Estratto da “Natura Alpina”, Anno XLI, 1990, n. 3.

Si ringraziano l'Autore e l'Editore


Con gli studi e le ricerche sulla fauna alpina e sull'orso bruno e le iniziative per l'istituzione del Parco Nazionale Brenta-Adamello, la figura di Guido Castelli va collocata fra i grandi precursori del movimento per la protezione della natura in Italia e in Europa.
Quando scomparve nell'ormai lontano 1947, quasi per ironia della sorte, di lui ne parlarono soltanto tre riviste venatorie e cioè Il Cacciatore del Trentino di Trento, Diana di Firenze e Andando a caccia di Milano. Nessuna rivista naturalistica dell'epoca, trentina e non, riportò invece qualche cenno biografico o qualche parola di ricordo di una persona oggi così amata dai protezionisti e così benemerita per il messaggio proposto in tempi in cui sicuramente erano pochissimi quelli che parlavano di ecologia e di ambiente.
Ho ritenuto quindi opportuno raccogliere tutte le notizie che mi è stato possibile sulla vita e sull'attività scientifica e protezionistica di Guido Castelli e proporle oggi all'attenzione di quanti si occupano di problemi ambientali.
Guido Castelli è nato a Trento l'8 maggio 1876 da un ramo della famiglia dei Castelli de Castel Terlago; i suoi genitori erano di modestissime condizioni, come lui stesso ha lasciato scritto in un curriculum datato Natale 1941. Sempre da tale curriculum, si apprende che rimase orfano in soli 12 mesi di ambedue i genitori, quando aveva appena 9 anni di età e stava frequentando le scuole elementari. Ebbe così la ventura di essere accolto a Torino in un collegio per orfani, ove frequentò le scuole medie e rimase fino ai 20 anni. Venuta a morte in quel tempo la sua vecchia parente e benefattrice Caterina Bortolotti, dovette troncare gli studi liceali e rientrare a Trento, ove lavorò per vari anni presso il Municipio e in altri uffici, «pur continuando i suoi studi naturalistici prediletti dedicandosi nei primi tempi all'Ornitologia, specialmente trentina, e successivamente alla Mammalogia».
Già nel 1910 era stato nominato Conservatore onorario per la Sezione Omitologia al Museo di Trento e riconfermato in tale carica nel 1922, al momento della costituzione del Museo Civico di Storia naturale. Fin dal 1914 collaborò con il Prof. Agostino Bonomi di Rovereto nel settore dell'Ornitologia, fornendogli notizie ed osservazioni.
Il giorno 1 luglio 1929 venne assunto definitivamente al Museo per la sua competenza come tassidermista e naturalista, benché soltanto in qualità di amministratore-economo. Da allora tutta la sua attività ha avuto luogo al Museo, dove ha svolto un'intensa attività di raccolta, catalogazione e studio soprattutto nel settore dei Mammiferi e Uccelli della Venezia Tridentina.
Nell'immediato dopoguerra, la situazione del vecchio Museo di Trento (fondato nel 1846) era molto incerta; infatti c'era il progetto di smembrare le collezioni fra i diversi gabinetti di Storia Naturale annessi alle Scuole cittadine. Ecco cosa ha scritto il Castelli del Museo di Trento (dal suo curriculum):
«Contro tale insano progetto, che conduceva ad una miserabile dispersione delle raccolte radunate con tanto studio e con tanta fatica dai nostri Padri, insorsero però i Naturalisti Trentini che, con a capo il Dott. Giovan Battista Trener (illustre geologo, cognato di Cesare Battisti), il Prof. Giuseppe Dalla Fior (il ben noto botanico) ed il sottoscritto, che avevano dato per molti anni opera attiva e fattiva e disinteressata, sostennero l'idea di fondare il Museo Civico di Storia Naturale. L'illuminata comprensione ed il costante interessamento del Sindaco di quel tempo, comm. Giovanni Peterlongo, accolsero il voto dei naturalisti e tradussero in opera tale idea che nel 1922 venne realizzata. Da allora il sottoscritto, attraverso lunghi anni di lavoro, curò personalmente il collocamento e il riordinamento dell'ingente materiale delle diverse collezioni e l'impianto dei relativi cataloghi assumendosi inoltre, anche questo del tutto disinteressatamente, le mansioni di segreteria, corrispondenza ed amministrazione del neonato istituto, riordinando inoltre e schedando i numerosi volumi della biblioteca del Museo. Fondato nel 1929 il Museo di Storia Naturale della Venezia Tridentina, continuò a dare ad esso la sua opera diuturna ed indefessa, sempre riconfermato nella carica di Conservatore per la Sezione Ornitologia, facendo affluire all'istituto tutto il ricco ed abbondante materiale faunistico raccolto nelle periodiche escursioni da lui compiute».
