nomi dialettali: Mporchia, Porchia, Purchiettella (Campobasso); Torchia (Busso); Corchia (Baranello); Cecaruole (S.Massimo); Sorgerinola (Guardiaregia) ; Muscaruole (Pescasseroli) Crocchie, Crucchie, Sorge de Pajara (Teramo).

Tutti questi nomi dialettali sono dati egualmente sia ai componenti del Gen. Sorex che a quelli dell’affine Gen. Crocidura.                

Form.
dent.

3

+

3

+

1

+

6

+

1

+

3

+

3

=

20

=

32

3

1

1

2

1

1

3

12

Il Genere Sorex, della famiglia Soricidae, ha avuto tre soli ricercatori in Italia: il Bonaparte, il Cornaglia, il Miller. La specie S. Antinori del primo non è stata dopo riconosciuta; quella del Cornaglia, S. intermedius, non è stata più rinvenuta, rimane quindi la sola sottospecie del Miller, S. minutus lucanius unitamente alle forme note S. araneus, S. a. tetragonurus, S. alpinus, S.minutus.
Il Sorex samniticus, i cui esemplari che posseggo sono stati tutti catturati tra i 600 e i 1000 metri di altitudine, si discosta da tutte le altre specie e sottospecie europee pel suo colorito e per diversi spiccati caratteri cranici.
Il forame lacrimale si apre sul prolungamento della linea che divide a metà il mesocono del primo molare.
La direzione degli unicuspidi superiori è speciale in questo Soricide: il primo è diretto in avanti, il secondo perpendicolarmente in basso, il terzo ed il quarto indietro, il quinto anch'esso in basso. Il secondo di questi denti è il più grosso ed anche il più lungo degli altri da arrivare all'altezza del primo lobo dell'incisivo anteriore.
L'incisivo inferiore è impiantato orizzontalmente alla mandibola e non fa quindi angolo con l'osso.
Il premolare inferiore ha due punte.
Tutte le parti estreme dei denti sono colorite di rosso­castano o di mogano-scuro.

 

Fig. I

Profilo superiore del cranio ingrandito di S. samniticus

Fig. II

Incisivo inferiore e margine della mandibola

Fig. III

Primi denti superiori ed inferiori ingranditi 3 volte

Fig. IV

Cranio di grandezza naturale di sopra e di sotto

 

La descrizione completa e minuta di questo nuovo insettivoro è riportata nel Bollettino zoologico della R. Università di Roma (Anno 1925).
Debbo solo qui rettificare un errore in cui sono incorso nel parlare della coda e correggo col dire che la coda è rotondeggiante e non quadrangolare, presenta una o più strozzature verso la base e che in certi individui appare tutta nodosa dalla base all'apice per la forma dei capi articolari delle vertebre. Il suo solco inferiore è sempre poco evidente.
Dall'epoca in cui feci conoscere questa nuova specie, Novembre 1925 sino ad oggi, 31 Maggio 1926, è aumentata la mia Raccolta di altri due esemplari: una femmina gravida con cinque embrioni bene sviluppati inviatami da Bonefro (alt. m. 301) dalla contadina Santoianni Rosa ed un maschio da me catturato il 13 Maggio corrente in territorio di Busso, contrada Acquanoce (alt. m. 950). Conservo poi le sole mascelle di un altro individuo da me rinvento in via di putrefazione nella contrada Vazzieri (alt. m. 700) nei pressi di Campobasso.
I dati di misurazione dei due esemplari sono i seguenti:

Località

Num.

Testa e corpo

Coda

Orecchio

Piede

Osservazioni

Bonefro

526

mm. 70

36

6,5

12

Femmina con 5 embrioni. Coda nodosa in tutta la lunghezza.

Busso

528

mm. 65

30

7

12

Coda con sole due nodosità verso la base.

 

MISURE CRANICHE

Numero

Lunghezza condilo basale

Larghezza lacrimale

Larghezza scatola cranica

Profondità scatola cranica

Fila denti superiori

Fila denti inferiori

526

mm. 19

4

9

5

8,5

8

528

mm. 19

3,5

9

5

7

8


Misure medie degli adulti:
Testa e corpo mm. 70 - Coda 30 - Orecchio 7 – Piede 12 - Cranio 19,5 x 9.

