Estratto da:
"Una vita per la natura" - Scritti sulla conservazione della natura in onore di Renzo Videsott nel cinquantenario del Parco Nazionale del Gran Paradiso, Camerino, Tipografia Succ. Savini-Mercuri, 1972, pagg. 225-240.

Si ringraziano l'Autore e l'Editore



Nel 1935 Guido Castelli ha pubblicato un libro dedicato all'orso bruno nella Venezia Tridentina, nel quale sono riportate tutte le catture e uccisioni documentate di orsi dal 1764 fino al 1935; in totale il Castelli per il territorio della Venezia Tridentina (corrispondente all'attuale Regione del Trentino-Alto Adige) cita 190 esemplari di orso, di cui ben 64 per il Gruppo di Brenta, abbattuti fra il 1855 e il 1930.

La pubblicazione del libro di Castelli coincide, in pratica, con l'inizio del movimento a favore della protezione dell'orso nel Trentino, anche se in precedenza si deve segnalare l'appello di Oscar de Beaux del 1933.

Oggi, a quasi 40 anni di distanza dalla pubblicazione del Castelli, il problema della protezione dell'orso bruno non è stato ancora risolto, nonostante i numerosi interventi che si sono succeduti e di cui viene presentato un riepilogo; ad esso segue la continuazione dell'elenco iniziato da Castelli degli orsi uccisi in Trentino, per il periodo dal 1935 al 1971. L'elenco è stato trascritto con gli stessi criteri adottati dal Castelli e cioè dapprima viene riferita la notizia dell'uccisione con tutti i dati che è stato possibile ottenere, cui segue la fonte della notizia stessa e le citazioni da parte di altri Autori. Si fa però presente che sono state riportate soltanto le notizie documentate tralasciando i casi dubbi, per cui l'elenco si deve ritenere sicuramente incompleto. Per una verifica esauriente sarebbe necessario compiere un lungo e minuzioso lavoro in tutte le località ove ancora sopravvive l'orso bruno, indagine che potrebbe eventualmente essere ripresa e portata avanti dal W.w.f.

In questi ultimi anni il Dott. P. Krott, che si trovava in Trentino per effettuare uno studio sull'orso, e il Dott. B. Marti, hanno pubblicato due elenchi che corrispondono in gran parte alle notizie da me raccolte, benché contengano alcune inesattezze (Krott 1961 e 1962, Marti 1969).

Desidero qui ringraziare il Dott. Giulio Boni di Tione che mi ha fornito numeroso materiale e preziose informazioni e il Conte Gian Giacomo Gallarati Scotti che mi ha permesso di consultare il suo archivio privato di Oreno.
 