Guido Castelli era legato da una amicizia con il Prof. Oscar de Beaux, zoologo specializzato nello studio dei Mammiferi e Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, ed era in contatto con molti altri studiosi come Giovan Battista Dal Piaz dell'Università di Padova, Camillo Richard di Torino e Eduard Paul Tratz di Salisburgo.
Per quanto riguarda i Mammiferi, il Castelli è stato l'Autore del libro «L'Orso Bruno nella Venezia Tridentina», uscito nel 1935, un'opera notissima, la cui presentazione si deve alla penna di Oscar de Beaux, che nel 1937 gli valse il premio della Reale Accademia d'Italia. Il libro venne accolto con una vasta serie di giudizi estremamente favorevoli da parte di studiosi, zoologi e naturalisti, come risulta in un pieghevole stampato a cura del Castelli poco tempo dopo l'uscita del libro 1. Anche la rivista del Museo di Trento «Studi Trentini di Scienze Naturali» dedicò una breve nota di presentazione al libro di Castelli 2, destinato con il passare degli anni a fare sempre più «storia» nel settore naturalistico e protezionistico.
Il libro sull'orso tratta di vari aspetti del plantigrado, fra cui la sua distribuzione sulle Alpi e nella Venezia Tridentina, con un elenco di orsi uccisi estremamente documentato; contiene anche due capitoli sulla storia geologica degli Ursidi e sulla distribuzione geografica degli orsi viventi, dovuti rispettivamente a Dal Piaz e Tratz.
La parte conclusiva è dedicata alla proposta di istituzione di un Parco di protezione per l'orso, nel gruppo delle Dolomiti di Brenta, che si sarebbe dovuto congiungere attraverso il corridoio del gruppo delle Mandrie, in Val di Sole, con l'appena istituito Parco Nazionale dello Stelvio, nel gruppo dell'Ortles-Cevedale (1935).
L'altra opera di carattere monografico si riferisce al cervo europeo, un volume di ampia mole uscito a Firenze nel 1941, a cura dell'Editoriale Olimpia e per interessamento del Conte Gallarati Scotti, che scrisse anche la presentazione del libro, in chiave scientifica e nettamente protezionistica. Nella Venezia Tridentina il cervo era presente unicamente nell'alta Val Venosta, con animali provenienti dal Parco Nazionale Svizzero dell'Engadina, mentre risultava assente dal restante territorio regionale. Interessante anche la cartina di distribuzione del cervo sardo in Sardegna. Le recensioni sul libro del cervo sono raccolte in un pieghevole stampato a cura del Castelli nel 1942 3.
Infine si deve accennare anche al contributo sulla fauna estinta e in via di estinzione sulle Alpi, uscito a puntate sulla rivista Diana nel 1939, e quindi raccolto in un unico fascicolo a cura dell'Editoriale Olimpia nel 1940.
Per quanto riguarda i Micromammiferi, Guido Castelli si dedicò ad una intensa raccolta in numerose località del Trentino; tutti i campioni venivano poi determinati da Oscar de Beaux, che ne ha pubblicato i risultati in vari contributi apparsi sulla rivista «Studi Trentini di Scienze Naturali» negli anni dal 1929 al 1939.
Ma la sua vera specializzazione era, secondo me, l'Ornitologia e anzi si può affermare che dopo la scomparsa degli Ornitologi Guido Marchi e Agostino Bonomi il Castelli sia stato per lunghi anni il solo ornitologo dell'intera regione, il punto di riferimento a cui tutti si rivolgevano per informazioni, determinazioni e consigli. A ciò si deve aggiungere anche la sua vastissima attività come tassidermista; le due grandi sale dedicate all'Ornitologia nella vecchia sede   del Museo in Via Verdi erano dovute alla sua attività e mi ricordo che io stesso, da ragazzo, fra le tante sale di cui si componeva il Museo preferivo le due sale dell'Ornitologia, ove sostavo per lungo tempo in ammirazione.
Numerosi sono i contributi di Castelli sull'Ornitologia del Trentino, relativi a segnalazioni di specie rare e ad altri aspetti interessanti; nel 1929 ha pubblicato anche la Bibliografia Ornitologica della Venezia Tridentina.
Dopo la scomparsa del Castelli, ben pochi sono stati - per quanto mi consta - i contributi sull'Avifauna del Trentino.