 

CHIAVE
pel riconoscimento delle forme italiane
 

Incisivo anteriore-superiore con lobo basale alto poco meno del cuspide anteriore. I° e 2° unicuspide subeguali e più larghi del 3°.

S. araneus

Incisivo id. id. unicuspide id. id. dorso biancastro.

S.a. tetragonurus

Incisivo anteriore-superiore con lobo basale alto quanto il suo cuspide anteriore. 1°, 2° e 3° unicuspidi subeguali.

S. minutus

Incisivo id. id. l°, 2° e 3° id. id. ma più grandi.

S. m. lucanius

Incisivo anteriore-superiore con lobo basale alto quanto la metà circa del cuspide anteriore. 1°, 2° e 3° unicuspidi gradualmente più piccoli, il 4° bru­scamente più piccolo.

S. alpinus

Incisivo anteriore-superiore con lobo basale alto molto meno del cuspide anteriore .1°, 2° e 3° unicuspidi disuguali, il 2° più lungo e poco più largo.

S. samniticus

   

FAM. ERINACEIDAE

ERINACEUS EUROPAEUS MERIDIONALIS
Riccio

 Nomi dialettali: Ricce; Puorche spine (Molise ed Abruzzo) - Colonie albanesi del Molise: Rizz, Rize, Rizi.                  

Form.
dent.

3

+

3

+

1

+

6

+

1

+

3

+

3

=

20

=

36

3

2

1

4

1

2

3

16

Le forme E. e. italicus ed E. e. consolei hanno indubbiamente bisogno di maggiori osservazioni poiché da quanto risulta dalle descrizioni degli autori la differenza della prima dalla specie tipo si riduce solamente a sfumature di colorito e quella della seconda a una caratteristica ossea che essendo stata riscontrata su di un solo esemplare può anche lasciar pensare ad una alterazione puramente individuale dell'animale esaminato.
Nel nostro Riccio la linea d'inserzione degli aculei sulla testa si avanza sulla fronte con una curva in fuori molto spiccata, bene evidente negli adulti ed evidentissima negli embrioni e nei piccoli nati.

      

a)

ultimo premolare inferiore di Erinaceus e. europaeas

b)  

Erinaceus algirus (da Milier)

c)    

Erinaceus e. meridionalis (Altobello)

 




 


a)


Cranio di


Erinaceus e. europaeus (da Miller)

b)

Erinaceus e.meridionalis (Altobello)


Il colorito del nostro Riccio varia molto da individuo a individuo e quindi esso non può essere tenuto in conto nella determinazione della forma come si è fatto per le due altre.
Gli aculei sono quasi tutti finemente solcati longitudinalmente, pochi sono lisci.
Il 2° ed il 3° dente incisivo superiore, sono uniti, addossati e distanti quasi ugualmente dai denti vicini. L'ultimo premolare inferiore presenta una forma completamente differente da quella dei ricci europei: il suo piccolo tubercolo postero-inferiore è appena accennato, ha una configurazione diversa, è situato molto più in basso ed è decisamente diretto indietro.
L'ultimo molare presenta la particolare caratteristica di essere impiantato in posizione orizzontale e non obliqua.
Tutto questo, unitamente alla lunghezza delle orecchie ed alla brevità della coda, induce a separarlo dalle forme già note.

Misure: Testa e corpo mm. 240 - Coda 12 - Orecchio 27 - Piede 42 - Cranio 58 x 34.
 

Forme italiane 

Colore della testa e delle spalle variabile. Coda di mm. 12. Ultimo molare superiore impiantato traversalmente

Erinaceus e. meridionalis
(Altobello)

Colore id. id. più chiaro di quello dell' area contigua aculeata. Coda lunga da mm. 25 a 35 (Toscana, Lazio)


E. e. italicus
(Barrett - Hamilton)
 


Colore id. id. più scuro di quello dell'area contigua aculeata. Coda lunga mm. 50 (Palermo)

 



E. e. consolei
(Barrett-Hamilton)

 

 

ORD. CARNIVORA

URSUS ARCTOS MARSICANUS
Orso
 

Nomi dialettali: Urz, Urze, Urse (Molise ed Abruzzo).
                  