RIEPILOGO DELLE INIZIATIVE PER LA PROTEZIONE
DELL'ORSO BRUNO NEL TRENTINO

1933       
Esce a Trento l'appello di Oscar de Beaux “Conserviamo alle Alpi il loro orso
1935
Esce a Trento il libro di G. Castelli “L'orso bruno nella Venezia Tridentina, nel quale sono raccolti numerosi dati e notizie sull'orso ed è chiesta l'istituzione di un parco di protezione nelle Dolomiti di Brenta.
1939
G. G. Gallarati Scotti fa inserire l'orso bruno nell'elenco delle specie protette della fauna italiana (art. 38 del T.U. delle leggi sulla caccia).
1937-42
Progetti di G. G. Gallarati Scotti e G. Castelli per l'istituzione del Parco Nazionale Brenta-Adamello; l'iniziativa era giunta in Parlamento e la legge istitutiva stava per essere approvata, quando il progetto si è arenato a causa della guerra.
1947
Il Prof. Renzo Videsott presenta una relazione alla conferenza internazionale per la protezione della natura di Brunnen (28 giugno - 3 luglio 1947) nella quale chiede che l'orso venga salvato dallo sterminio e che venga istituito un parco internazionale nei Gruppi dell'Adadamello e del Brenta.
1950
L'Union Internationale pour la Protection de la Nature, durante l'Assemblea generale di Bruxelles (18-23 ottobre 1950) approva una mozione sulla protezione degli orsi bruni in Italia: Résolution n. 50: Protection des ours bruns en Italie“L'Assemblée soutient la demande des délégués italiens auprès de leur Gouvernement, afin que toutes mesures soient prises pour que les ours bruns menacés d'extinction en Italie soient immediatement et effectivement protégés. Dans cet esprit, la mise en réserve des forêts du Val de Gênes (Trentin) assurerait l'indispensable conservation de l'habitat naturel des derniers représentants de l’espèce en Italie“.
1951
Il 23 febbraio viene presentato al Senato della Repubblica il disegno di legge n. 1552 per l'istituzione dell'Ente “Parco Nazionale Brenta-Adamello-Stelvio; il progetto tecnico legislativo finanziario era stato elaborato nel 1949 dal Prof. Paolo Videsott di Trento, su incarico del Presidente della Giunta Regionale avv. Tullio Odorizzi.
1954
Esce a Grenoble la monografia di Marcel A. J. Couturier dedicata all'orso bruno, nella quale è ampiamente trattato anche il problema dell'orso in Trentino.
1956
Il 3 giugno ha luogo a Trento un congresso internazionale organizzato dal Conte G. G. Gallarati Scotti durante il quale viene esaminata la biologia, l'ecologia, la distribuzione, la consistenza numerica e i problemi della conservazione dell'orso in Trentino. A conclusione del congresso l'Assessore Regionale all'Agricoltura e Foreste O. Pedrini annuncia che d'ora in avanti la Regione indennizzerà i danni provocati dall'orso al bestiame e agli alveari. Un resoconto dei lavori del congresso è riportato nel Bullettin dell'U.I.C.N., Bruxelles, 1956, vol. V, n. 5-6. Al congresso erano presenti: Barigozzi C., Boni G., Bonomi L., Borromeo P., Buzzati D., Chavane C., Ceroni Giacometti F., Collini B., Couturier M., Farber O., Ferrari F., Frugis S., Gadda G., Gallarati Scotti G. G., Grimus von Grimburg O., Heck H., Janeselli L., Marchetti V., Mohwinkel T., Molinari D., Monzino C., Pedrini O., Pedrotti F., Piazzoli  G. E., Pichler G., Saltarelli F., Stefenelli F., Tarouca S., Thurn - Valsassina G., Tisi M., Tratz E. P., Viberal G., Videsott P., Videsott R., Vignati C. e il Sindaco di Tuenno.
1957
Il 12 maggio il Conte G. G. Gallarati Scotti fonda a Oreno l'Ordine di S. Romedio per la protezione dell'orso bruno, con una sezione per l'Italia, una per l’Austria e una per la Francia. Da quest'anno in poi l'Ordine di S. Romedio tiene per diversi anni riunioni presso l'Eremo di S. Romedio (Val di Non) al quale partecipano associati italiani e stranieri, autorità regionali, sindaci, giornalisti.
1958-61
Il Dr. Peter Krott alleva a Carisolo e ai Masi di Cavria (Val Rendena) due orsacchiotti nati allo Zoo di Praga, nel tentativo di lasciarli poi liberi, anche a scopo di ripopolamento, e per studiare usi e costumi dell'orso in natura. L'esperimento si conclude con la cattura e la reclusione dei due orsi in una gabbia a Trento.
1963
Il Prof. C. Barigozzi pubblica i risultati di un tentativo di stima numerica degli orsi bruni del Trentino, sulla base di un'inchiesta condotta negli anni 1956-1961.
1968
La Provincia Autonoma di Trento approva il Piano Urbanistico Provinciale che prevede l'istituzione del Parco Naturale Brenta-Adamello. Fino ad oggi (1972) il parco esiste soltanto sulla carta, la tabellazione dei confini non ha avuto luogo, il servizio di sorveglianza non è stato organizzato.
1969
Nella primavera viene fatto un lancio in Val di Genova di due orsi appositamente allevati nel Giardino Zoologico di Zurigo, ad opera di P. Frei (Zurigo) e di G. Tomasi (Trento). L'esperimento fallisce dopo pochi mesi (vedi Tomasi 1970).
1969-70
H.U. Roth di Berna compie un'indagine sull'orso del Trentino, quale dissertazione di laurea presso l'Università di Berna.
1967-71
Il W.W.F. e il C.A.I. iniziano un'inchiesta sulla consistenza numerica e sulla distribuzione dell'orso nel Trentino (vedi Stefenelli 1972 e Daldoss 1973).
1971
Il Senato della Repubblica discute i problemi dell'ecologia e pubblica una relazione di Pavan (1971) nella quale l'orso bruno è incluso in un “Primo elenco selezionato delle specie di mammiferi minacciate in Europa occidentale.