Un ultimo aspetto della personalità di Guido Castelli riguarda la protezione della natura e va considerato di fondamentale importanza.
Non ho mai conosciuto personalmente Guido Castelli, ma dalle testimonianze avute dal figlio Bruno, troppo prematuramente scomparso 4, e da altri familiari ed amici, mi sono potuto rendere conto che l'idea della protezione della natura era una sua concezione originale, un'intuizione personale che poi ha saputo concretizzare attraverso scritti ed iniziative di grande importanza e significato; egli stesso ha lasciato scritto nel suo curriculum che era un autodidatta.
Per Guido Castelli, la protezione della natura vivente «è per tutti un dovere imprescindibile, una questione che si impone non solo dal punto di vista scientifico, faunistico, floristico, geologico: ma anche da quello estetico, forestale, cinegetico, ittico, ecc. È tempo che tra la maturità del senso civile e la febbre del consumo superfluo si interponga una legge di equilibrio e di economia che impedisca e compensi le perdite della natura»; e si noti che queste parole sono state scritte nel 1935, quando la situazione era ben diversa dall'attuale!
Nel libro sull'orso bruno, il capitolo conclusivo è un progetto per l'istituzione di un «Parco di protezione» nel gruppo delle Dolomiti di Brenta, nel quale vengono così enunciati i motivi avvaloranti l'istituzione dei parchi: «... da tempo il movimento di protezione della natura, la necessità cioè di ristabilirne le armonie turbate, sia dalla barbarie, sia dai bisogni dell'uomo, è entrato nella coscienza dei popoli: e l'uomo consapevole è corso, un po’ tardi invero, ai ripari: ed ecco a questo fine ha trovato opportuno se non precisamente necessario istituire delle bandite, dei luoghi di difesa, dei parchi di rifugio e protezione per molte specie viventi che, altrimenti, sarebbero state in breve condannate al totale sterminio».
Parlando, quindi, in forma più specifica del Parco delle Dolomiti di Brenta, egli continua precisando che «un parco di tal genere dovrebbe abbracciare valli prive affatto di centri abitati, ricche di boschi, pascoli, selvaggina. Tutto quanto riguarda l'assetto legale ed economico di questi territori montani o più propriamente alpini, non offrirebbe di conseguenza presumibili grandi difficoltà, poiché la creazione di esso apporterebbe ben piccole restrizioni ai possessori attuali di parte del territorio e si limiterebbe, in sostanza, alla proibizione della caccia e ad una saggia disciplina forestale».
In altri scritti più recenti (1946), il Castelli precisa che i parchi dovranno essere destinati anche alla ricerca scientifica, per cui «accanto agli scopi economici ed a quelli turistici, sorgono attuali e predominanti gli scopi educativi».
Subito dopo la pubblicazione del libro sull'orso bruno, Castelli conobbe il Conte Gian Giacomo Gallarati Scotti di Milano, dapprima attraverso ripetuti scambi epistolari e quindi di persona. Ne nacque subito un'amicizia profonda e una stima reciproca, come risulta anche dai documenti ancora oggi esistenti fra cui, in primo luogo, le lettere 5.
Il tandem Castelli Gallarati-Scotti impostò subito una precisa e documentata campagna per la protezione dell'orso e per l'istituzione di un parco nel Trentino occidentale, che avrebbe dovuto comprendere, oltre al Brenta, anche l'Adamello (Parco Nazionale Brenta­ ­Adamello); numerosi furono gli articoli pubblicati in quegli anni sulla stampa e sulle riviste specializzate. Gallarati Scotti aveva presentato un progetto-legge al Senato per l'istituzione del parco, che però non venne mai approvato anche per lo scoppio della seconda guerra mondiale.
Va rilevato, peraltro, che nel Trentino si andò ben presto delineando una forte opposizione al progetto di istituzione del parco e anche all'interno del Museo di Storia Naturale di Trento il Castelli incontrò non lievi difficoltà per l'atteggiamento dello stesso Direttore, Prof. Lino Bonomi, il quale riteneva che «l'orso andasse sì protetto, ma in modo non eccessivo ed era contrario alla creazione del parco» 6.