Form.
dent.

2

+

4

+

1

+

6

+

1

+

4

+

2

=

20

=

42

3

4

1

6

1

4

3

22


L'Orso, che attualmente ha limitato il suo habitat tra i boschi montani di Pizzone e di Castellone al Volturno nel Molise e quelli dell'alta valle del Sangro in provincia di Aquila, qualche secolo addietro vagava numeroso su tutte le nostre catene di montagne da quella del Matese a quella del Gran Sasso.
La forma attuale rimane a testimoniare la vecchiaia di quei primi Orsi che videro nascere l'uomo sulla terra e che lo assalirono quando era inerme per divorarlo e per disputargli la misera dimora nelle grotte e nelle caverne: esso non possiede né le poderose mascelle, né più la forza e la gagliardia dei suoi antichi progenitori.
L'Orso della regione Abruzzese-molisana è di colorito marrone-scuro uniforme più chiaro sulla testa, sul collo e sul dorso con arti decisamente bruni.
Le femmine e i giovani hanno tinte fulvo-pallide o fulvo-rossicce più o meno estese sulle parti superiori specialmente durante l'estate.
Il profilo superiore del cranio è decisamente diverso da quello dell'U. arctos.
Il margine posteriore delle ossa palatine forma un'apertura ovale con una lieve sporgenza sulla linea mediana ed i fori di tali ossa differiscono per forma e per posizione da quelli dell'U. arctos. Differiscono similmente per la forma le apofisi superiori dell'occipitale, la cresta mediana del cranio ed il margine superiore dello stesso foro occipitale.
Gli ultimi incisivi laterali, a forma grossolanamente conica, tanto da rassomigliare a dei canini, sono robustissimi, arrivano oltre la metà di questi, hanno un solco interno triangolare col vertice verso la radice ed una marcata curvatura a gomito nella loro metà anteriore molto accentuata negli adulti, meno appariscente nei giovani e nei vecchi.
La linea dei molari superiori è arquata e l'ultimo intermediario inferiore differisce per la forma e pel modo come è inserito da quello dell'U. arctos.
Il primo molare superiore oltre alle quattro sporgenze, presenta un tubercolo anteriore esterno che va ad appoggiarsi al lobo superiore dell'ultimo premolare.
Il secondo molare superiore ha la metà posteriore della sua faccia superiore molto declive verso l'esterno.


 

a)

cranio di

Ursus arctos (da Miller)

b)

Ursus a. marsicanus (Altobello)

Oltre a tutto ciò, il maggiore carattere differenziale che fa distinguere l'Orso del Molise e dell'Abruzzo è dato dalle ossa frontali le cui creste si prolungano sulla ossa parietali e allargandosi fanno da spigolo alla parte anteriore della scatola cranica.
Come un pacifico animale a regime più vegetale che carneo, come forma superstite dell'antica fauna italiana il nostro Orso marsicano è ora protetto da una legge che lo fa vivere indisturbato nel Parco Nazionale d'Abruzzo.

Misure: Testa e corpo mm. 1900 - Coda 45 - Orecchio 113 -Piede 215 - Cranio 280 x 190.


Forme europee
 

Molari relativamente grandi. Incisivi e canini non allargati e ricurvi a fronte ristretta



Ursus arctos

(Linneo)

 

Molari id. id. Incisivi id. id. fronte larga



U.  a. marsicanus
(Altobello)

 

Molari relativamente piccoli
Incisivi e canini allargati e ricurvi



Thalarctos
maritimus

(Phipps)

 

 

 
CANIS LUPUS ITALICUS
Lupo
 

Nomi dialettali: Lupe, Lope (Molise ed Abruzzo) - Colonie albanesi: Ugliek (Ururi, Rosciano); Ugiik, Uike (Portocannone).

Form.
dent.