Accanto all'azione svolta per la protezione diretta dell'orso bruno, si devono necessariamente ricordare le iniziative intraprese dalle diverse associazioni protezionistiche, in particolare il W.W.F. e Italia Nostra, per la tutela dell'ambiente naturale del Brenta-Adamello e quindi anche dell'habitat dell'orso.

In particolare: la questione dello sfruttamento idroelettrico della Val di Genova; le funivie del Brenta; la strada di Malga Flavona; l'inquinamento del Lago di Tovel; gli impianti funiviari e sciistici nell'Alta Val di Borzago e sul Caré Alto.

  

ELENCO DEGLI ORSI BRUNI
UCCISI IN TRENTINO DAL 1935 AL 1971

 In realtà, mentre venivano portate avanti le iniziative prima elencate, nelle diverse valli del Trentino occidentale i bracconieri sono sempre stati all'opera e gli abbattimenti di orsi sono continuati di anno in anno. Spesse volte venivano osservate femmine con uno o due piccoli, eppure mai si sono avute notizie concrete di una effettiva ripresa numerica della specie, appunto perché ogni anno, in un modo o nell'altro, qualche esemplare è stato sempre abbattuto, come è qui di seguito riportato:


1935
Sono note uccisioni di orsi per mano di bracconieri nel mese di novembre 1935.
Castelli riporta questa notizia in Diana del 15 marzo 1938 a pag. 161.
Si tratta di una grossa femmina, la cui pelle e il cranio finirono in auto a Milano, mentre la carne e il grasso (Kg. 47!!) furono divisi fra i bracconieri.
Castelli G. “in litteris” del 26 maggio 1938 al Conte G. G. Gallarati Scotti (Archivio Gallarati Scotti ad Oreno) su notizie avute dal Dott. G. Boni di Tione.

1936
Nell'ottobre venne uccisa una femmina con due piccoli, finiti non si sa dove.
Castelli riporta tale notizia in Diana del 15 marzo 1938 a pag. 167 e “in litteris” del 26 maggio 1938 al Conte G. G. Gallarati Scotti (Archivio Gallarati Scotti ad Oreno) su notizie avute dal Dr. G. Boni di Tione.
Questi quattro esemplari (in totale due femmine e due piccoli!) uccisi fra il 1935 e il 1936 - e di cui Castelli fece un breve cenno in un suo articolo su Diana del 1938 - con ogni probabilità vennero uccisi nelle Giudicarie.

1936-37
“La settimana scorsa fui in Val di Tovel, poiché avevo avuto positive notizie di uccisioni di orsi recentemente avvenute. Ho potuto constatare che esse purtroppo corrispondono a perfetta verità e sono da aggiungersi a quelle già avvenute nel 1935 e 1936. Le mie notizie da Tovel riguardano l'uccisione di due giovani sul passaggio obbligato di Valle S. Maria di Flavona (nel 1936) e di una femmina nel settembre 1937 alla Malga Flavona, sopra la Val di Tovel”.
Castelli G. riporta tale notizia “in litteris” del 26 maggio 1938 al Conte G. G. Gallarati Scotti (Archivio Gallarati Scotti ad Oreno). Un accenno agli abbattimenti avvenuti fra il 1935 e il 1937 è riportato anche da Castelli (1940).

1938
Fantoma Martino uccise un orso mentre in primavera ritornava dalla caccia al gallo cedrone; sul sentiero incontrò a pochi metri di distanza due orsi assieme, tutti e due molto grossi; ne uccise uno, che in seguito venne recuperato guasto. Scoperto, venne denunciato, ma al processo che ne seguì, il Fantoma venne assolto per legittima difesa. È questo l'unico caso di processo che ebbe luogo in Trentino per l'uccisione di un orso.
Notizia assunta presso varie persone a Pinzolo.