Ma Guido Castelli non si dette mai per vinto e nel 1946, a guerra ormai ultimata e quando l'Italia era già avviata alla ricostruzione, riprese con rinnovato vigore la sua campagna protezionistica per l'orso e per il parco, che tanto gli stavano a cuore. Ed ecco una nuova serie di articoli e di contributi, fra i quali mi piace ricordare quello pubblicato sulla rivista Diana nel 1946 ed avente per titolo «Un'idea che non deve essere abbandonata: la costituzione del Parco naturale Brenta-Adamello», il primo di una vasta serie di nuovi interventi. Oltre agli amici e collaboratori di prima (Oscar de Beaux e Gian Giacomo Gallarati Scotti), troviamo in compagnia di Guido Castelli altri illustri personaggi che sicuramente hanno fatto la storia della protezione della natura in Italia in quegli anni: Fausto Stefenelli, Renzo Videsott e Paolo Videsott.
Fu un lavoro di preparazione e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e delle Autorità, che poi sfociò nel 1949 nell'elaborazione di un nuovo progetto legge per l'istituzione del parco ad opera di Paolo Videsott, per incarico della Regione Trentino-Alto Adige.
Ma il Castelli non vide concludersi questa parte della sua partecipazione alla lotta per la protezione della natura: egli infatti era già mancato nel 1947 e i suoi ultimi articoli sono tutti del 1946. Però il Castelli con la sua opera modesta e nello stesso tempo tenace, competente, e sopratutto convinta, aveva contribuito alla “cementazione” di un gruppo di protezionisti che poi continueranno negli anni successivi l'azione protezionistica, seppur fra incomprensioni e difficoltà non lievi: un gruppo di uomini di generazioni diverse che si sono trovati uniti dallo stesso ideale, scienziati, alpinisti, protezionisti e naturalisti di diversa estrazione e preparazione, che voglio qui ricordare tutti assieme ancora una volta: Oscar de Beaux, Guido Castelli, Gian Giacomo Gallarati Scotti, Fausto Stefenelli, Renzo Videsott, Paolo Videsott.
Le lettere che si scambiavano, ricche di idee e di strategie che si ripromettevano di realizzare per raggiungere i fini che si erano proposti, sono ancora oggi di ammonimento e di insegnamento. C'è da rammaricarsi, semmai, che al loro tempo siano stati così poco compresi e quasi mantenuti in una sorta di isolamento, che oggi risulta ancor più stridente con le idee piene di umanità e così altruistiche che cercavano di propagandare in tutti i modi. Ed oggi tutti possono constatare come essi fossero dalla parte della ragione, anche se ciò purtroppo è avvenuto troppo tardi!
Guido Castelli era un uomo mite e buono, un amico della natura, egli aveva avuto la capacità di intuire già nel corso degli anni '20 la necessità della protezione della natura e delle sue risorse e si è battuto, senza nessun altro genere di interessi, per una concezione superiore del rapporto uomo-natura, che dovrebbe essere improntato al rispetto (nei parchi nazionali) e ad un equilibrato uso (nei territori liberi).
Il suo lungo periodo di attività presso il Museo di Trento non si concluse felicemente; egli infatti lasciò il Museo durante gli anni della seconda guerra mondiale, probabilmente verso il 1942, a causa di contrasti interni connessi anche con le traversie subite dall'Ente in quei difficili anni.
Guido Castelli si spense a Trento, nella sua casa di Via Roma, il 15 agosto 1947; Fausto Stefenelli lo volle ricordare con un articolo sul «Popolo Trentino» del 18 settembre, nel quale ne sottolinea il temperamento riservato ed assai affezionato alla famiglia e la modestia, ma anche l'accuratezza di studioso dei problemi faunistici delle Alpi, l'azione per la protezione della fauna e l'iniziativa per la promozione del Parco Nazionale Brenta-Adamello.
Il suo grande amico Gallarati Scotti lo volle ricordare con espressioni di affetto e di stima che ci piace qui riportare: «Povero e caro Castelli! Troppo presto hai chiuso la tua laboriosa giornata di naturalista! Non fu realizzato il tuo sogno di un parco protettivo nel Trentino occidentale per la grossa fauna alpina in via di estinzione ma il tuo spirito oggi liberato da tante terrene avversità troverà pace nelle svelate leggi biologiche che tanto ti tormentavano in vita...» (Gallarati Scotti, 1948).
Guido Castelli ha amato il Trentino con le sue montagne e la sua fauna, con i suoi orsi e le sue foreste, ed ha contribuito con la sua opera a farcelo amare, comprendere e rispettare. il suo messaggio ha un valore universale e trascende di gran lunga i limiti della regione nella quale egli ha vissuto: ecco dove sta il grande valore della sua opera.