2

+

4

+

1

+

6

+

1

+

4

+

2

=

20

=

42

3

4

1

6

1

4

3

22

Il colorito del nostro Lupo non è sempre costante, pur tuttavia, facendo astrazione dai casi di melanismo o di albinismo non infrequenti coi quali si volle anche fondare la sotto­specie Canis lupus lycaon (Erxleben), esso presenta nel mezzo del dorso una fascia di circa dieci e più centimetri di colorito grigio-nero dato da lunghi peli bianchi alla base, grigio-bruni nel mezzo, poi ancora bianchi terminati di nero lucido. La lanugine è di colorito nocciola-chiaro. I lati del dorso e i fianchi sono grigio-fulvicci, petto e addome fulvo-chiaro, parti interne degli arti biancastre. Testa grigia, muso grigio-fulviccio di sopra, scuro-biancastro di sotto, guance, mento e gola di colorito bianco-sporco, collo con lunghi e fitti peli irti grigio-fulvicci limitati sul petto da una striscia bruna a mo' di collare. Orecchie esternamente fulvo-volpine col margine lievemente più scuro, internamente bianco-grigiastre.
Sugli arti anteriori una sottile striscia scura che forma una macchia nell'articolazione del piede, divide il colorito della faccia interna da quello della faccia esterna. Piedi fulvo-chiari.
Coda bicolore: di sopra come il mezzo del dorso, di sotto come l'addome sfumata di fulvo alla punta con qualche anello più o meno completo nerastro e con ciuffo terminale nero o nerastro.
Nei maschi il colorito fulvo-volpino dell'orecchio si estende all'occipite ed ai lati della nuca; le femmine hanno la macchia golare bianca più estesa che nei maschi.
Riguardo alla statura si hanno individui alti su gambe snelle ed altri bassi su gambe tozze e le dimensioni sono maggiori di quelle delle altre forme europee.
Ma il nostro lupo si differenzia dalle tre forme che si conoscono in Europa non solo pel colorito ma anche per modificazioni craniche che culminano nella forma delle ossa frontali e specialmente delle loro apofisi e delle loro creste: quelle sono più rotondeggianti e queste decorrendo obliquamente in basso vengono ad occupare tutta la lunghezza dell'osso invece di unirsi verso il terzo medio.
In generale la dentatura del nostro Lupo si avvicina molto di più a quella del Cane. Mentre alcuni denti hanno solo dimensioni minori, gli altri differiscono per l'impianto e la forma. Dei denti superiori gl'incisivi ed i canini sono più piccoli e questi ultimi sono anche meno ricurvi di quelli del C. lupus.

 


 


a)


cranio di canis lupus (da Miller)

b)

cranio di canis 1. italicus (Altobello)

   

Il secondo ed il terzo premolare non sono impiantati obliquamente sono invece molto raddrizzati e mentre il primo ed il secondo abbastanza distanziati lasciano uno spazio osseo scoperto di circa mm. 4, il terzo premolare è discosto dal quarto di un solo millimetro. Quest'ultimo premolare è più corto di quello del C. Lupus di circa mm. 4 ed il suo lobo interno non è arrotondito ma di forma allungata.
I molari hanno una forma tutta propria specialmente nella loro porzione interna e 1'ultimo invece di combaciare col suo vicino vi rimane a contatto per solo tre millimetri.
Così fatta la parte estrema interna della dentatura superiore differisce da quella della forma tipica e somiglia invece perfettamente a quella del C. aureus che vive nei Balcani e nell'Asia minore.

 


 

a)

denti canini, premolari e molari super. di Canis lupus (da Miller)

b)

denti canini, premolari e molari super. di Canis lupus italicus (Altobello)

   

Naturalmente anche i denti inferiori presentano una diversità d' impianto, di grandezza, di forma. Canini ed incisivi sono anch'essi più piccoli, i due primi premolari sono vicinissimi, il terzo è isolato soltanto di mm. 5 dal precedente e di circa. 3 dal seguente; il quarto è appoggiato al vicino molare.
Siccome il margine alveolare della mandibola s'incurva in fuori verso la sua metà così le due fila dei denti allargandosi e incurvandosi anch'esse in fuori assumono una forma ovaloide più panciuta in corrispondenza specialmente del quarto premolare.