1944
L'8 maggio Ghedina Decio di Stenico vide in un prato vicino alla sua casa, presso la ex vetreria in Val d'Algone, un piccolo orsacchiotto. Con l'aiuto dei familiari fu catturato e tenuto per un certo tempo in casa .
La madre venne invece uccisa e la pelle fu venduta a Trento. L'orsacchiotto venne in seguito consegnato tramite la Federazione cacciatori di Trento - all'allora guardiacaccia in Val Genova Rosario Frizzi, il quale lo tenne in un recinto per parecchio tempo a Fontanabona. Di qui venne portato e tenuto per un certo tempo in una villa sul Lago di Como e Gallarati-Scotti (1958) riporta una fotografia che risale all'inverno del 1945. La fine dell'orsacchiotto è sconosciuta.
Notizia comunicatami dal Dott. Giulio Boni di Tione
e riportata da Couturier (1954), Gallarati Scotti (1958) e Barbaruggine (1958). Anche Krott (1961 e 1962) e Marti (1969) riportano tale notizia, ma la attribuiscono al 1943 e dicono che i piccoli catturati furono due.

1945
Venne trovato un orso morente con un laccio strappato al collo, nel canale della sega di Spiazzo Rendena. Era magrissimo e cercava di liberarsi dal laccio; venne finito a colpi di bastone.
Notizia comunicatami dal Dott. G. Boni di Tione e riportata da Krott (1961 e 1962) e da Marti (1969).

1945
Venne scovato un orso dai cani segugi ed ucciso a Malga Solvia, nella frazione di Saone (Comune di Tione).
Notizia comunicatami dal Dott. Giulio Boni di Tione e riportata da Krott (1961 e 1962) e da Marti (1969).

1945
L'1 ottobre una giovane orsa del peso di 82 Kg rimase strangolata in un laccio a Monte Irone (Ragoli). L'orsa, che aveva mangiato uva nei vigneti sottostanti, venne uccisa con un'ascia da Malacarne Giuseppe.
Notizia comunicatami dal Dr. Giulio Boni di Tione e riportata da Couturier (1954). Anche Krott (1962) e Marti (1969) riportano tale notizia ma con una data errata.

1945
L'Ingegnere Dante Ongari trovò al Passo del Tonale un orso strangolato, con un laccio al collo, in putrefazione.
Notizia comunicatami dal Dott. Giulio Boni di Tione e riportata anche da Krott (1961 e 1962) e da Marti (1969).

1946
L'autocorriera dell'“Atesina”, guidata dall'autista Giuseppe Cortelletti, che fa servizio per Pinzolo, verso le ore 21 correva nei pressi di Mortaso, quando si vide tagliata la strada da un orso sbucato da un viottolo laterale. La bestia, abbagliata dalla luce dei fari, non fu abbastanza pronta a scansarsi e così fu investita dal fianco dell'autobus. Fermata la corriera, il personale ed i viaggiatori udirono distintamente gli urli della fiera che si allontanava nella campagna. L'orso era di media statura, sembra della specie “formigarol”.
Corriere Tridentino, 21 novembre 1946.
La notizia secondo la quale questo orso venne in seguito trovato morto, come riporta anche Marti (1969), non ha trovato conferma.

1947
Verso i primi di settembre il Maestro Giovanni Dell’Eva di Fucine uccise un orso maschio adulto nei pressi del Lago Barco, in una zona fra il Comune di Vermiglio e quello di Ossana in Val di Sole.
Notizia comunicatami dal Prof. Egidio Zanon di S. Bernardo di Rabbi.

1947
Verso i primi di giugno il capraio di Stenico trovò un piccolo orso bruno morto del peso di 20 Kg in una località sotto la strada del Lisano, che conduce da Ragoli a Stenico. Probabilmente aveva mangiato qualche boccone avvelenato sparso per la cattura delle volpi.
Archivio Gallarati Scotti (Oreno); notizia comunicata dal Dr. Giulio Boni di Tione.

1949
Nel mese di giugno alcuni pastori rinvennero in Val d'Algone la carcassa di un orso (pelle ed ossa) rimasto sotto una valanga.
Notizia comunicatami dal Dr. Giulio Boni di Tione e riportata da Fritz (1950 a e b), Couturier (1954) e Mani (1969).

1949
Ai primi di ottobre venne ucciso clandestinamente un orso sopra la Malga Boazo in Val di Daone; pesava circa 80 kg.
Notizia comunicatami dal Dr. Giulio Boni di Tione e riportata da Fritz (1950 a e b), Couturier (1954) e Marti (1969).