  

(1) L'Orso bruno nella Venezia Tridentina. Trento, 1935. Alcuni giudizi sul libro. Alcune recensioni sull'opera. Pieghevole di pp. 6, senza data di stampa. Fra gli Autori delle recensioni vanno ricordati: A. Arcangeli (Università di Torino), S. Brunies (Ispettore Parco Nazionale Svizzero, Basilea), F. Chigi Della Rovere (Roma), G. Colosi (Università di Napoli), A. Corti (Università di Torino), G. B. Dal Piaz (Università di Padova), O. de Beaux (Museo Storia Naturale di Genova), A. Duse (Salò), L. Fenaroli (Bergamo), B. Parisi (Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano), C. Piersanti (Trento), R. Puschnig (Klagenfurt), H. O. Stehlin (Università di Basilea), O. Steinböck (Università di Innsbruck), E. P. Tratz (Salisburgo). 

(2) Pubblicazioni e ricerche di conservatori del Museo. St. Trent. Sc. Nat., 1936, XVII (1): 109. 

(3) Il cervo europeo. Firenze, 1941. Alcuni giudizi italiani e stranieri. Alcune recensioni sull'opera. Pieghevole di pp. 6, Trento, tip. M. Dossi, 1942. 

(4) Bruno Castelli (Trento, 1909 - 1970); collaboratore del padre, è l'Autore della maggior parte delle fotografie dei libri sull'orso e sulla Valle di Breguzzo; anch'egli tassidermista, collaborava nella preparazione di Uccelli e Mammiferi. Per specializzarsi in tassidermia aveva trascorso vari mesi presso il noto preparatore Cesare Ragionieri di Firenze e, in seguito, presso un altro notissimo preparatore, Michelangelo Giuliano, nei laboratori di Tassidermia del Museo Civico di Storia naturale di Milano. Nel 1937 partecipò alla spedizione organizzata da Giotto Dainelli per conto del Centro Studi A.O.I. della Reale Accademia d'Italia al Lago Tana, quale tecnico preparatore soprattutto degli Uccelli. La cronaca e i risultati della Spedizione ornitologica sono riportati, assieme ad una fotografia di Bruno Castelli, che vi appare con la divisa coloniale, in: Moltoni E., 1940 - Raccolte ornitologiche nella regione del Lago Tana. In: Missione di studio al Lago Tana. Roma, Reale Accademia d'Italia, IV: 1-143.
Nel 1956 partecipò al congresso per la protezione dell'orso organizzato a Trento dal Conte Gallarati Scotti, il quale nel 1957 gli concesse l'onorificenza dell'Ordine di S. Romedio.
Anche la figlia Grazia Castelli in Pellegrini è stata per molti anni un'assidua collaboratrice del padre e per un certo periodo ha anche lavorato al Museo di Trento. Il Trener nel 1930 gli fece dono della «Guida» del Museo stampata in quegli anni, con la seguente dedica «Alla nostra gentile e diligente collaboratrice». In una lettera di recente indirizzatami (1990), ella ricorda il periodo nel quale il Castelli si era dedicato alla raccolta di Lepidotteri: «... la sera era destinata alla «caccia» delle farfalle notturne, con le spugne imbevute dì cloroformio distribuite sui cespugli, per attirarle con il suo odore dolciastro, che le stordiva e rendeva più facile la loro cattura. Oppure con la lampada ad acetilene dalla quale restavano abbacinate. Come erano belle e tranquille quelle serate, piene di stelle e di profumi del bosco...». 