Misure
: Testa e corpo mm. 1270 - Coda 310 - Orecchio 110 - Piede 350 - Cranio 227 x 125. 

Come studioso volli far rilevare nella Rivista del Touring “Le Vie d' Italia” (N. 8 - 1924), l'aumento impressionante del Lupo nelle nostre contrade e consapevole dei danni materiali e delle gravi sciagure di cui potrebbe essere causa, volli richiamare la attenzione del pubblico e dare un monito che però non ha destato l'allarme che merita.
Eppure il Lupo si è fatto ancora più numeroso degli anni scorsi, scorazza liberamente per tutto l'Appennino meridionale e centrale, tende a poco a poco ad invadere anche la parte settentrionale e non v'è paese montano del Molise e dell'Abruzzo che non abbia oggi a lamentare qualche sua gesta sanguinaria. Attualmente dei Lupi scorazzano tra il bosco di Montevairano del comune di Busso e quello Fajete del comune di Campobasso.
La nuova legge sulla caccia contribuisce in certo modo all'aumento del pericoloso carnivoro ed anche su tale quistione, come Presidente dell' Unione Cacciatori del Molise, non ho mancato di richiamare come meglio potevo 1'attenzione del Ministero competente al quale proponevo che si fosse permesso in ogni tempo, in ogni luogo e ad ogni persona, munita o no di porto d'armi,  l’uccisione del Lupo e che fosse sempre concesso un adeguato premio in denaro come era giustamente stabilito nella vecchia legge del Reame di Napoli.


 
Forme italiane
 

Con creste frontali convergenti verso la metà dell' osso

Canis lupus (Linneo)

Con creste frontali convergenti verso l'estremo dell' osso

C. 1. italicus (Altobello)

          

FELIS MOLISANA
Gatto Selvatico
 

Nomi dialettali: Hatte, Atte, Uatte salvagge - Colonie albanesi: Mace, Mace-egrë.        

Form.
dent.

1

+

3

+

1

+

6

+

1

+

3

+

1

=

16

=

30

1

2

1

6

1

2

1

14

Come è noto il Gatto selvatico e il Gatto domestico sono specie diverse e mentre il primo è originario dei nostri luoghi, il secondo è stato importato dall'Africa secondo il Brehm, dall'Asia secondo il Martorelli.
In Italia vivono due forme del Gatto ed il nostro si distingue dal F. silvestris per la colorazione delle gote e delle parti inferiori, pel numero e la disposizione delle strisce sul corpo, per la lunghezza della coda e per il limitato numero degli anelli scuri che essa porta, da 3 a 4, nella sola parte terminale; si distingue dal F. sarda per la colorazione generale, per la mancanza delle strie e delle strisce caratteristiche, per l'assenza di peli lunghi sulle orecchie.
Le parti superiori sono di colore grigio-giallognolo che si fa più scuro lungo il dorso specialmente nella metà posteriore del corpo e sempre più chiaro nelle parti laterali. In qualche esemplare si osserva anche una ristretta linea dorsale nera che comincia dalle spalle. Sulla testa, tra le orecchie, da tre a quattro sottili linee nere che diventano più larghe sulla nuca perdendosi subito dopo la base del collo. Faccia giallo-fulviccia come il mento, le guance, la gola ed il collo. Baffi e sopraccigli bianchi; orecchie esternamente come il dorso, internamente come la faccia ed i peli della punta lunghi appena mm 4. La coda grossa, ben fornita di peli, termina con un ciuffo nero o nero a riflessi rossastri e presenta nel suo terzo terminale da 3 a 4 anelli neri: i primi due appena accennati e spesso non completi, gli altri ben netti e marcati. Le parti inferiori sono di colorito uniforme giallo-lavato. Gambe finemente picchiettate di scuro su fondo giallo-chiaro; piedi giallo-chiari; pianta nero-violacea, unghie biancastre.