1952
Un bracconiere di Valfurva soprannominato Matteo uccise un orso intorno al 20 settembre 1952 (comunque dopo il 16) nei pressi di Pezzo, località abitata situata a poca distanza da Ponte di Legno. In quel periodo a Ponte di Legno molte persone erano al corrente del fatto. All'epoca in cui si seppe la notizia, il bracconiere conservava la pelle dell'orso da lui ucciso: era un maschio di 130 Kg. A Malga Caione, a 2 Km dal Passo di Gavia, il 15-16 settembre l'orso sbranò 14 pecore, danneggiando gli averi di Giorgio Faustinelli di Pezzo. Il giorno dopo i figli di quest'ultimo spararono all'orso senza poterlo catturare. Pare siano stati questi ultimi a chiamare il bracconiere.
Notizia comunicatami da Elio Bonetti di Milano e riportata da Couturier (1954), Krott (1961 e 1962) e Marti (1969).

1952
Venne ferito un orso, che fu ritrovato morto dopo qualche giorno in Comune di Caderzone, territorio della Costaccia.
Notizia comunicatami dal Dott. Giulio Boni di Tione.

1953
In Val di Genova è stato ucciso un orso con il fucile.
Notizia riportata da Krott (1961 e 1962) e da Marti (1969).

1954
Venne ucciso un orso in Val di Fumo; la pelle dovrebbe essere stata trasportata a Milano.
Notizia comunicatami dal Dott. Giulio Boni di Tione
e riportata da Krott (1961 e 1962) e da Marti (1969).

1954
Venne ucciso un orso al Passo del Tonale.
Notizia riportata da Krott (1961 e 1962) e da Marti (1969).

1955
Il 22 novembre venne ucciso un orso maschio, adulto, in Val di Daone vicino alla Malga Agusela, in località Danerba. Si trattava di un esemplare grossissimo e vecchio, che pesava oltre 2 quintali e portava nella pelle i segni di antiche fucilate a mitraglia sparategli molti anni prima. Se ne recuperò 40 Kg di grasso. Il cranio è stato recuperato dal Dr. Giulio Boni di Tione e donato al Museo Tridentino di Scienze Naturali (Trento). La pelle è stata conciata.
Notizia comunicatami dal Dott. Giulio Boni di Tione e riportata da Barbaruggine (1959), Campiotti (1959 e 1960-61), Krott (1961 e 1962) e Marti (1969). Questi due ultimi Autori citano due orsi (e precisamente uno per il 1954 a Malga Agusela e uno per il 1955 a Danerba) ma tale notizia si deve ritenere errata.

1959
La primavera del 1959 è stata caratterizzata da frequenti incursioni di orsi presso gli abitati e a danno degli alveari, di cui ne vennero distrutti per un totale di lire 700.000 pagate quale indennizzo dai competenti uffici della regione. In particolare è stato possibile seguire il percorso di un giovane individuo nel periodo dal 21 aprile ai 7 maggio 1959 e Gallarati Scotti (1960) riporta il percorso seguito da questo orso. Questo (o un altro individuo) si fece ripetutamente vedere e distrusse parecchie arnie in località Fratte nei pressi di Tuenno ove è stato anche fotografato da S. Pellegrini di Cles. L'Adige del 18 aprile 1959 ha pubblicato per primo uno dei due fotogrammi del Pellegrini, riportati successivamente anche da Bonomi (1959) e Gallarati-Scotti (1960); queste due fotografie sono le uniche dell'orso del Trentino in libertà.
L'orso delle Fratte di Tuenno, grande ghiottone di miele (Honigbär), venne però in seguito ucciso a fucilate in una zona del Mezzalone in Val di Non. Non ho potuto avere altri particolari.
Notizia pubblicata dal giornale L'Adige di Trento il 7 e l'8 agosto 1959 e confermata dagli uffici competenti della Regione. Notizia riportata anche da Krott (1961 e 1962) e da Marti (1969).

1960
Secondo Krott (1961 e 1962) venne uccisa una femmina con il piccolo in Val Ossana e una femmina con due piccoli in Val Fazzon; le mie notizie di uccisioni di orsi da queste località non corrispondono per gli anni in cui sarebbero avvenute, per il numero e il sesso degli individui abbattuti. Anche Marti (1969) parla di cinque orsi, riprendendo sicuramente tale notizia dal Krott. Sicuramente in Val Ossana e a Fazzon sono stati uccisi parecchi orsi, ma è necessario precisare ulteriormente queste notizie.