(5) Nel contributo di F. Pedrotti: La figura e l'opera di Gian Giacomo Gallarati Scotti. Atti del Convegno Internazionale «L'Orso nelle Alpi» in memoria di Gian Giacomo Gallarati Scotti (Trento - San Romedio 8-9 novembre 1986). L'uomo e l'ambiente (Camerino), 8: 8-41 sono riportate la prima lettera inviata dal Gallarati Scotti al Castelli in data 15 settembre 1936 e la risposta di quest'ultimo, del 22 settembre dello stesso anno. 

(6) Vedi lettera del Prof. Bruno Parisi, Direttore del Museo Civico di Storia naturale di Milano, in data 21 ottobre 1938 e indirizzata al Conte Gallarati Scotti, riprodotta in: Atti Conv. Internaz. «L'orso nelle Alpi» in memoria di Gian Giacomo Gallarati Scotti (Trento - San Romedio, 8-9 novembre 1986). L'uomo e l'ambiente (Camerino), 8: 31.

  

BIOGRAFIE DI GUIDO CASTELLI

Anonimo, 1947 - Necrologio [di Guido Castelli]. Il Cacciatore del Trentino (Trento), 1947, I (5): 3.
Bonomi L.
, 1930 - Castelli Guido. In: Naturalisti, Medici e Tecnici Trentini. Trento, Scotoni: 152.
Gallarati - Scotti G. G.
, 1948 - In memoriam. La morte del protettore degli orsi. Andando a caccia (Milano), II (2): 45-46.
Stefenelli F.
, 1947 - La morte di Guido CastellL Diana (Firenze), XLII (17-18):210.
Stefenelli F.
, 1947 - Guido Castelli benemerito naturalista trentino. Il Popolo Trentino (Trento), 18 settembre 1947.

 

 PUBBLICAZIONI DI GUIDO CASTELLI

 1913
Ancora del beccofrusone nel Trentino.
Il Popolo, 31 dicembre 1913. 

1914
Note d'Avifauna: il beccofrusone nel Trentino.
L'Educatore, IV (13): 196-197.
La collezione ornitologica di A. Stenico in Trento.
L'Alto Adige, 25-26 agosto 1914
Cattura di ghiandaia marina a Povo di Trento.
L'Educatore, IV (16): 244-245.

1923
Nuova comparsa del beccofrusone nel Trentino.
La Libertà, VII (1699), del 21 dicembre 1923.

1927
Note ornitologiche.
St. Trent., VIII (2): 239-243.

1928
Catture ornitologiche degne di nota avvenute nel sessennio 1922-1927 nella Venezia Tridentina.
St. Trent. Sc. Nat., IX (2): 149-172.
Biancone catturato a Cavedine nel Trentino.
Il Brennero, 5 ottobre 1928.
Catture di aquila reale nel Trentino. Il Gazzettino, 6 ot­tobre 1928.
Civetta minore catturata nel Trentino (Denno - Val di Non).
Il Cacciatore Trentino, X (85): 97-98. 