 


 

a)

cranio di Felis silvestris (da Miller)

b)

cranio di Felis molisana (Altobello)

   

Le ossa nasali sono più lunghe di quelle della F. silvestris. I frontali hanno le apofisi disposte in senso più trasversale che obliquo ed hanno creste le quali limitano uno spazio più largo e si prolungano sui parietali. La scatola cranica è molto più ampia in corrispondenza della parte posteriore delle ossa frontali per cui essa in questo punto si presenta con un profilo laterale diverso da quello della specie tipo. Si nota inoltre che l'angolo interno della mandibola è meno aperto e che i suoi denti sono tanto vicini che il cono anteriore del molare è per un terzo coperto dall'ultimo cono del dente che lo precede. 

Misure: Testa e corpo mm. 610 - Coda 330 - Orecchio 45 -Piede 128 - Cranio 90 x 68.
 

Forme italiane
 

Orecchie con peli corti all'apice (mm. 4). Coda meno lunga della metà del corpo


Felis silvestris
(Schreber)

 

Orecchie id. id. Coda più lunga della metà del corpo


F. molisana
(Altobello)

 

Orecchie con peli lunghi all'apice (mm. 8-10)


F. sarda
(Lataste)

 

  

ORD. RODENTIA

GLIS GLIS ABRUTII 
Ghiro 

Nomi dialettali: Arile, Iarile, Rile (Campobasso); Ire (Guardiaregia-Campochiaro); Caliere (Castellino sul Biferno); Ira (Teramo-Aquila); Aire (Scanno); Colonie albanesi: Lijre (Portocannone).
Per le dimensioni maggiori, superiori a quelle delle forme europee, e per la colorazione del corpo e della coda ho distinto il nostro Ghiro dagli altri.
Questo Ghiro è il più grosso degli europei superando la misura della testa e del corpo prese assieme di centimetri 6 quello della Germania, di oltre 4 quella pirenaica e di 2 quelle italiane.
Di sopra è grigio-cenerognolo qualche volta lavato appena di fulvo: l'estremità dei peli corti è argentea mentre i più lunghi sono tutti terminati di bruno scuro. Di sotto la tinta è isabellino-pallida uniforme, interrotta spesso da una striscia bianca centrale, larga circa mezzo centimetro, che scende dal petto al basso addome. Orecchie per lo più internamente nude di colore grigio-cenerognolo, esternamente con rari peli brunastri. Largo contorno degli occhi nero. Muso e baffi neri.   

 

Piede anteriore con una stretta striscia mediana bruno-marrone, che diventa nera con l'età, in campo bianco sericeo. Dita bianco-sericee. Piede posteriore bruno-marrone tranne in corrispondenza del primo metatarso e nelle dita che rimangono bianco-sericee.
Coda nettamente distica che presenta di sopra, nel terzo basale, il colorito del dorso che si prolunga nella sola parte centrale ad invadere anche il terzo medio; nel resto è bruno-scura. Di sotto nella parte basilare è del colorito del ventre che si prolunga in una striscia mediana sin quasi alla metà nel resto bruno-scura.
I Ghiri di qualche zona boscosa presentano tutti i peli lunghi della coda di colorito castano a riflessi rossastri. In autunno aumentando i peli scuri, le parti superiori diventano uniformemente grigio-brune negli individui normali.
Non ancora è stato messo nella sua vera luce questo agile rosicante arboreo che io ritengo animale molto dannoso oltre che alla frutticultura a tutta 1' avifauna, poiché al suo risveglio dal lungo letargo invernale, che sui nostri monti dura sino a sette mesi dell’anno, dal Novembre al Maggio, si trasforma in un avido carnivoro, ricercatore instancabile di nidi di uccelli, divoratore di uova e di nidiacei.
Mi riprometto di pubblicare le mie note sulle audacie di questo predone che io ho seguito da vicino per diversi anni di seguito. 