1966
Nel settembre, durante la stagione di caccia, Primo Visintainer e Carlo Tomazzoli trovarono alcune ossa di orso (spina dorsale, costole e qualche altro frammento) sparse nel bosco e completamente ripulite, in località Doss dell'Asen (Val di Non).
Notizia comunicatami da Fabrizio Da Trieste di Cles e riportata da Marti (1969).

1967
Un grosso orso fu ucciso da cacciatori di frodo ai primi di ottobre del 1967 nei pressi della Malga Campostril (Caderzone). Soltanto molto tempo dopo il Dr. Speranzino Boni di Tione ha potuto recuperare una zampa di questo esemplare, che venne conservata in formalina a Tione fino al dicembre 1972 e quindi donata al Museo Tridentino di Scienze Naturali (Trento). Si tratta della zampa posteriore sinistra, lunga cm 18 e larga cm 11, in parte rosicchiata da topi, nel periodo in cui venne lasciata per un lungo periodo in una cantina di Caderzone, conservata sotto sale.
Notizia comunicatami dal Dr. Giulio e Speranzino Boni di Tione e riportata da Krott (1968 e 1970) e da Marti (1968 e 1969).
L'uccisione di questo orso (secondo alcune voci si tratterebbe addirittura di due orsi) aveva fatto supporre al Dr. Peter Krott che l'orso del Trentino fosse scomparso e questa notizia, pubblicata dal Krott sulla rivista Deutsche Jäger Zeitung, sollevò una polemica con Marti (1968 e 1969). Fortunatamente, anche se le pessimistiche previsioni esposte dal Krott (1970) si devono condividere, dopo l'uccisione del 1967 vennero visti altri orsi in diverse località del Trentino, come risulta dalle relazioni di Roth (1970 e 1972), Roth e Huber (1972), Stefenelli (1972) e Daldoss (1973).

1967
Un orso venne avvistato nel 1967 sulle montagne nei pressi di Vestone, in Provincia di Brescia, nel mese di ottobre. Poi nel novembre si diffuse la notizie che l'animale era stato ucciso. Le guardie del Comitato svolsero le indagini in merito ma non poterono raccogliere prove sufficienti per poter intervenire.
Notizia riportata da Todeschini e Gherardini (1969) in base a notizie fornite da G. P. Salvini e riportata anche da Marti (1969).

1971
Nel novembre venne preso un orso in Val di Tovel in un laccio che era stato predisposto per i caprioli. L'orso, che pesava circa 170 Kg. venne finito a fucilate. Nella primavera del 1972 lo scheletro fu rinvenuto privo di cranio dal guardiacaccia L. Visintainer; il cranio sembra sia stato utilizzato come portacenere e si troverebbe a Trento.
Notizia assunta presso varie persone e riportata da Daldoss (1973) il quale ha esaminato lo scheletro incompleto, attualmente depositato presso la sede della Federazione Italiana della Caccia di Trento. Il reperto è costituito da 58 ossa. Dall'esame delle ossa Daldoss ha dedotto che il soggetto ucciso è un maschio, discretamente robusto, che aveva appena raggiunta l'età adulta; il sesso è confermato dalla presenza del baculum, oltre che dalla robustezza delle ossa.


CONCLUSIONE

In 36 anni, dal 1935 al 1971, è stato possibile documentare ben 29 casi di uccisione di orsi, ma sicuramente il numero reale è di molto superiore. Tutti gli abbattimenti hanno avuto luogo in Trentino e precisamente nei Gruppi dell'Adamello-Presanella e nelle Dolomiti di Brenta. Fanno eccezione quelli del 1952 di Pezzo in Val Camonica e quello del 1967 di Vestone nella Valle del Chiese; sicuramente anche questi due orsi provenivano però dal Trentino e precisamente quello di Pezzo dall'Alta Val di Sole attraverso il Passo del Tonale e quello di Vestone dalle Giudicarie.
A parte le uccisioni e catture avvenute durante l'ultima guerra mondiale o subito dopo, tutti gli altri casi elencati sono ugualmente gravi e dimostrano ancora una volta la responsabilità dei cacciatori nello sterminio della fauna e in particolare dell'orso.
Alle stesse conclusioni sono giunti Todeschini e Gherardini (1969), redattori di “Diana”, quando scrivono che “la stazionarietà numerica dell'orso non può essere imputata che al bracconaggio ed ai bocconi avvelenati posti sia dai pastori per rappresaglia sia dai guardiacaccia per la cattura di animali nocivi”.
Anche la costituzione del Parco Naturale Brenta-Adamello è servita a ben poco, come è dimostrato dall'uccisione di un orso con un laccio avvenuta in Val di Tovel nel 1971.
La popolazione di orsi nel Trentino è talmente ridotta di numero che ogni ulteriore uccisione può portare all'estinzione della specie come suppongono, tra gli altri, Krott (1970) e Barigozzi (1971).
L'unica misura da prendere per la salvaguardia degli ultimi superstiti orsi bruni del Trentino consiste nella reale organizzazione del Parco Brenta-Adamello, con un efficace servizio di sorveglianza ed una rigida azione di tutela dell'ambiente naturale *.