1929

Nota ornitologica. La strolaga mezzana - Colymbus arcticus (Linn) - la seconda cattura accertata nel Trentino.
St. Trent. Sc. Nat., X (1): 49-52.
Nota ornitologica. La cicogna nera - Ciconia nigra (Linn.)- nel Trentino.
St. Trent. Sc. Nat., X (1): 53-55 [vedasi anche Il Brennero, 31 marzo 1928 e Il Cacciatore Trentino, 1 luglio 1928].
Nota ornitologica. La seconda cattura accertata nel Trentino dello Stercorarius crepidatus Banks - Labbo (varietà scura).
St. Trent. Sc. Nat, X (3): 203-209.
Bibliografia ornitologica della Venezia Tridentina.
Archivio per l'Alto Adige (Gleno), XXIV (1): 169-210.
Ornitologia Italiana del Dott. Ettore Conte Arrigoni degli Oddi. Milano, Edit. Ulrico Hoepli, 1929.
Il Cacciatore Trentino, X (89): 29-32 [recensione].
Dott. Ettore Conte Arrigoni degli Oddi. Ornitologia Italiana. Milano, Edit. Ulrico Hoepli, 1929.
St. Trent. Sc. Nat., X (2): 167-168 [recensione].
Uccelli stazionari e di passo nel Trentino
. In: Selvaggina e caccie in Italia inchiesta ornitologica venatoria compiuta nel 1928. Relazione dei dott. Bonelli O. e Moltoni E., Milano, Raimondi e Zaccardi, pp. 123-124.
Il luì forestiero – Phylloscopus  superciliosus (Gm.) per la prima volta catturato nel Trentino.
Il Cacciatore Trentino, XI (90).
Uccello polare (Edredone maschio giov.) ucciso al Lago di Caldonazzo.
Il Brennero, 8 ottobre 1929 [vedasi anche il Gazzettino, 9 ottobre 1929 e Il Corriere della Sera, 10 ottobre 1929].

1931
Catture ornitologiche degne di nota avvenute nel biennio 1928-29 nella Venezia Tridentina.
St. Trent. Sc. Nat., XII (2): 89-124. 

1932
Uccelli rari o non comuni catturati nella regione tridentina e - per la maggior parte - pervenuti in dono al Museo di Storia Naturale, nel biennio 1930-31.
St. Trent. Sc. Nat., XIII (2): 126-129. 

1935
L'Orso Bruno (Ursus arctos arctos L.) nella Venezia Tridentina.
Trento, Ass. Prov. Cacciatori.

1938
La protezione dell'orso bruno e l'istituzione di un Parco Nazionale.
Il Cacciatore Italiano, 24 giugno 1938 [sotto lo pseudonimo di Arctos].
Per un «Parco Nazionale Adamello-Brenta».
Diana, XXXIII (5): 161-169 [sotto lo pseudonimo di Cicì].

1939
Distribuzione geografica degli orsi viventi.
Venatoria-Diana, XXXIV (23): 853-855.
L'età della selvaggina.
Diana Venatoria: 81-82.

1940
Fauna estinta od in via d'estinzione sulle Alpi.
Firenze, Editoriale Olimpia (pubblicato anche in Venatoria-Diana, n.i 5-12, 1939).

1941
Il Cervo Europeo (Cervus elaphus Linn.).
Firenze, Editoriale Olimpia.

1943
La Valle di Breguzzo e la convalle di Arnò nelle Giudicarie (Trentino occidentale).
Trento, TEMI.

1946
Un'idea che non deve essere abbandonata. La costituzione del «Parco Naturale Brenta-Adamello».
Diana, XLI (23): 409-410 [sotto lo pseudonimo di Arctos].
Il Parco di protezione Brenta-Adamello. Fauna e flora delle Alpi nel loro ambiente naturale.
Diana, XLI (24): 441-442 [sotto lo pseudonimo di Arctos].
Protezione dell'orso bruno. Il Parco dell'Adamello e del Brenta.
Lo Scarpone [sotto lo pseudonimo di Arctos].
L'orso bruno del Trentino.
Il Gazzettino, 14 luglio 1946 [sono lo pseudonimo di Cicì].
Il progetto per l’erezione del Parco Brenta-Adamello.
Il Gazzettino, 6 ottobre 1946 [sotto lo pseudonimo di Arctos].
Arctos insorge a difesa del timido plantigrado.
Il Gazzettino, 10 ottobre 1946 [sotto lo pseudonimo di Arctos].
L'auspicato Parco Nazionale Adamello-Brenta. Fauna e flora delle Alpi nel loro ambiente naturale.
Il Gazzettino, 17 ottobre 1946 [sotto lo pseudonimo di Arctos].