Forme italiane
 

Testa e corpo meno di mm. 200 Coda per metà scura

Glis glis italicus (Barrett-Hamilton)

Testa e corpo id. id. Coda per un terzo scura

G. g. melonii (Thomas)

Testa e corpo più di mm. 200 Coda più della metà scura

G. g. abrutii (Altobello)

   

ORD. URODELA

MOLGE ITALICA MOLISANA
Tritone Italiano

Questo nostro Tritone si riconosce dalla specie tipo del Peracca per la colorazione, per la mancanza delle pliche dorso laterali, per la grandezza del cranio, per la forma della coda che è diversa nei due sessi.
I maschi hanno le parti superiori grigio-verdastre più o meno macchiettate di scuro limitate subito da una fascia argentea che si estende dal collo alla coda poco o niente interrotta. Fianchi grigio argentei con riflessi dorati punteggiati e macchiettati di bruno. Parti inferiori argentee con punteggiatura bruno-scura. Mandibola, gola e centro dell'addome di colore giallo-aranciato che si va sfumando lungo il margine caudale. Regione orbitale dorata con macchietta bruno-scura agli angoli dell'occhio. Iride dorata.
Non in tutti si nota una macchiettina chiara nella regione temporale inferiore.
Lo spazio pianeggiante nel mezzo della testa, tra le due gobbe orbitali, è di circa mm. 3, eguale a circa un terzo della lunghezza del cranio.
La coda durante specialmente il periodo degli amori è strozzata nella sua base ed il suo margine inferiore segue una linea sinuosa con una grossa curva verso il mezzo, limitata da due rientranze: una verso l'apertura cloacale e l'altra meno pronunziata nel terzo ultimo.
La coda è fornita di filo terminale che può arrivare sino a mm. 1,5. Non esistono pliche dorso-laterali.
Le femmine hanno la colorazione grigio-verdastra superiore molto più estesa tanto da arrivare a comprendere i due terzi superiori dei fianchi e della coda. La parte inferiore dei fianchi è argentea limitata superiormente da macchiette scure.
Parti laterali dell'addome argentee con macchiette bruno­azzurrognole. Parti inferiori come nei maschi.
Regione orbitale senza doratura e senza macchietta scura. Iride dorata. Generalmente la macchietta chiara temporale è più evidente che nei maschi. 
 


 

a)

coda del maschio

b)

coda della femmina

 
La coda ha i suoi margini rettilinei che gradatamente avvicinandosi convergono verso la punta munita di filo terminale. 

Misure: Testa e corpo mm. 46 - Coda 30 a 33 - Cranio 10 x 7. 

Questo piccolo Tritone fa più vita acquatica che terrestre, giacché si rinviene nelle pozze, nei fossati e negli stagni dall’Ottobre ai primi di Luglio epoca in cui le acque vengono a mancare.
 

Forme italiane
 

Maschi con cresta molto larga, fortemente dentata, interrotta nella regione coccigea. Lunghezza massima mm. 160.

Molge cristata
(Laurenti) 

Maschi con cresta stretta (mm. 2) avvallata nella regione coccigea. Lunghezza massima mm. 120.

M. alpestris
(Laurenti)

Maschi con cresta ondulata o dentata senza interruzione. Lunghezza massima mm. 90.

M. vulgaris
(Linneo)

Cresta dorsale mancante. Coda con filo terminale. Lunghezza massima mm. 80. Con pliche dorso-laterali.

M. italica
(Peracca)

Cresta id. id. Coda id. id. Lunghezza id. id. Senza pliche dorso-laterali.

M. i. molisana
(Altobello)

  

Notizie più dettagliate sulle forme che ho qui elencate si trovano nelle seguenti pubblicazioni:

A1tobello G. - Fauna del Molise e dell'Abruzzo:  Gl'insettivori - Campobasso 1920.
Altobello G. - Fauna del Molise e dell' Abruzzo: I Rosicanti - Campo­basso 1920.
Altobello G. - Fauna del Molise e dell'Abruzzo: I Carnivori - Campobasso 1921.
Altobello G. - Nuove forme di Mammiferi italiani del Molise e dell'Abruzzo - Atti del Convegno di Genova (8-11 Ottobre 1923) dell'Unione Zoologica Italiana.
Altobello G. - Un nuovo micromammifero: Sorex samniticus - Bollettino dell'Istituto zoologico della R. Università di Roma - Anno 1925.

           Campobasso, Maggio 1926.