  

* Un esempio concreto ci viene dall'Abruzzo, ove l'orso marsicano si è riprodotto e ridiffuso anche al di fuori del territorio del parco nazionale proprio per la protezione di cui gode; attualmente sono presenti 70-100 orsi, come hanno indicato Tassi (1971) e Zunino ed Herrero (1972) e si hanno quindi buone speranze di poter salvare definitivamente l'orso marsicano.


BIBLIOGRAFIA

Oltre ai titoli dei lavori citati nel testo, sono riportati anche quelli dei lavori comparsi dopo la stampa della monografia di Couturier (1954). Per i lavori antecedenti si rimanda a Castelli (1935) e a Couturier (1954).

Barbaruggine - 1959 - L'estremo recesso dell'orso bruno. Diana, Firenze, a. LIV, n. 5, pp. 13-15.
Barigozzi C. - 1963 - Tentativo di stima numerica degli orsi bruni del Trentino. Rendiconti Ist. Lombardo - Accademia di Scienze e Let­tere. Classe di Scienze (B). Milano, vol. 97, pp. 19-32.
Barigozzi C.  - 1971 - Il problema dell'orso bruno nel Trentino. Libro Bianco sulla natura in Italia. Quaderni de “La Ricerca Scientifica” Roma, C.N.R., n. 74, pp. 251-253.
Barigozzi C.  - Barrai I. - 1972 - The number of bears living in the dolo­mites of Brenta.
Acc. Naz. Lincei. Rend. Cl. Sc. fis., mat., nat. Roma ser. VIII, vol. LII, fasc. 3, pp. 412-422.
Beaux O. (de) - 1933 - Conserviamo alle Alpi il loro Orso! Trento, tip. ed. mutilati, pp. 11 (I ediz., Trento, 1929).
Bolognani B. - 1962 - Storia - Tradizione - Arte - Culto nel Santuario di San Romedio (Trento - Val di Non). Trento, ediz.  a cura dei Padri Francescani, pp. 32.
Bonomi L. - 1959 - Orsi delle Alpi a caccia di alveari. Natura e Monta­gna, a. VI, n. 1-2, pp. 42-43.
Buzzati D. - 1957 - I protettori degli orsi fondano l'Ordine di San Romedio. Corriere della Sera, 14 maggio 1957.
Cagnolaro L. - 1971 - L'orso bruno (Ursus arctos Linn.). Monti e Boschi, Milano, a. XII, n. 5, pp. 216-224.
Campiotti F. - 1959 - Per sapere se l'orso c’è conviene andare a cercarlo. Corriere della Sera, 14 novembre 1959.
Campiotti F. – 1960-61 – Gli orsi del Trentino. (Ia puntata). Gazzetta della caccia, Milano, n. 11, pp. 989-99O; (IIa puntata), n. 12, pp. 1109-1110; (IIIa puntata), n. 1, pp. 53-55; (IVa puntata), n. 2, pp. 142-143; (Va puntata), n. 3, pp. 246-248; (VIa puntata), n. 4, pp. 343-345.
Castelli G. - 1935 - L'orso bruno (Ursus arctos arctos L.) nella Venezia Tridentina. Trento, ediz. Ass. Prov. Cacciatori, pp. 193.
Castelli G. - 1940 - Fauna estinta o in via di estinzione sulle Alpi. Firenze, ed. Olimpia, pp. 31 (estratto da Venatoria - Diana, n. 5-12, 1939).
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